— Grazie; non mi occorre niente, disse la povera madre.
— Or bene, procuri di tranquillarsi, si butti sul letto. Io veglio qui e pregherò per lei.... L'altra non rispose, le strinse la mano e lacrimando rientrò nella stanza della malata. Continuava a dormire; ma s'era fatta ancora più pallida e pareva che le sue labbra mormorassero alcune parole. Sognava, e ridenti fantasie abbellivano quelle ore di riposo, che per lei erano forse le ultime.
Ci siamo, diceva con un impeto di gioia. Ho tanto desiderato di rivedere questi luoghi. Ah! il Signore me l'ha fatta la grazia. Mi pareva impossibile, che mi lasciassero morire là dentro! e frammischiava parole inintelligibili che le morirono sulle labbra come sospiri. S'era un poco sbarazzata dalle coperte, di modo che appariva l'anelare del petto bianchissimo; ma era tanto scarno, che ne numeravi le ossa e vedevi quasi passare il respiro. Talora alzava una mano a gestire e sorrideva, e dalle chiuse palpebre trapelavano le lagrime. Al sommo delle guance s'era colorata d'un vermiglio così vivo che rendeva più notabile il pallore della fronte, del mento puntito e dell'esilissimo collo. La povera madre le si assise dappresso, non ardiva coprirla per paura di romperne il sonno, inghiottiva i gemiti, non osava guardarla, ma colle mani incrociate e strette sul petto raccoglieva suo malgrado quelle parole sconnesse significanti or allegria, or affetto, or dolore e che a guisa di frecce avvelenate le trapassavano l'anima.
— Oh il bel sole della campagna! Questo è grande ed aperto. Corri, mamma; corriamo.... sono due anni ch'io desidero di respirare. Mi tenevano chiusa, soffocata tra quelle mura così alte. Senz'aria.... senza il sole, senza i tuoi baci. Nessuno mi baciava, sai, mamma! Ah! io era orfana, abbandonata da tutti.... e volevano che ridessi! Qui voglio ridere e correre; in questo verde.... Quanti raggi! che splendore! ma mi fa male agli occhi. Mi ci hanno avvezza troppo alle tenebre. Ah! questo sole così bello mi stanca; andiamo all'ombra; sediamoci colaggiù, col pappà, sulle sue ginocchia. È tanto tempo ch'egli non mi stringe fra le braccia!... Ma mi amavi lo stesso, n'è vero, babbo mio?... E la mamma? Dove è andata?... Qui, mamma mia, tra voi due, come una volta! E allargava le braccia per avvicinare quelle due persone a lei tanto care, e componeva la faccia ad una quieta contentezza, come se avesse godute le loro carezze. Poi di lì a poco tornava a parlare, e più che sogno pareva delirio febbrile.
— Ve' quante farfallette! Ch'io prenda quella cilestrina che s'è posata a mangiare sull'ortensia della mamma! E adagio adagio stendeva una mano e piegava le dita come in atto di acchiapparla. — Mio Dio quanti occhietti! come contenta spalanca ogni tanto le ali e mostra il velluto di quel suo bel corpiccino azzurro e nero! La sua faccia intenta nel sogno assumeva un'espressione d'innocente furberia, e librando tutta la persona dietro il moto della mano mostrava la trepida gioia di chi medita una sorpresa.
— Ahi m'è fuggita! Ve' come si innalza! Volano mille altre con essa.... tutta l'aria è piena di farfalle.... Che confusione! Non sono più celesti e bianche, sono rosse.... Tutte rosse, e anche nel giardino sono nati un milione di fiori colore di fuoco.... e i fiori volano anch'essi. Tanti, tanti!.... Non posso più! Paiono neri, come quando nevica e a forza di guardare i fiocchi sembrano un turbine di mosche. Mi fa male.... Portatemi via, laggiù sul fiumicello, ch'io mi rinfreschi la faccia nell'acqua corrente. Ma no! non voglio passare il ponte! Oh Dio mio! veh come tentenna! Oh babbo! Oh mamma mia!... salvatemi. E svegliavasi tutta in sudore. Sua madre le aggiustò i cuscini e procurava di liberarle il collo dai capegli bagnati e tutti in disordine. Poi chinata la fronte sulla fronte di lei e con una mano accarezzandola e stringendole al dorso le coperte, le chiedeva con voce sommessa, se volesse prendere un po' di brodo. La fanciullina fe' cenno che no: ansimava ed era abbattuta fuor di misura. Alle tre del mattino cominciò a suonare la sveglia. A quel romore improvviso la signora si fece alla finestra. Era ancora tutto scuro, ma a misura che lo strepito percorreva i dormitòri, le cellette delle monache andavano illuminandosi; in poco d'ora una quantità di lumicini erano sparsi per tutto il convento. La monachella dell'infermeria venne a vedere di loro, poi rassettava il letto, poneva in ordine la camera, allestiva un piccolo altarino; indi aprì la porta che metteva nella cappelletta. Vennero delle altre monache, portavano palme di fiori, cerei, mantiletti; una rifaceva nelle caraffine i mazzolini; un'altra recò il messale, le ampolle: apparecchiarono il camice, la pianeta, un velo umerale, tutto il necessario per la messa e per la comunione.
Intanto cominciava ad albeggiare, suonò mattutino, e le monache se ne andarono. Rimase la sola infermiera, che rientrò nella camera della malata per farle prendere non so che pozione. Di lì a poco venne l'Amalia. A forza di preghiere ella aveva ottenuto di levarsi prima delle altre educande e di passare tutto quel giorno al letto dell'amica. Entrò nella camera con sul volto la gioia di questa concessione. Tosto che Reginetta la vide, le stese una mano e si sforzò di sorridere; ma era tanto aggravata dal male, che oramai il suo spirito aveva ceduto, e soffriva muta ed immobile come l'oppresso dall'incubo.
I modi dolci e le parole pietose della giovane monachella avevano un poco sollevato il cuore della povera madre. S'erano tirate nel vano della finestrella, e così discorrendo insieme l'indusse a passar con lei nella cappelletta, e poi nella cucina dell'infermeria, dove le aveva preparato da colezione. L'orfanella rimasta sola, montò ginocchioni sulla sedia dove era stata la contessa, e posata la testa vicino a quella di Reginetta leggermente le accarezzava i capegli e adagio adagio con que' suoi ditini dilicati glieli divideva sulla fronte, poi immobile rimaneva lì a guardarla finchè le si riempivano gli occhi di lagrime. — Sto male, Amalia, disse la fanciulla. A questo gemito l'altra non rispose che con un bacio. — A momenti, continuò Reginetta, mi porteranno il Signore! e io non ho pregato.... non ho neanche dette le mie orazioni!
— Non ti crucciare, ch'egli ti vede il cuore; e poi noi tutte abbiamo pregato per te.
— Se tu sapessi come mi duole di non veder mai le mie compagne!...