— Sei tu malcontenta di Suor Serafina?...

— Oh no! diss'ella; anzi io l'amo, ed ella è buona.... mi vuol bene anche troppo!

— Dunque qualcuna delle tue compagne?...

— No, signora.

— Ora capisco. Non ti piace il convento. Due grosse lagrime caddero allora dagli occhi della piccola.

— Dimmi, Reginetta, vorresti uscirne?

— Ma io non posso lagnarmi di niente, diss'ella, mi trattano bene.... Gli è solo che dopo che sono qui non ho ancora mai veduto a levarsi il sole. Le mura che mi circondano sono alte alte, e quand'era con la mia buona mamma, ogni mattina facevamo una grande passeggiata sul fare del giorno, e ci sedevamo sulla collinetta in fondo al parco sotto gl'ippocastani, ed ella mi prendeva sulle sue ginocchia, e mi dava tanti e tanti baci. O mamma mia!... Ora la vedo così di rado.... e il pappà, mai. E piangeva nascondendo il volto in seno alla signora di C***. Quest'ultima parola e l'espressione con cui venne proferita rivelarono alla signora di C*** come la fanciullina sapeva delle vicende de' suoi genitori più di quanto comportasse la sua età; e guardandola con occhio di compassione, ed accarezzandole con ambe le mani i suoi lunghi capegli biondi che ella aveva bagnati di pianto, non ardì aggiugnere più sillaba, ma d'allora in poi la prese sotto la sua protezione speciale, e spesso veniva a vederla, e procurava di tenerle vece di madre.

Benchè Reginetta avesse vivi e giovani entrambi i genitori, un disgraziato accidente l'aveva resa quasi orfana. La sua mamma correva per una delle più belle ed amabili signore della città di V***. Un'educazione peregrina l'aveva adorna di tutte quelle brillanti qualità che fanno della donna un fiore olezzante di profumo, ma che non bastano a garantirla dall'abito maligno del mondo.

Ricca e bella, ella fu per tempo ricercata in isposa dai più agiati fra i giovani suoi coetanei. Per un raro capriccio della sorte l'eletto dai suoi parenti lo fu anche dal suo cuore. Il conte di B***, unico rampollo di cospicua famiglia, univa tutte quelle prerogative che ponno allettare il cuore e l'amor proprio d'una donna. Si videro, si piacquero, nessuno ostacolo alla loro unione; anzi pareva che il cielo li avesse creati l'uno per l'altro, e il matrimonio fortunatissimo fu celebrato fra gli applausi e la contentezza universale. In capo all'anno una bambina veniva a compiere la loro felicità, e la madre beata allattò col proprio seno la sua Reginetta, ch'era nata nell'amore e la di cui indole affettuosa non doveva poi mai smentirne l'amore. Passarono così alcuni anni, certamente i più belli della loro vita, perchè ogni giorno s'accresceva l'affetto vicendevole che si portavano, e perchè le loro speranze concentrate in un oggetto ad entrambi immensamente caro rendeva loro un paradiso l'adempiere ai doveri domestici. Pareva che la fortuna si fosse dimenticata de' suoi triboli per versare sul loro capo soltanto le rose. Quando si ama e si è amati, la famiglia è un tesoro inesauribile di piaceri; piaceri semplici e modesti, ma che vincono quanto di più brillante può offrirci la società. In quei piccoli sacrifizi fatti all'amore, in quelle attenzioni dilicate, in quelle affettuose prevenienze v'è tanto di bene, che il mondo non ha gioie che reggano al confronto. Un'acconciatura graziosa, un abbigliamento leggiadro, che ti dia vanto di buon gusto, sentirsi bella ad una veglia o ad un ballo, sono piaceri così vivi a cui sorride sempre il cuore d'una donna; ma ch'è mai cotesto trionfo della vanità paragonato alla delizia d'una madre, che sente per la prima volta balbettare dalla sua creaturina la preghiera ch'ella le ha insegnato?... La contessa di B*** aveva l'anima capace di gustare coteste gioie, e benchè la sua fortunata posizione e le sue brillanti qualità la rendessero desiderata a tutti i convegni, e fosse per così dire uno de' fiori più eletti che ne profumavano l'allegria, pure ella preferiva la compagnia della sua figlietta, e i mesi che insieme col suo marito passava in campagna erano i più belli del suo anno. Là dedicavasi tutta alle cure domestiche, e l'occhio del suo sposo riconoscente le era ricompensa, e le valeva più che tutti gli sguardi d'ammirazione che il suo bel volto e gli avvenenti suoi modi le potevano attirare nella pompa del suo palchetto da teatro. Talvolta la sera prima di coricarsi visitavano entrambi la cuna della loro bambina, e lì fermi stavano a contemplarla addormentata fra le coltrici leggiadre che la contessa aveva di sua mano ricamate. Tal altra godevano a sentirle balbettare i dolci nomi di Babbo e di Mamma, e ogni giorno v'era qualche nuova grazia che sotto a' loro occhi si dispiegava. Amava la contessa i fiori, ed il marito le preparava ogni anno nel giardino la grata sorpresa di qualche pianta novella, e il dì che fioriva era una festa; ella se ne adornava il seno e i capelli, inghirlandava la sua piccola Reginetta; nè mai dimenticava di comporre per l'ora del pranzo un leggiadro mazzolino dove il fiore recentemente regalato teneva il primo posto. Qualche volta si compiaceva a ritrarlo in colori, e poi colla seta e colle lane ne componeva de' graziosi ricami che avevano sempre per ricompensa qualche dilicata attenzione dello sposo e ne facevano più vivo l'amore. Erano felici: e questa felicità fu rotta, e bevettero entrambi nell'amara coppa della sciagura.

Di lì a qualche anno quella deliziosa villeggiatura era quasi abbandonata da' suoi padroni. La signora più non compariva. Aveva scelto invece una sua villetta che formava parte della sua dote, amena per la posizione, ma dove non v'era nè il casino, nè l'agiatezza, nè le comodità della prima, e dove il piccolo giardinetto pareva appena un'ombra di quel ch'ella aveva lasciato, e che ogni anno trovava arricchito dalle piante novelle che il suo sposo per lei vi faceva trapiantare. La signora non si degnava neanche guardarlo, e se le portavano i fiori raccolti, li lasciava trascurati, come se più non ne amasse la fragranza. Invece divertivasi a far lunghe passeggiate, alle quali voleva compagna la sua piccola Reginetta. Ma presto annoiavasi di quella solitudine. Il marito non veniva mai a trovarla: ai buoni villici che ne chiedevano, ell'era obbligata a dar per tutta risposta che affari pressanti lo trattenevano nell'altra villeggiatura. Ma era pretesto evidente, perchè molti avevano notato che egli alcuna volta in compagnia d'amici era passato per quel villaggio colla sua brisca da caccia e coi cani, nè aveva tampoco dimandato di lei, come se non esistesse. In città vivevano nella stessa casa, ma separati d'appartamento, e il più delle volte, quand'ella vi soggiornava, egli invece trattenevasi in campagna, o faceva qualche viaggetto fuori di paese, sempre solo, o in altra compagnia, non mai con quella della moglie. Alle feste, ai teatri, ai convegni di piacere ella compariva, ma non più al fianco dello sposo; prendeva parte alle danze più facilmente che per lo innanzi; il suo abbigliamento era divenuto più ricercato; ella era cresciuta in bellezza, il suo spirito s'era fatto più disinvolto, le sue labbra sorridevano quasi sempre, anzi pareva che non sapessero più se non sorridere a tutti e di tutto; pure ad un fino osservatore non sarebbe isfuggito, che quel sorriso copriva alcun che di bene amaro, e ch'egli era come una spece di arma con cui ella procurava schermirsi dalle indagini degli occhi altrui e dalla maldicenza che le rombava d'intorno. Unico bene per lei era l'occuparsi della sua Reginetta. Le era continuamente d'intorno con un affetto sempre crescente. Ma quando le aveva fatto imparare la sua lezione, o insegnato a piegar l'orlo del grembialino, o ad agucchiare i primi punti dalla calzetta, quando l'aveva seduta al piano ed era giunta a guidar quelle piccole manine dietro le variazioni di Herz, mancavale il più grande dei compensi, il sorriso d'approvazione del suo sposo, e senza ch'ella osasse confessarlo neanco a sè stessa, questa mancanza le volgeva in amaro tutta la sua gioia. Che mai le valeva lo star lì seduta al telaio un'intera settimana per ricamarle un abitino, se poi l'era tolto il vestirla per gli occhi di lui? Era ben magro compenso l'ammirazione di gente straniera, se i due soli occhi che avrebbero potuto guardare a Reginetta con affetto pari al suo, si volgevano altrove e non curavano al finissimo lavorio e al buon gusto di cui ella aveva saputo adornarla! Quest'era dolore ch'ella indarno cercava attutire col darsi a tutti i divertimenti che la sua agiata condizione e la sua rara bellezza le offerivano. Rideva, danzava, folleggiava; ma come se in un piede ti si figge una spina, col correre te la cacci sempre più nel vivo, così ella con tal vita dissipata, lungi dallo strappar quella che le si era fitta nel cuore, più e più la se l'internava. Intanto la fanciulla toccava i sett'anni.