— Ma no, ti dico, l'han nominato; anzi mi pare che la badessa diceva, ch'egli, o che doveva venire, o che è stato ieri in parlatorio.

— Non lo vedrò! disse allora Reginetta con un senso di amara certezza. Se anche ei fosse ritornato dal suo viaggio, gli avran detto che c'è qui dentro la mamma.... Oh! dopochè le cose si son cangiate, egli sfugge la mia povera mamma, e piuttosto che incontrarsi con lei mi lascerà morire senza neanche salutarmi!.... Una volta, continuò essa sotto voce, come temendo che altri udisse, una volta, prima ch'io fossi ben certa ch'essi si odiavano, io lo incontrai che saliva la scala e, come al solito, gli corsi incontro perchè mi prendesse in braccio e mi portasse dalla mamma. Ebbe cuore di scacciarmi, Amalia! e mi disse una brutta parola che mi fece molto male e che non ho potuto mai dimenticare....

La contessa e l'infermiera rientrarono. S'appressava il momento della comunione. La monaca postasi all'inginocchiatoio, disse ad alta voce alcune preci che la fanciullina con gran devozione accompagnava. Poi le accomodò i guanciali in modo che stesse quasi seduta, e sul capo le pose un velo nero. Un campanello annunziò che il confessore era venuto. La monaca accese le candele dell'altarino e spalancò la porta della cappelletta. Mentre egli s'apparava, venne ad assistere alla messa la processione delle monache e delle educande. Dinanzi portava il Crocefisso la più giovane delle novizie, due altre con torce le camminavano ai lati, a due a due procedevano le madri, seguivano le educande vestite a nero, velate, e tutte avevano in mano accesa una candela benedetta. Sfilarono pel dormitorio recitando ad alta voce il miserere, poi entrarono nel salotto al di là della cappella, dove da una porta e da due grandi finestre grigliate assistevano alla messa e inginocchioni sullo spazzo pregavano sommessamente per l'inferma.

In quel frattempo era venuto al parlatorio il conte. Trovò assicurata al di dentro la corda della campana in modo che non potè farla rispondere, la ruota era ferma, la grata al di là dei cancelli chiusa da un'impòsta di ferro a grossi chiovi le cui teste rotonde si potevano vedere dalle due aperture in forma di occhi praticati nella tela della cortina di mezzo. Nella sua impazienza ei cominciò a pestare col bastone intorno alla ruota, poi lo strisciava con impeto facendolo saltellare lungo i cancelli, e finalmente lo introdusse nell'apertura della cortina e con tutta la sua forza sconquassava l'ultima impòsta. A quel disperato picchiare una creatura si mosse dirimpetto all'altr'occhio della tela, aprì un piccolo finestrino, e presentando una faccia grinza tutta imbacuccata nei veli dimandava con voce stridula chi fosse e che cosa volesse a quell'ora. Udita la risposta, disse in tuono di monacale indifferenza, che bisognava aspettare perchè assistevano alla santa messa.

— Chiamate la badessa, disse il conte incollerito, ditele che son io, che vengo col permesso di monsignore, che voglio vedere mia figlia, che mi si apra tosto il portone.

— Non è possibile, signore, in questo momento, perchè la badessa, la portinaia, tutte le monache e tutte le ragazze sono nell'oratorio della cappella, dovendo questa mattina comunicarsi per viatico un'educanda che si trova agli estremi.

— Ma non capite che son io il padre della fanciulla, e che voglio assolutamente vederla? E la sua voce aveva un accento di tale disperazione, che la vecchia impaurita tentò dì rabbonirlo col pregarlo di pazienza.

— Già, diss'ella, la funzione non può fare che termini, e allora la madre abbadessa lo compiacerà. Anche ieri ha lasciato entrare la madre della fanciulla e le ha permesso di dormire in convento.

— In convento? Ella? Mia moglie? Chies'egli come colpito dal fulmine.

— Sì, signore, la contessa è qui fin da ieri mattina. Vado a vedere se han terminato — e si ritirò chiudendo il finestrino. Il conte si lasciò cadere su d'una sedia e posata la fronte sulla pietra della grata pensava: Ella è qui! qui, a canto a Reginetta che muore.... Va bene! Povera bambina mia! L'abbiamo tradita, sacrificata, posta a morire in quest'orribile prigione; ella colla sua infame condotta, io per toglierla dal suo esempio.... è giusto che veniamo entrambi a raccogliere l'ultimo gemito della nostra vittima. Oh Dio, Dio! diss'egli, e la rivedrò qui in lacrime, in lacrime forse mentite, ad abbracciare la mia povera creatura, ella che ne ha segnata la condanna? Le darò il gusto di vedermi a piangere? le farò capire tutta la desolazione che mi ha gettato nell'anima? No no, diss'egli ad alta voce, non sia vera tanta viltà! E preso il cappello se lo calcò in fronte risoluto di partire. — Troverò tosto un posto in diligenza, partirò da questo paese, anderò lontano lontano, dove nessuno mai più mi nomini nè lei, nè i suoi parenti, nè la mia disgrazia. Il tempo guarirà il mio cuore. Voglio godere di tutti i piaceri della vita, e a forza di distrazione sarò ancora felice. Ma giunto alla porta del parlatorio si arrestò. Gli venne in mente la sua Reginetta moribonda, gli parve di vederla che gli stendeva le braccia, come per stringerlo al seno ancora una volta. Pensò che forse in quel momento ell'era nell'ultima agonia, e chi sa con quante lagrime implorava di morir consolata da uno de' suoi baci! Avrebb'egli potuto negarglielo? Rigettare la sua innocente creatura? L'amor suo? Lasciarla partire da questo mondo nell'idea di non essere più amata dal suo babbo? Ella, che il primo sentimento del suo cuore manifestò con una carezza a lui?... Si ricordò quando colle sue piccole manine gli si attaccava al collo, e non ancora capace di stringere le labbra ad un bacio, gliele posava aperte sulla bocca. Tutte le gioie di quell'epoca beata gli passarono per un momento nella memoria. Amante riamato, padre, pieno di vita e di speranza, quali anni di paradiso! Dopo, chi più aveva inteso il suo cuore? Egli era rimasto solo sulla terra! Indarno aveva procurato di distrarsi col seguire la vita dissipata della maggior parte dei giovani suoi coetanei. Le loro ironie non avevano potuto mai disseccare in lui la fonte dell'affetto, ed anche immerso e macchiato dalle vanità e dai piaceri che si possono godere in questo mondo, sentiva nel suo intimo, ch'essi erano ben lungi dal valere tutti insieme una gioia senza rimorso, o un sacrifizio fatto all'amore e alla virtù. Questi ed altri simili pensieri gli si affacciavano, a cui del continuo si mesceva, come un eterno ritornello, l'immagine di quella donna ch'egli aveva tanto amato e la cui larva lusinghiera era giunto a squarciare per non trovarvi sotto che debolezza ed inganno.