Nel deposito della fede ci sono verità, non ancora state avvertite, o formolate, o esplicitamente insegnate. Fino dall'origine la Chiesa credette la divinità di Cristo, e la procedenza dello Spirito Santo, e la divina maternità di Maria, eppure questi dogmi formolò solo quando furono impugnati. E sempre, nel repulsare nuovi errori, più viva e decisa luce viene diffusa sopra quistioni supreme. Innanzi che san Paolo ribattesse quei che difendeano il Mosaismo, nessuno avea sì ben espressa l'eccellenza della fede evangelica. Col vagliare i dissensi nati tra i fedeli di Corinto, egli chiarisce gli oracoli divini sulla costituzione della Chiesa. Gli errori de' Gnostici e de' Manichei fanno porre in sodo la natura e l'origine del male, il contrasto fra la natura e la libertà, le relazioni della prima creazione coll'edifizio cristiano. Ario costringe ad esplicare la divinità di Cristo e la sua natura. Disputando co' Pelagiani si misura la debolezza e miseria umana coll'ajuto della Grazia.
Volendo all'intelligenza umana mettere meno vincoli che sia possibile, la Chiesa, finchè non si sollevi un errore patente e sostenuto da molti, non viene a una decisione ponderata, la quale dilucidi e stabilisca la verità. Possono dunque trovarsi espressioni poco esatte fino ne' più cauti; ma opinioni e sistemi particolari, usi o discipline d'un tempo, non sono la Chiesa, nè essa li consacra. Per quanto essa veneri sant'Agostino, non fe sue tutte le sentenze di quel massimo fra i dottori intorno al peccato originale e alla Grazia. Onde a torto gli avversarj attaccano, come fossero dottrina della Chiesa, alcune opinioni speciali, talvolta ripescandole in autori oscuri; ovvero usanze e riti che la Chiesa non sanzionò mai; nè distinguono l'accidente dall'essenza, dalle opinioni d'alcuni teologi i dogmi; vale a dire ciò, e ciò solo che qual parola di Dio viene proposto dalla Chiesa[438]. Di questo ella è custode, non giudice di opinioni subjettive, sinchè a quello non si oppongono[439].
V'ha preghiere e riti che, indipendenti da fede intima, non racchiudendo veruna santa emozione, non diffondendo nè unzione nè raccoglimento, pure rispondono agl'indelebili istinti dell'uomo; esprimono l'amore di lui per Dio in tutte le cose, e per tutte le cose in Dio; la penitenza d'un fallo primitivo, origine d'ogni male in terra, il proposito di espiare le colpe personali mediante la fede e le opere, queste essendo morte senza di quella, e quella essendo vana senza di queste; la speranza in un Dio vivo, e di possederlo nella beata eternità.
La poesia, l'entusiasmo hanno un linguaggio, che non pretende a dogmatica precisione. Perchè cercare in un inno, in qualche legenda, nel calore d'una predica, nell'immaginoso idioma del vulgo, espressioni che non reggono al crogiuolo della rigorosa teologia? Il tenere le immagini era proibito dalla legge mosaica. Che monta? non era proibito da quella il lavorare al sabato o il mangiare majale, e ordinato il circoncidersi, e tant'altre prescrizioni e divieti accidentali? Di rimpatto la Chiesa adottò moltissime usanze che già erano de' Pagani, o che s'attengono alla natura stessa dell'uomo nel fondo loro come nell'abuso; o convertì a santa significazione quel ch'era profano, ergendo coi vasi tolti all'Egitto un tabernacolo al Dio vivente. Già s'avea luoghi dedicati a un dio speciale; divinità invocate per certe malattie, per certi eventi, o scelte a patrocinio di alcuni mestieri o professioni; si faceano voti e pellegrinaggi: si usava l'acqua lustrale; si feriava in certi tempi, appunto come fa il cristiano. Che importa? il fedele, quand'anche nol professi dottrinalmente, pone il debito divario fra Dio e i santi suoi; non riconosce in questi se non speciali intercessori, quasi l'uomo, sentendosi indegno di avvicinarsi immediatamente al trono supremo anche dopochè gliene aprì l'accesso il Cristo, interponga altri che furono sottoposti ai bisogni, alle debolezze, ai peccati suoi stessi; veneriamo le ossa che aspettano la glorificazione; baciamo le reliquie per attingerne una virtù benefica e proponimento e forza d'imitarli. E Maria? culto pietoso e consolante, che presentando il tipo de' sentimenti più dolci in natura, il pudore della vergine e l'amor della madre, la rassegnazione dell'afflitta e il trionfo della martire, immacolata fin dal concepimento, eppure avvocata de' peccatori; si addatta alle miserie della vita porgendosi interceditrice innanzi al giusto, qual madre dell'uomo e donna de' dolori, e realizzando fuor di Dio tutte le qualità affettuose, di cui l'umanità non può far senza, sia nel culto, sia al focolare[440].
Chiunque crede Dio, crede che nulla è a lui impossibile. In conseguenza non ripugna da que' fatti che Dio compie indipendentemente dalle cause seconde, e che si chiamano miracoli. Ciò non porta a credere tutto, degradando le legittime ragioni della critica, nè ad accettare i delirj della superstizione, le illusioni dell'ignoranza, i vezzi della fantasia, costituenti una mitologia cristiana, che ogni credente discerne dalla verità[441]. Filosoficamente ogni miracolo è un fenomeno; teologicamente ogni fenomeno è un miracolo: quanto al finito, tutto è opera di natura; tutto è opera di Dio quanto all'infinito.
Il miracolo, in tempi di credenza, diveniva una delle condizioni ordinarie dell'azione di Dio sopra il mondo; il risultato naturale dell'innocenza, restituita per mezzo del sagrifizio; e talvolta, a forza di fissar l'attenzione nell'ordine della Grazia e del soprannaturale, si perdè l'intelligenza della semplice natura e della giustizia umana.
Venuti secoli d'esame, si ripudiò una quantità di quelle legende; pure sono registrate secondo le pie tradizioni di età abituate a vivere di fede; registrate però e senza mettere limiti all'onnipotenza di Dio, il quale ha ricchezze infinite pe' cuori semplici e fedeli; e senza assegnare quanta certezza abbiano[442].
Tutto insomma si concorda, purchè si ami. Caddero abusi nella Chiesa? Chi il nega? Scopriamoli, correggiamoli, ma è egli giusto ripudiare la verità perchè se n'abusò?
Nella Chiesa accanto alla verità e ai precetti rivelati, stanno l'insegnamento, la giurisdizione, il ministero. Il dogma eleva l'intelligenza fin al soprannaturale. La morale segna chiaramente la giustizia, e la inculca mediante la carità. Il ministero deve perpetuar nella Chiesa sotto segni visibili la divina istituzione della giustificazione pei meriti di Cristo, e del santificamento per la comunicazione dello Spirito Santo.
Il dogma dev'essere annunziato e in parte spiegato: la morale dev'esser ridotta a notizia de' fedeli; il ministero deve compiersi per provvedere ai disegni della comunione de' Fedeli: laonde son elementi necessarj della Chiesa il dogma, la legge, il sacerdozio.