La Chiesa, fino da' suoi primordj, come prescrisse penitenze e mortificazioni, così usò della facoltà di rimetterle o attenuarle, sull'esempio degli apostoli; e massime ai martiri si concedea di dare lettere d'indulto ai peccatori, cui per esse il vescovo alleviava la penitenza; laonde, accanto alla dottrina che insegna la salvazione venire da Cristo gratuitamente, stette quella della cooperazione dell'uomo, del soddisfacimento penale, e della remissione parziale o plenaria di questo, secondo le circostanze del penitente. E fino da que' primi tempi indulgenza indicava un'abbreviamento di quelle penitenze, che la Chiesa esigeva prima di assolvere, e che concedeasi al peccatore quando desse segni di profonda contrizione e di sentimenti mutati. Fra gli scolastici pigliò senso più ampio, fondato sopra ragioni valevoli sì, ma non come articolo di fede. Le singole pene non oltrepassavano mai i trent'anni, ma il loro cumulo formava talora più secoli. Essendo per conseguenza impossibile conseguire l'assoluzione in vita, si permise di commutarle, e farle eseguire da altri, e massime i monaci s'incaricavano di preci, pellegrinaggi, mortificazioni, discipline, in surrogazione del vero penitente. Domenico Loricato che ebbe questo titolo perchè portava una corazza di ferro e catene attorno al corpo, talora assumevasi di scontare penitenze di cento e di mille anni. Tremila sferzate equivalevano ad un anno di penitenza: durante la recita dei cencinquanta salmi poteansi dare quindicimila colpi; laonde, col recitare venti volte il salterio sotto continua flagellazione, redimevasi la penitenza di cento anni; e talora Domenico la compiva in sei giorni. Così nella vita di esso attesta san Pier Damiani, vivente intorno al mille; e altrove scrive d'avere imposto all'arcivescovo di Milano la penitenza di cento anni, e tassata la redenzione in un annuo tributo[347]. Il Muratori stampò un Penitenziale, ove si espongono tali scambj di penitenza: «se uno non può digiunare, scelga un sacerdote giusto, o un monaco che vero monaco sia e viva secondo la regola, il quale adempia per lui, e se ne redima a prezzo conveniente. Una messa cantata speciale può riscattare dodici giorni; dieci messe riscattano tre mesi; trenta messe dodici mesi»[348]. Della messa il valore è infinito; onde venne adoperata più che le altre commutazioni.

Indulgenze concedeansi anche per opere civili o pietose, come il fondare un ospedale, erigere una chiesa, fino costruire un ponte o una via, conforme l'indole de' tempi ove ogn'atto di questo mondo consideravasi in relazione coll'altro; ovvero per visitare un santuario, guerreggiare contro gl'infedeli. Eravi chi avesse recato un danno a persona, cui non potesse risarcire? e' procuravasi l'assoluzione mediante una somma, che pareva soddisfare mediante l'uso che se ne faceva. L'Inquisizione avrebbe dovuto punire molti delinquenti, se non si fosse ad essi aperto uno scampo mediante le indulgenze, convertendo il delitto in peccato, il supplizio in penitenze.

I teologi si domandarono, come mai la Chiesa potè dirsi autorizzata a tale condiscendenza? E poichè allora la scolastica presumeva dare ragione di tutto, allegarono che il fondo inesauribile di misericordia preparato dal sangue di Cristo, e i meriti soprarogatorj dei santi, formano un tesoro, applicabile a chi pentito partecipi ai sacramenti. Ma di che non abusa l'uomo? Le indulgenze furono talvolta profuse con giubilei plenarj, e col concederle a chi sovvenisse a bisogni temporali della Chiesa, e persino a fazioni politiche de' suoi capi.

Furono rivolte anche sulle pene postume[349], volendo che papi e vescovi potessero applicarvi una parte di questo inesauribile tesoro di misericordia. Perocchè quel sentimento così umano che ci lega a coloro che ne precedettero in quest'esiglio e ci attendono nella patria, era stato consacrato dalla fede, riconoscendo la comunione de' fedeli, cominciata tra le pruove della vita, continuata nel luogo della temporaria espiazione, compita nella città celeste; sicchè a sollievo delle anime aspettanti, noi militanti possiamo applicare e le preghiere e le buone opere: tradizione antichissima, chiaramente indicata da Tertulliano e da sant'Agostino[350], nel quale già si trova cenno delle messe per defunti. Ma esso pure fu implebejato coll'idea del guadagno, e i suffragi si restrinsero quasi unicamente a messe ed uffizj, che troppo facilmente prendevano aspetto di bottega, e offrivano appiglio alla maldicenza.

La Chiesa dichiarava espresso che le indulgenze esigono da una parte un merito soprabbondante, dall'altra buone opere e pia coscienza; e che mancano d'ogni valore se non vadano congiunte alla sincera ed efficace contrizione, rimettendosi la penitenza solo in quanto era satisfattoria cioè punizione, non in quanto era medicinale, cioè diretta a tener sotto gli occhi del peccatore l'orror della colpa commessa[351]. Anche i catechismi più comuni insegnano che l'indulgenza è una remissione di pene temporali, che rimarrebbero a scontare pei peccati già rimessi quanto alla pena eterna. Non concedesi dunque se non a quello cui già sia stata rimessa la colpa; vale a dire all'uomo in istato di grazia, cioè di moralità soprannaturale; all'uomo che possieda amore di Dio e de' suoi precetti, dolore de' peccati, e proposito di non più commetterne; amore del prossimo, perdono delle ingiurie ricevute, riparazione delle fatte, adempimento de' proprj doveri, insomma conformità (per quanto all'uomo è possibile) alla legge divina. Solo a queste condizioni si ottiene l'assoluzione e per ciò l'indulgenza, cioè la soddisfazione della pena temporale che il peccatore deve alla giustizia divina anche dopo rimessa la colpa. La qual pena temporale sconta l'uomo con opere penitenziali, a cui la Chiesa applica i meriti infiniti dell'Uomo Dio.

Pure gl'ignoranti facilmente sdrucciolavano in opinione erronea, e se la fomentavano coloro che ne traevano guadagno, ne facea beffe il bel mondo. «Come credere al purgatorio predicato da bocche barbose, che non sanno tampoco declinare Musa Musæ?» diceva Reuclin. E gli arguti: «Che? Sono dunque in mano dei preti le porte del purgatorio e del paradiso?» Sul teatro rappresentavansi spesso de' monaci, che vendeano l'assoluzione al ladro, il quale anche negli estremi momenti esitava fra la sua coscienza e il buon senso; altri che alle comari computavano quanti giorni un'anima resterebbe nel purgatorio, e quanto ci vorrebbe a riscattarla.

Fatto è che lo spaccio delle bolle d'indulgenze divenne pingue entrata della romana curia; v'ebbe persone che n'apersero bottega falsificandole: il che tutto e screditava le indulgenze, e ne adulterava il senso. Il vulgo facilmente recavasi a credere che quel denaro fosse il prezzo della cosa santa; e i questori che mandavansi a riscuoterlo, partecipando d'un tanto per cento al vantaggio, ne magnificavano profanamente la virtù. Ammirato il Giovane racconta che, nel 1431, a Firenze venne un cavaliere gerosolimitano con un Minorita; e quegli annunziava aver dal papa autorità ampia per assolvere dalla dannazione: questi stava a banco nelle chiese a scrivere e sigillare le lettere delle indulgenze e assoluzioni di colpa e di pena, dispensando in arduissimi casi chi portava non solo denari, ma vesti e panni. I senatori, dubitandone, vollero vedere la carta dell'autorità del cavaliere, e la trovarono minore di quella che annunziava; onde gli proibirono di passar più avanti, ne scrissero al papa, e comminarono pene a simil gentaccia. Qual v'ha mai cosa santa, di cui l'avarizia non abusi?

Han levato gran rumore d'un libro intitolato Tasse della cancelleria romana, che nella sua crudezza sa di stranamente empio. Vi si dice: «Per l'assoluzione di chi abusa d'una fanciulla, sei carlini; per l'assoluzione d'un prete concubinario, sette carlini; d'un laico, otto. Per l'assoluzione a chi ammazza il padre, la madre, il fratello, la sorella, o altro parente ma laico, cinque carlini; d'un laico che uccise un abate o altro ecclesiastico inferiore al vescovo sette o otto o nove carlini; d'un marito che battè la moglie in modo che abortisse, otto carlini; di padre o madre o parente che abbia soffocato un fanciullo, quattro tornesi, un ducato, otto carlini. L'assoluzione per atto d'impurità qualunque commesso da un chierico, con dispensa di potere prendere gli Ordini e tenere benefizj, trentasei tornesi; per mangiare latticinj ne' tempi proibiti, sei tornesi». Fu stampato nel 1471 a Roma; vero è che non ha nessuna autorizzazione della Chiesa, ma moltissime volte fu riprodotto colà, e a Parigi, Venezia, Colonia, senza che scandolezzasse, finchè i principi protestanti l'inserirono nei Centum gravamina, e Antonio du Ginet lo riprodusse a Lione nel 1564 col titolo Taxe des parties casuelles de la boutique du pape, etc. Non è ben determinato quanto sia autentico e genuino: ma comunque esso urti il senso dell'onestà e della morale, basta il senso comune per comprendere come quella tassa non riguardi il perdono, bensì paghi la spedizione della cedola assolutoria, nè mai esclude la necessità del pentimento e della soddisfazione.

I concilj di Vienna, di Costanza, di Laterano aveano severamente vietato questo traffico; ma Leone X credette sorpassarvi per nobile oggetto, qual era di far concorrere tutta la cristianità a due grandi imprese, a tutta la cristianità interessanti; la crociata contro Selim granturco, e l'erezione d'un incomparabile tempio.

Perocchè, arrivati all'apogeo della loro grandezza, i pontefici vollero esprimerla anche materialmente con un tempio maggiore di tutti.