»Non posso dormire, ho acceso il lume e torno a scrivere. Questo cambiamento di camera mi disturba. Forse col tempo mi ci avvezzerò, ma ora mi pare di essere esiliata. A quelle pareti mi attaccavano tutti i miei dolori e le mie gioie passate. Le mie memorie erano tutte là! Là mi accolse quel buon vecchio che per tanti anni mi fece da padre; là l'amore di mio marito e de' miei figli! Come tante giovani pianticelle, io li ho veduti crescere a me d'intorno in quelle stanze. Se almeno si avesse potuto trasportar qui i miei mobili.... ma la ristrettezza del locale non lo permise. È una fanciullaggine, di cui arrossisco; eppure, quando li hanno portati via per far luogo al nuovo mobiliare destinato alla sposa, quando ho veduto il pittore, il tappezziere pronti a rimodernare e dar tutta un'altra faccia a quei luoghi, mi pareva un sacrilegio, e mi sono sentito schiantare il cuore. Domani lavoreranno anche nella mia camera da letto. Tutto sarà spostato, mutato.... perfino l'immagine della Madonna, a cui dinanzi io pregava ogni sera. Voleva che me la collocassero qui; ma non era a proposito, rompeva la simmetria di questa piccola cameretta, e non osai replicare per paura che s'accorgessero del sacrifizio ch'io faceva ad uscire dal mio appartamento. Ah! quando mio marito moribondo mi dava l'ultimo addio e mi raccomandava i nostri figliuoletti, io promisi di assisterli inginocchiata dinanzi a quell'immagine.... Essi non sanno con che tenace affetto l'anima dei vecchi s'attacchi a tutti quegli oggetti che furono testimoni della loro vita passata! Le abitudini di quaranta e più anni non si possono recidere tutto ad un tratto, senza che il cuore ne sanguini. Io era assuefatta ogni giorno alla vista di quelle pareti, di quei mobili, di quelle anticaglie, essi dicono, ma che per me nel loro muto linguaggio avevano parole di tanto amore.... —


«4 Aprile 1842.

»Mi hanno portato alcuni regali che la sposa mi destina accompagnati dal suo ritratto. Sono lavoro delle sue mani: un elegante leggío trapunto a perlette, un manicotto, una dormeuse, su cui ella in mezzo ad una ghirlanda di fiori ha gentilmente intrecciato alle mie le sue armi gentilizie. La buona giovinetta si è dunque ricordata di me! Mentre le sue dita industri s'affaticavano colla lana e colla seta a colorare questo vago disegno, ella dunque pensava alla povera vecchia? Oh se ella sapesse come io le sono riconoscente, e come commossa guardo la sua immagine in questo ritratto! Dicono che le rassomiglia perfettamente, ed ella è bella, d'una bellezza dilicata, insinuante.... Ha diciotto anni, ma gliene daresti appena quindici, tanto quelle forme sono gracili e appena pronunciate. — Più la contemplo e più mi sento forzata ad amarla. Quella candida fronte ombreggiata da biondi capegli è così serena.... così mite ed affettuoso il guardare di quegli occhi azzurri! così verecondo il sorriso delle labbra.... La sua fisonomia tra il timido e il malinconico ha un non so che di così soave!... Poverina! ella ha perduto entrambi i genitori, ella non ha madre che l'accarezzi, ed ora viene forse tremando in una famiglia che non conosce. Oh, ma io l'aspetto colle braccia aperte, io l'amerò come se mi fosse figlia, sì! come la cara che ho perduta, come la mia Matilde, e quell'anima benedetta, ch'è lassù nel cielo, sarà contenta ch'io sia la madre dell'orfanella, e che con lei prenda cura dei tapinelli ch'ella mi ha lasciato. Oh sì! la dolce espressione di questo volto angelico mi è garante della bontà del suo cuore....» e continuava con tanta espansione, che la contessa Giulia non ebbe coraggio di proseguire. Gli occhi le si erano fatti grossi, e attraverso alle lagrime le sfuggivano le parole. Chiuse per un momento il libro e pensò con rimorso a tutte queste speranze così miseramente tradite. Ahi! ch'ella aveva contraccambiato con una ben crudele freddezza a coteste braccia che con tanto amore le si erano spalancate incontro. Più sotto lesse quest'altra memoria datata


«Agli 11 aprile dello stesso anno.

»Oggi si son dati a legare per la sposa i gioielli di famiglia. Ne ho fatta io stessa la consegna e per una grossa ora sono stata presente alle ordinazioni. Spero che nessuno si sia accorto di ciò ch'io soffriva. È una debolezza, di cui mi vergogno; ma, mio malgrado, nel distaccarmi da quelle gioie io sentivo di fare un grande sagrifizio. — Non è già ch'esse solleticassero la mia femminile vanità. Ne' miei anni ciò sarebbe ridicolo, ed è gran tempo che senza rammarico ho cessato di adornarmene. Ma esse erano mie! Ad esse stavano legate tante memorie della mia vita passata! Guardandole io poteva ricordarmi senza rimorso dei più bei giorni della mia giovinezza, in cui esse brillavano tra le mie trecce, mi cingevano il collo e le braccia, pegni d'amore d'una famiglia e d'uno sposo, a cui l'anima mia è stata sempre intieramente devota. Oh le danze giulive ed incontaminate, oh i dì fiorenti per liete amicizie e pei tripudi di una pompa innocente ch'esse mi richiamavano al pensiero! Sì! la coscienza di avermi sempre serbata fedele all'affetto di chi allora mi circondava di quelle splendide inezie, anche adesso ch'io sono invecchiata e già vicina al sepolcro, mi faceva contemplarle con un senso di soavissima compiacenza. Oh! quante volte nell'aprire il mio scrignetto io mi vedeva passar dinanzi nella loro allegria i miei anni giovanili, e le rose di quell'epoca beata serenavano la fronte alla povera vecchia e le facevano ancora balzare il cuore! Ora il mio scrignetto è vuoto, e quelle dovizie, che furono già mie, passeranno ad adornare un'altra testa più giovane, e un collo e un paio di braccia non corrugate dagli anni! — Oggi, quando mio figlio le andava lentamente cavando dallo scrigno ch'io gli avevo aperto, e, mettendole a una a una nelle mani del gioielliere, calcolava nella sua fredda vanità a quanto potevano ammontare, i nostri occhi guardavano ben diversamente! Egli, ammirandone la varia grossezza, l'acqua più o men bella, non vedeva che il loro materiale valore. Io invece mi ricordava, che quel diadema era stato collocato sul mio capo nel giorno più bello della mia vita, che quei ricchi pendenti io li aveva nelle orecchie dinanzi all'altare, dove il sacerdote ha benedetto il mio primo ed ultimo amore; che la collana mi era stata messa al collo dalle proprie mani di quell'uomo che ho tanto amato quaggiù.... che i braccialetti mi furono regalati dal nostro buon zio; di lui che seppe leggere nei nostri giovani cuori ed acconsentì così lieto alla nostra unione; e mi pareva di vedere ancora il sorriso di compiacenza di quella faccia veneranda, con cui applaudiva al proprio buon gusto e alla mia contentezza.... — Lo spillone era un presente fattomi la prima volta ch'io divenni madre; gli anelli, i puntali, quel vezzo di perle, quell'altro paio di orecchini, ognuno di questi oggetti mi rammemorava dei giorni, solenni, dei giorni di felicità domestica che hanno rallegrato la mia vita; e nel vedermene spogliare, il mio cuore gemeva come se a una a una gli avessero divelte tutte le sue radici. Il mio guardo era freddo, indifferente; ma nel fondo della mia anima io gridava: Oh! aspettate.... già io non durerò a lungo. Non vedete? il mio capo è canuto, si piega da sè solo verso la terra del sepolcro, dove in breve dormirà per sempre. Oh! abbiate compassione, e, per questi pochi giorni che ancora mi rimangono, lasciatemi vivere circondata da questi dolci ricordi, da questi sacri pegni d'affetto! — Cotesto spogliare una vecchia cadente per adornare la fronte baldanzosa dei giovani; cotesto cacciarla dalle sue stanze, dalle sue abitudini, da tutto ciò che le fu caro per far luogo alla generazione che sorge, è bene un barbaro costume! Non basta dunque la mano del tempo che ad una ad una ci spegne tutte le gioie della vita: quando la scena è cangiata, quando non viviamo più che nel nostro passato, allora viene l'uomo, ci strappa da tutti gli oggetti a cui eravamo affezionati, ci toglie tutte le nostre memorie, e c'intima che l'ora della partenza è suonata, e che oramai su questa terra noi siamo di troppo! —


«14 detto 1842.

»Ho letto una pagina sublime che ha rianimata la mia vita e sparso come una specie di balsamo sulle piaghe del mio povero cuore. Ho letto la storia di Ruth. Questa giovane che abbandona i parenti, la patria, la religione degli avi per seguire una suocera sfortunata e piangente; il dignitoso silenzio con cui ella dapprima ascolta Noemi che le comanda di riedere al padre; poi la sua energica protesta, le sue affettuose parole, la sua cieca sommissione, la delicatezza con cui si consacra ad un uomo attempato, perchè riviva la famiglia del suo primo marito e siano consolati gli ultimi giorni della sua madre adottiva, sono tratti così pieni di amore che mi hanno profondamente commossa. Io mi vedeva dinanzi la candida immagine della giovinetta che verrà tra poco ad abitare questa casa, e mi pareva che ella mi stendesse le braccia e che in una dolce effusione d'affetto fosse la sua bocca, che mi ripetesse quelle soavissime parole: La sola morte mi dividerà da te! — Sì: unite dai legami del sangue, unite da quelli più forti ancora dell'amore, noi vogliamo insieme a vicenda confortarci la vita! Ella viene a rinnovare la nostra famiglia, a riempiere il vuoto che mi circonda; oggetto di tenerezza ad entrambi, ella viene a collocarsi tra mio figlio e me, a far così più vivo l'affetto che ci portiamo. Vi sono mille dilicate attenzioni, mille cure prevenienti, mille amabili minuzie che sfuggono all'uomo; la donna sola sa convenientemente apprezzarle ed infiorarne la domestica felicità. A lei spetta adempiere questa parte, che la farà angelo di consolazione ad entrambi. Io la conforterò ai doveri che il suo nuovo stato le impone, mi farò guida a' suoi giovani passi, le sarò madre, amica e sorella. Intenderemo insieme ai figliuoletti che il Signore le darà! Quest'idea mi ringiovanisce e riapre alla gioia il mio povero cuore. Un suo figliuoletto, figlio del mio figlio, che porti il nome e fors'anche nel volto infantile i lineamenti di qualcuno dei cari che mi amarono!... Vedermelo qui sui ginocchi scherzare, sorridere, rivelarmi ogni dì più un'indole conosciuta.... Un figliuoletto, che, come quello che Ruth metteva tra le braccia di Noemi, fosse per così dire l'epilogo di tutte le mie memorie, di tutte le mie affezioni.... Oh buon Dio! e di che immenso affetto non amerei io questa tua innocente creatura! L'antico tronco può dunque rigermogliare e vedersi circondato dai fiori dei suoi nuovi virgulti? Oh grazie a te, Dio di misericordia, che riserbi ancora tanta speranza e tanta consolazione alla povera vecchia! —