Questo titolo però non implica quel che i Protestanti asseriscono, che fra i Cattolici non rimanga campo all'esegesi, e anzichè confondere la fede colla disciplina, le opinioni d'un teologo col dogma, bisogna discernere la fede dalla teologia, che è scienza umana, e non ha promesse d'infallibilità. La Chiesa espone le sue decisioni sul dogma e la morale, non altro: nè si cura dell'interpretazione filologica delle parole e de' versetti singoli, delle particolarità archeologiche, dell'ordine cronologico, del perchè san Giovanni, abbia pubblicato il suo vangelo, o san Paolo indirizzato un'epistola anche ai Romani, nè chi sia l'autore del libro di Giobbe, di che patria, di che tempo, a quale scopo: nè tante altre quistioni, palestra scientifica. La Chiesa proferì e approvò: di là da quei limiti l'arringo è schiuso; non si può pensare contro le decisioni di essa, bensì di là da quelle. Ma la Chiesa non può essere tale, eppure permettere che ogni individuo si formi un proprio simbolo, o che si affermi e si neghi la stessa dottrina, che s'intenda in modo differente il Cristo, che variino i modi di conseguire la salute. Chi ad essa obbedisca quanto alla fede e alla morale, al di là è sciolto da vincoli, e può svolgere il talento e l'erudizione, applicare la cognizione crescente delle lingue e delle usanze, e il Concilio tridentino vietò solo di «interpretare la Scrittura contro l'unanime consenso de' Padri». Ora i Padri professano la stessa fede, la stessa morale, ma differiscono grandemente nel commentarle e svolgerle, secondo il genio particolare, nè la Chiesa ammise mai come proprie le opinioni di alcuno di essi per quanto grande[385]; e si riporta alla dottrina de' Padri quando rappresentano le opinioni dell'antichità, cioè testimoniano la fede della Chiesa.
A questo modo la Chiesa cattolica, volendo non solo l'unione, ma l'unità, esclude tutto ciò che non è lei, eppure è universale; mentre l'eresia unisce tutto a sè, eppure rimane locale. Si credette agevolar il progresso col sopprimere ogni intermedio fra la ragione individuale e la parola di Dio, e invece si crebbe la confusione.
DISCORSO XVI.
INCREMENTO E SUDDIVISIONE DE' PROTESTANTI.
Il protestantesimo non fu dunque un avvenimento straordinario, un fenomeno isolato nella storia. Cominciando dal discorso di san Paolo all'Areopago, la Chiesa dovette colla parola sostenere le verità che suggellava col sangue, e stretta attorno al successore di Pietro, discutere dogmi, e, secondo lo Spirito Santo, reprimere la superbia della ragione, la quale, uscendo dalla via degli umili, ch'è la sicura via dello spirito, a guisa dell'antico tentatore dice all'uomo, Tu sei Dio. Come sempre ci fu contrasto fra il diritto sociale e l'indipendenza individuale, così fu tra l'opinione personale e la credenza universale. Dietro ai Gnostici, fra i quali troviamo già tutti gli errori e intellettuali e morali[386], Valdesi, Catari, Ussiti e l'interminabile varietà de' novatori diceano che la tradizione, parola umana, va soggetta ad errare; e sola rimane integra la lettera di fuoco della Scrittura: la libertà del senso individuale era stata l'aspirazione di ciascun eresiarca; e sulla grazia, sulla giustificazione, sul purgatorio non v'ha opinione che non fosse stata messa in dibattimento. Da secoli desideravasi la riforma della Chiesa; chiedendola gli uni dall'autorità, gli altri contro l'autorità, quelli abborrendo, questi esagerando gli impulsi individuali. Voleasi tornar il papato verso le sue origini, o per la via monarchica o per la aristocratica; e già a Basilea e Costanza erasi proclamato che il potere spirituale non ha a che vedere col temporale, e il papa non è capo costitutivo, ma ministeriale; e Tommaso, vescovo di Bologna, che fu poi Nicola V, diceva sapientemente: «I romani pontefici han senza dubbio allargato di troppo le braccia, fin quasi a non lasciare podestà alcuna agli altri vescovi: ma alla lor volta i Padri di Basilea strinsero troppo la mano al principe degli apostoli. Nè è meraviglia: chi abusa del suo potere deve aspettare che altri faccia altrettanto; chi vuol dirizzare un albero incurvato, lo incurva dal lato opposto. Fermo mio proposito è di non usurpar i diritti de' vescovi, che vengono chiamati ad assistermi nella direzione della Chiesa»[387].
La protesta fu dunque un fatto comune a tutte le età; se non che anteriormente limitavasi a punti speciali; questa volta si fe generale, per modo che tutte le susseguenti vi son comprese: prima erano ammutinamenti, allora rivoluzione.
Lutero stesso dichiara non avere inventato nulla, e solo disposte in corpo dottrinale opinioni correnti, innovazioni già introdotte o invocate. Nè realmente egli ebbe un sistema preconcetto; ma via via raggranellava traverso ai secoli i dubbj, sostituendo alla costanza della tradizione la volubilità di spiegazioni esoteriche; e colla intrepidezza che non si briga di metterle d'accordo, gettolle in un mondo, ove tutte le potenze dell'errore cospiravano contro la verità, offuscata dall'indifferenza e dalle prevaricazioni.
Il primo anno di Leone X, un frà Bonaventura predicava a Roma d'essere il salvatore del mondo[388], eletto da Dio, la cui Chiesa avrebbe capo in Sionne; e più di ventimila persone accorsero baciandogli i piedi come a vicario di Dio; scrisse un libro «Della apostatrice cacciata e maledetta da Dio meretrice Chiesa romana», ove scomunica papa, cardinali, prelati; predica che egli battezzerà l'impero romano, eccita i re cristiani ad accingersi d'armi e assisterlo, e massime esorta i Veneziani a tenersi in accordo col re di Francia, il quale è scelto da Dio ministro onde trasferire la Chiesa di Dio in Sionne, e convertire i Turchi. Nel 1516 fu arrestato e messo in castel Sant'Angelo.
«A Milano il dì vigesimoprimo d'agosto del 1515, venne un uomo secolare, di forma grande, sottile e oltremodo selvaggio, scalzo, senza camicia, col capo nudo, e capelli aggricciati e barba irsuta, e di magrezza quasi un altro Giuliano romita; solo avendo una vesta di grosso panno lionato; e il vivere suo era pane di miglio, acqua, radici e simili cose; e a dormire solo un desco, o vero la nuda terra gli bastava. Andò dal vicario dell'arcivescovo per intercedere licenza di potere predicare; ma esso non gliela volle concedere; non pertanto egli il dì seguente cominciò nel Duomo a predicare il verbo di Dio, e continuò sino a mezzo settembre, con tanta grazia di lingua, che tutta Milano vi concorreva. E dopo che avea finito il predicare se ne andava all'altare della Madonna, e a terra gittandosi, vi stava per un gran pezzo (credo) in orazione; e ogni sera poi alle ventitrè ore faceva sonare la campana di esso Duomo, donde molta gente vi concorrea con i lumi accesi a dire la Salve Regina; ma prima che la dicesse, stava circa mezz'ora in terra carpone. Denari in elemosina per modo alcuno non volea; e chi glieli offeriva, li facea donare all'altare della Madonna. Ma troppo era nemico de' preti, e molto più de' frati; e a ogni predica rimproverava loro grandemente, dicendo che la loro professione, la quale dovria essere povertà, castità e obbedienza, solamente era di rinunciare la fame e il freddo e le fatiche, e d'ingrassarsi nelle buone pietanze per amor di Dio; e quegli i quali non devono toccare denari, non solamente possedono de' suoi, ma e dell'avere d'altrui divengono guardatori.
«Era costui di età d'anni trenta, di nazione toscano, e disse lui avere nome Geronimo; e, per quanto ho potuto comprendere nel ragionare seco, una fantasma mi parea e non un uomo; e molte volte mi vacillava di proposito; ma era di parlare soave, e nella scrittura sacra credo fosse assai dotto. Esso da chi era invitato non volea ospizio, ma secondo che nell'animo li cadea, ora in uno ora in un altro loco andava, e di lui molte meraviglie mi è riferito; ma perciocchè io non le credo, non voglio nè anche perdere tempo inscriverle»[389].
Questi vaneggiamenti palesano come si sentisse anche popolarmente e la prevaricazione degli ecclesiastici, e lo scandalo della loro impunità, e il bisogno di riformarli. Il piissimo cardinale Sadoleto ripete incessante la necessità di correggere la Chiesa[390], e, secondo Girolamo Negro, «aveva in animo di scrivere un libro De repubblica, dove crivellare tutte le repubbliche del nostro tempo, præcipue quella, non della Chiesa ma dei preti».