Pertanto non manca chi si persuade che, se, immediatamente e innanzi tutto corretta la disciplina, la Corte romana avesse receduto dalle pretensioni meramente curiali, non trasformate in dogmatiche le quistioni giurisdizionali, non tenuto troppo tenacemente a temporalità e privilegi, che col tempo le furono tolti senza scisma, ceduto insomma di buona voglia quel che poi dovette per necessità, avrebbe almeno tolto di mezzo il principale pretesto della Riforma.

Ma questa trasse importanza e carattere dal tempo; una di quelle epoche ove si manifesta il lavoro lento e graduale dei secoli, e sviluppansi i fecondati semi di miglioramento, di civiltà, di coltura. Il manto papale avea perduto il suo splendore a forza d'esser baciato, e l'autorità mozza ai pontefici lasciava facoltà a conventi e a capitoli di traviare. Le scienze, munite della stampa, credeansi capaci di edificare da sè; la politica di governare da sè e con intenti nazionali; le arti di esercitarsi da sè; la filosofia credeva sua propria la certezza ch'erale stata comunicata dalla rivelazione, onde non sentiva più bisogno di ausiliarj contro il dubbio sistematico; l'opinione ruzzava contro l'irresponsalità che di fatto sottraeva gli atti del clero, al sindacato; la sovranità, consacrata dal cristianesimo e sostenuta dai progressi della tattica, non temea più reluttanza di sudditi; ed, al par della forza e dell'ingegno, sottraevasi alle leggi dell'ordine imposto da un'autorità superiore in nome di Dio e per l'organo del suo vicario in terra.

Quanto ai particolari, non è della natura umana che le discussioni portino ad una conciliazione; anzi approfondano la fossa che divide due opinioni. La rivoluzione d'allora differisce, è vero, dalla odierna, perchè, se la beffa e lo scetticismo del secolo XVIII che traeva a negar tutto, non poteano produr che calcolo, naturalismo, deismo, allora si usciva ancor religiosi, serbavasi gran parte del cristianesimo, per quanto si scemasse il timor di Dio, a misura che cresceva il timore dei governi. Ma i dissidenti sformavano a loro talento le dottrine che ci attribuivano; i nostri o esageravano le vere o difendeano imprudentemente anche errori, abusi, pretensioni curiali, e battagliavano del pari per la rivelazione infallibile come per opinamenti di scuola o d'alcuni dottori; entratovi il puntiglio, non voleasi confessare d'aver operato per bizza e spirito di contraddizione, senza seriamente riflettere alle conseguenze; pretendeansi dai Cattolici concessioni, ch'essi ricusavano, talora perchè sentivansi saldi nella verità, tal altra perchè aveanle negate dapprima.

È però più consueto spacciare che i papi sbagliarono nella condotta, che si ostinarono a torto, a torto esitarono; che non ebbero buoni campioni. Facile è il rimproverare dopo l'esito; facile e vulgare.

Entrante il luglio 1528, taluno da Parigi scriveva a Roma come avesse destato colà meraviglia «una Bolla, per la quale a giudici nella causa della fede si deputano tali, che Lutero non gli avrebbe saputo domandare più al suo proposito e favorevoli a' suoi seguaci». Non so che nuovo modo (seguiva) sia cotesto di commettere la causa della fede a giudici secolari e maritati, ed ignari della materia, escludendo tutti li teologi d'una Università, qual è la parigina, in cui sono più di cento maestri presenti, che hanno sempre pugnato accerrimi contro gli eretici per mantenere l'integrità della fede e l'obbedienza alla sede apostolica; che rimarrebbero nel loro dovere se anche tutti i Cristiani si voltassero a predicare le cose luterane: e se non fosse stato lo zelo e studio dei giudici precedenti, sarebbe talmente infetto questo regno dalla eresia luterana, che ne avreste visto il frutto molto tempo fa. Or eccoli revocati perchè hanno condannato un Brachino, che ha qualche favore d'alcuni: ecco commesse tutte le cause della fede a secolari, e utinam tutti almen buoni cattolici, mentre parte di loro sono signiferi de' Luterani...... Due Italiani sono fra essi, uno de' quali so io disse palam, quando intese la rovina di Roma. Ora è pur distrutta l'alchimia della Corte romana: l'altro non disputa mai altro che Lutero essere stato un arcangelo mandato dal Cielo; e son secolari, li quali, insieme con gli altri che non sono che poeti o meri giureconsulti, non han altra cognizione delle cose della fede, se non in quanto hanno udito qualche volta la santa messa, e cantare vespro. È possibile che tanta negligenza si sia usata in cosa di così grande importanza?.... Se nostro signore dirà, gli ambasciadori della maestà del re avergliene parlato, e avere fatto detta bolla a loro istanza, io rispondo che se il re medesimo, e tutti quelli del mondo instassero a che sua santità facesse giudici in le cose della fede persone che non fossero idonee o sospette, dovrebbe soffrire più presto il martirio che consentire. Ma vi dico che la maestà del re e madama sono di ottima e pia mente, e hanno altri pensieri che di instare e domandare tali giudici: ma sono cose fatte ad intercessione e per opera di qualch'altro: e vi so dire ancora che tutti questi eretici si intendono insieme, e si ajutano l'un l'altro più che non fanno i Giudei, e sono studiosissimi in disseminare le loro eresie.... In questa materia della fede bisogna zelo, fervore, studio, diligenza e cognizione; nè vogliono essere tanti giudici a castigare gli eretici; chè mal si accorda una moltitudine, se ben fossero tutti buoni e intelligenti.... I teologi (dell'Università di Parigi) essendo stati esclusi dal giudicio in materia della fede, se gli potrà commettere da qui innanzi la materia culinaria. Non so se tanto poco rispetto si dovea avere a quell'Università, che è la prima de' Cristiani, e che sempre pugna per la sede apostolica, con farle un tale sfregio sul volto, e massime in questi tempi, che se ne dovrebbe accrescere l'autorità perchè fossero più muniti ed armati in combattere contro gli eretici. In Alemagna, per essere stato maltrattato e sdegnato un fratuzzo dal cardinale della Minerva, vedete quello è seguito....»[400].

Anche da qui trapela uno de' motori della Riforma, l'odio al papa non solo, ma all'Italia. Lutero avea profetizzato

Pestis eram vivens, moriens tua mors ero, papa:

vedendo la irreconciliabile lotta de' pontefici coll'imperatore, volle abbatter quelli pel trionfo di questi, e così rese possibile la grandezza di Carlo V e di Casa d'Austria: vedendo nascere la libertà politica, divertì l'attenzione sopra la libertà religiosa, e assodò il despotismo monarchico e amministrativo per distruggere l'ecclesiastico: dipinse gli Italiani, i Wahlen, come abisso d'ogni vizio e culmine dell'orgoglio; rinnegando la maternità e supremazia dell'italica civiltà, rinnovò col pensiero quel che i Barbari ci avean fatto colla forza: all'universalità surrogava le chiese nazionali, come prima del cristianesimo, e perciò era adorato da' suoi Tedeschi come fautore dell'indipendenza.

Ov'è bene notare come i principi avversi ai papi carezzassero sempre gli eterodossi: così vedemmo di Federico II, così di Lodovico il Bavaro; Carlo VIII blandì il Savonarola; Luigi XII favorì il conciliabolo di Pisa; sicchè adesso i papi dovettero modificar la loro politica secondo la paura che l'imperatore parteggiasse cogli eretici.

Allorchè Leone X scagliò la condanna definitiva, Carlo V imperatore, che del papa aveva bisogno in quel momento, proscrisse Lutero e i suoi aderenti. Ma la Riforma erasi ingrandita col promettere ai principi gli ostensorj d'argento, ai frati la moglie, alle popolazioni la libertà. L'attrattiva d'unioni clandestine; l'abolirsi della confessione, del digiuno, delle riverenze, d'altre pratiche che mortificano la nostra superbia e i nostri sensi; l'austerità ostentata da coloro che chiedeano riforme, traevano tanti nelle nuove negazioni, da poter resistere all'imperatore. Alla dieta d'Augusta nel 1530 sporsero la loro professione di fede, perciò detta Augustana, compilata da moderati, che speravano vederla adottare anche dalla Chiesa cattolica. Questa non può accettare transazioni dov'è certa di possedere la verità; pure non perdette la speranza di conciliazione, e alla Germania deputaronsi prelati di gran sapere e grande prudenza.