Di rimpatto, sbigottiti fino di quell'esame, il cui bisogno eleva e ingrandisce l'anima, ma che può inebriare nell'orgoglio del senso individuale, i pii cattolici inculcavano che una religione scandagliata e analizzata cessa di essere fede, e si lamentavano di vedere chiamate a scrutinio le cose che devono guardarsi con umile meraviglia, e che Iddio per occulti giudizj sottrasse all'uomo, ingiungendogli «Credi e adora».

Pertanto si rinserravano nel credo vecchio: pensavano vincere il nemico col negarlo; o, se il dovere li conducesse a combatterlo, com'avveniva degli ecclesiastici, usavano argomenti di senso comune. E dicevano a' loro avversarj: «O voi, che volete mostrarci in errore; non siete uomini voi pure? non siete voi pure all'errore soggetti? La protesta è sempre posteriore alla verità ch'essa impugna. Noi seguitiamo la tradizione di persone pie, e più vicine al tempo del Redentore: voi nasceste jeri. Noi ci atteniamo ad un'autorità di origine divina, al sentimento costante del genere umano: voi surrogate la più fredda delle umane doti, la ragione; il più variabile appoggio, la particolare persuasione. Voi ci apponete che santo abbiamo il precetto, cattivi i ministri; noi vorremmo poter supporre che i vostri predicanti siano migliori delle dottrine predicate. Eccoli annunziarci l'amor di Dio e del prossimo: eppure da voi nascono la scissura e la desolazione delle case e della patria. E che? l'augusto sacramento, di cui Cristo volle fare un simbolo di pace e di concordia, e che, assunto in sua commemorazione ricordasse ai figli suoi il sangue versato a salute comune, diviene pretesto d'acerbe contese: e sembra che ciascuna parte siasi proposto di mostrare colla condotta meno evangelica di possedere il vero vangelo. Se la vostra fede è la vera, se viene da Dio, provatelo col deporre questa rabbia anticristiana: la carità muove da Dio, la discordia dall'inferno: il nostro non è il Dio delle contese, bensì il Dio della pace e dell'amore[430]. Lo stesso Melantone, interrogato da sua madre che cosa dovesse insomma credersi fra tanto discordare di teologanti, le rispose: — Continuate a credere e adorare come sin qui; la nuova religione foss'anche più plausibile, l'antica è più sicura. — E voi, gregge nostro, non disertate gli altari, dove i padri vostri cibaronsi col pane della vita: non lasciatevi rapire la consolazione de' sacramenti, che mescono il gaudio e la sanzione del cielo alle più solenni circostanze della vita, dalla culla al letto di morte. E dopo morte su in paradiso, i padri vostri, che vi sono giunti credendo all'antica, stanno ad aspettarvi. Quanto dolore se vi vedessero precipitare coi nuovi alla perdizione!»

Non sempre così pacate procedevano le controversie sul pulpito e nelle scuole. I Cattolici avevano il vantaggio che un capo solo dirigeva tutti i movimenti, principe d'un bello Stato, colla potenza della tradizione e l'abitudine dell'obbedienza: ma ai Protestanti apparteneva la forza di chi attacca, di chi censura, di chi seconda gl'istinti umani, e vanta quale progresso la distruzione del passato.

Come battagliassero i dissidenti lo vedemmo e il vedremo. Anche i nostri, considerandosi unici custodi della verità e censori autorizzati della giustizia, troppo spesso posavano la disputa non fra errore e verità, ma fra santità e inferno, e tutte le objezioni dichiaravano empie, immorali tutte i ragionamenti. La polemica e l'apologia assumeranno sempre caratteri diversi ed evoluzioni conformi alle aspirazioni del tempo; altrimenti mancherebbe alla Chiesa viva quel progresso di lume e di certezza, che sempre i Padri e i fedeli domandarono[431]. Ogni nuovo errore è una nuova riflessione, ed esige scienza nuova, sicchè non bastano i vecchi metodi; le idee non si cangiano che nel complesso e per sistema, nè si può persuadere un altro se non facendogli accettare una delle proprie conseguenze.

Scarsi d'iniziativa, di larghezza, di sintesi, sopratutto di vivacità, con un futile armeggio di sillogistica discutendo i singoli punti, vedeano tutto da quell'aspetto solo, che nulla prova a quei che guardano da un differente; filavano sillogismi, di cui era impugnata la maggiore; davano come concesso dagli avversarj ciò che deve essere sentito solo da chi crede come loro, e parea non propendessero che a raddormentar nella tradizione. Durava poi il gergo tecnico, argomentazioni opponendo ad argomentazioni col metodo geometrico, il cui apparente rigore stanca lo spirito senza sostenerlo; sicchè i teologi sprezzavano i letterati come gente da frasi, ed erano sprezzati da questi come pedestri scolastici. Il sant'uomo Gregorio Cortese da Modena, dapoi cardinale, deplora la scurrile polemica allora usitata, mentre d'una savia e dotta egli porgeva ottimo modello[432]: e Melchior Cano domenicano spagnuolo (-1560), i cui Loci son la più bella introduzione alla dogmatica, accusava i nostri di adoprare contra i nemici non armi di buona tempra, ma arundines longas.

La vera eresia di Lutero consisteva nell'impugnare l'autorità, rompere l'unificazione su cui è fondata l'indefettibilità della Chiesa, disperdere quelli congregati attorno all'unica mensa, col dare all'uomo la superbia di pensare da sè, e invece dell'umile acquiescenza alle definizioni dogmatiche e disciplinari della Chiesa, volere la comparazione tra l'infallibilità del vicario di Cristo, e la corruzione del papa figlio d'Adamo. I nostri avrebbero dunque dovuto insistere nel consolidare l'autorità della Chiesa, che conserva i comandamenti, le dottrine, i sacramenti, cioè le regole della verità e i mezzi della virtù. Ma non basta cogliere alcuni barlumi del vero, bisogna seguirlo fermamente in tutto il labirinto, coordinarne le parti, mostrarne l'insieme e la filiazione, evitare ogni soluzione di continuità, convincere che tale teoria è una dimostrazione, che con essa tutto si spiega, e niente v'è ad opporle. Religione inventata da uomini è un'assurdità: non può essere tale se non data da Dio: e come tale non può venire messa in discussione; ove compare il dubbio scomparisce la fede.

E appunto i gran savj c'insegnavano che la Chiesa è società d'anime legate innanzi a Dio da identiche credenze: e che, rappresentando la natura umana prima del peccato, decide tra le contenzioni, senza lasciare luogo a negare le sue asserzioni; mentre gli uomini, incapaci di qualificare gli errori, vacillano nella libera discussione. Chi dunque dice Chiesa, intende permanenza delle verità di fede; chi dice cattolica, intende unione di persone, che sopra esse verità ritengono quel che si ritenne sempre, da tutti, dapertutto. I nostri vescovi derivano in linea retta dagli apostoli; insegnano quel che essi insegnarono, sia ne' libri, sia a voce; e secondo la Chiesa lo interpretò nel modo che piacque allo Spirito Santo. Una sola fede, un solo battesimo, dice il Vangelo; adunque l'unità è carattere della vera Chiesa, come l'immutabilità è solo propria della verità; e, siccome Bossuet ben lo formolò, dice agli altri: «Tu cangi, e ciò che si cangia non è la verità».

Qual sublime spettacolo quell'armonico movimento d'innumerevoli intelligenze in ogni tempo e luogo, sicchè i popoli, discordi od anche ostili per politica, per invidia, per interessi, per indole, aveano una casa stessa dove, colle parole e coi sentimenti stessi, quasi all'ora stessa cantavano al Signore, e supplicavano i santi suoi per ottenere quella pace che il mondo non può rapire! E questa Chiesa è una, perchè figlia dello stesso Redentore; come lui è vera, è visibile; e se fu necessario un Dio presente per rigenerare il mondo, è necessaria la permanenza di esso nella Chiesa per conservare e svolgere l'opera della redenzione.

Ora quest'unità sarìa possibile ove a ciascuno fosse libero interpretare la Scrittura a suo talento? Iddio ha imposta un'autorità, che l'uomo sia obbligato riconoscere per conseguire il suo fine supremo? o lasciò che la nostra stirpe barcolli fino al termine tra l'abuso dell'autorità e l'abuso della libertà individuale?

I Cristiani credono il primo fatto: i Protestanti ritengono che tale autorità sia il codice scritto. Dicono che il proferire «Noi crediamo alla Chiesa mercè della Scrittura, e alla Scrittura mercè della Chiesa» è un circolo vizioso. Eppure al modo stesso l'autorità delle leggi deriva dal Parlamento, e il Parlamento esiste in forza della legge. Ma realmente alla Chiesa crediamo per l'autorità di Cristo; è un'accidente che quella fede sia deposta nella Scrittura; potrebb'essere in un altro libro o nella tradizione. Anzi nel Nuovo Testamento non vi è parola che mostri avere Cristo voluto diffondere la sua dottrina mediante la Bibbia; parla d'ascoltare, di predicare, di parole; non mai di leggere o di libro: non disse «Mandate un libro»: questo nè tampoco era scritto quando ordinò, «Andate e predicate»: potrebbero essere guasti i trentaquattromila suoi versetti: non vi si leggono gli articoli del Credo, che pure sono adottati da tutta la Chiesa.