Pertanto il clero non può separarsi dalla Chiesa cattolica, se vuolsi ch'ella sia organata e vivente. Se venisse modificato nel triplice suo cómpito, le relazioni colla Chiesa ne resterebbero lese. Ad esso venne affidato il giudizio delle azioni umane in ordine alla vita eterna, «Come il padre mandò me, così io mando voi»; ciò è detto agli apostoli e legittimi successori, non ad altri; come agli apostoli fu detto di far in commemorazione la santa Eucaristia, cioè i ministeri più elevati.

Nella costituzione storica e giuridica della Chiesa coesistono dunque, 1º i battezzati, semplici credenti: 2º gli apostoli, con prerogative comuni a Pietro, quali sono la speciale vocazione[443], la podestà di legare e sciogliere[444], il magistero dell'insegnare[445], la missione di rigenerare e salvare i credenti[446], la facoltà di ordinare i successori[447], l'indefettibilità dei doni e delle promesse[448]. 3º A tutti sovrasta Pietro, fondamento singolare della Chiesa[449], a cui sono affidate le chiavi del regno de' cieli[450], l'offizio di pascere e di reggere gli agnelli e le pecore, cioè e i fedeli e i loro capi[451]; la stabilità della fede e l'uffizio di confermarvi i fratelli[452]; promettendogli l'indefettibilità, come fondamento della Chiesa[453].

Viene così a costituirsi un accordo di monarchia, aristocrazia, democrazia, come tre elementi, non tre poteri. L'aristocrazia de' vescovi partecipa di tutte le prerogative del capo, eccetto il primato: ad essi soli Gesù Cristo impartì la gerarchia della giurisdizione: i preti son loro cooperatori, con giurisdizione non ordinaria, ma delegata e varia, che ricevono potenzialmente, non effettivamente coll'Ordine.

Sotto alla gerarchia sta la democrazia, l'universalità de' fedeli, la plebs, tutti figli di Dio, fratelli di Cristo, senza distinzione di classi o di nazioni, godendo la fratellanza, l'eguaglianza, la libertà.

Hanno essi diritto nel governo ecclesiastico?

La Chiesa è d'origine soprannaturale, sicchè opinioni o volontà umane nulla valgono nello scopo suo, ch'è di effettuare e propagare il sacramento di Dio per Gesù Cristo. E Cristo, il cui regno non era come quelli del mondo, non la affidò a re o a popoli, ad assolutismo o a suffragio universale, bensì all'ispirazione dello Spirito Santo. La consacrazione ai pastori non è data dalla plebe: onde neppur la giurisdizione; nè la sua forma può andare mutandosi, come ne' governi umani. Però noi plebe de' Fedeli abbiamo diritto di essere ben governati, con carità e riverenza, rettamente ammaestrati, fatti partecipi de' sacramenti: la scienza ci dà diritto di rimostrare, come abbiam veduto fare i più gran santi; la giustizia deve aver le sue forme, i suoi gradi, i suoi appelli; se ne devono accettare le pene, e il potere coattivo interno ed esterno secondo i tempi. Tal è la costituzione ecclesiastica.

Siffatti press'a poco saranno stati gli argomenti addotti dai nostri contro i novatori, e già indicammo i primi combattenti. Per toccare qui solo de' nostri, il già lodato cardinale Contarini[454] scrive con garbo e chiarezza, ma mostrasi filosofo arguto più che profondo teologo; tradusse gli Esercizj di sant'Ignazio, del quale era amico: poi fallitagli la concordia di Ratisbona, si restrinse a cercare la riforma morale dei vescovi di Germania. Messo legato a Bologna, potè spiegare e zelo, e carità, e qui serva ricordare come, avendo saputo che un gentiluomo parlava licenziosamente di Dio e della religione, lo prese suo domestico, e coll'esempio e le ragioni lo vinse di modo, che anche dopo la morte del suo benefattore egli ripeteva: «Di questi prelati ci vorrebbero, che sapessero cavare le anime di mano al diavolo fin sotterra».

Alvise Lippomano, pur di Venezia, vescovo di Modena, di Verona, di Bergamo, versato nelle lingue, essendo nunzio in Germania cercò «sterpar la mala erba luterana», compilò il catalogo degli antichi interpreti greci e latini della Genesi, dell'Esodo, dei Salmi, e stese la Confermazione e stabilimento di tutti i dogmi cattolici, con la subversione di tutti i fondamenti delli moderni eretici (Venezia 1553), e in sei volumi le vite dei santi, con critica maggiore della consueta, e conservando molti preziosi racconti di greci e latini. Possiamo aggiungere il cardinale Marino Grimani vescovo di Ceneda e patriarca d'Aquileja, che l'epistola ai Romani commentò in senso opposto ai reluttanti; Girolamo Amedei, servita senese, spedito in Germania; il domenicano Silvestri che fece un'Apologia della convenienza degli istituti cattolici colla evangelica libertà; Ambrogio Fiandino da Napoli, agostiniano, che già aveva confutato il Pomponazio, senem delirum, maledicum, patriæ vituperium, e dettò contro Lutero tre opere non mai stampate; Cristoforo Marcello veneziano, arcivescovo di Corfù, e famoso per dottrina non meno che per disgrazie. Alla Magliabecchiana conservansi in cinque grossi volumi manuscritti Disputationes variæ v. fr. Nichola Stufæ O. Pr. habitæ in variis locis Galliæ et Germaniæ contra hæreticos calvinistas et luteranos, ma non ci parvero di forza sufficiente[455].

Spesso lo zelo dava ombra; e Andrea Bauria, ferrarese agostiniano, vigorosissimo predicatore contro i vizj, fu messo in sospetto a Leone X, il quale fece sospendere la stampa del suo Defensorium apostolicæ potestatis contra Martinum Lutherum. Anche frà Girolamo da Fossano, che abbondevoli frutti coglieva nelle valli subalpine dei Valdesi, fu sospettato d'eresia e sospeso dal predicare finchè si provò innocente, e scrisse una delle migliori difese della messa contro Lutero (Torino, 1554).

Maggior rumore levò Ambrogio Caterino. Nel secolo era stato Lancellotto Politi senese, studioso delle leggi quanto solevasi nella sua patria, della cui libertà fu fervoroso difensore. Studiò anche dieci anni a Parigi, e di trenta resosi frate, mostrò elegante dicitura, chiarezza, metodo, leale esposizione delle objezioni, ampio sviluppo degli argomenti, estesa dottrina ma litigiosa, per la quale vedendo eresie dapertutto, s'abbaruffò anche co' teologanti cattolici; e spirito indipendente, non si chinava all'autorità di san Tommaso o di sant'Agostino o d'altri. Benchè domenicano, asseriva l'immacolata concezione di Maria; contro san Tommaso sosteneva che Gesù Cristo sarebbe venuto al mondo, quand'anche Adamo non avesse peccato; nei commenti sui primi capitoli della Genesi e sulle Epistole canoniche, non esita a combattere spesso il cardinale Cajetano, imputandolo d'interpretazioni umane e opinioni singolari; nel trattato della Grazia, asseriva potersi esser certi della giustificazione, dottrina simile alla luterana, che gli fu ribattuta; sulla predestinazione credeva che pochi fossero eletti assolutamente, ma per un gran numero il decreto fosse condizionale; che i bambini morti senza il battesimo godono una felicità conveniente, e sopratutto non esser necessario che il ministro de' sagramenti abbia l'intenzione di far cosa sacra, purchè ne adempia le cerimonie. Lettere di gran lode gli scriveva il Sadoleto, e trovava eccellente il libro suo sul peccato originale e sulla giustificazione, materia tanto difficile, intorno alla quale erangli rimasti certi dubbj, che a tempo più calmo intendeva comunicargli; pure assicurandolo non aver letto nulla di più erudito e dove gran dottrina fosse accoppiata con tanta prudenza e vera religione[456]. Oltre un Discorso contro la dottrina e le profezie di frà Girolamo Savonarola (Venezia 1548), dove attacca i costui seguaci, scrisse De cælibatu adversus impium Erasmum; Quæstiones duæ de verbis quibus Christus SS. Eucharistiæ sacramentum instituit, opera che fu proibita; e un trattato De libris a christiano detestandis et a christianismo penitus eliminandis, ove un capitolo è intitolato: Quam execrandi sunt Machiavelli discursus, et institutio sui principis. Osteggiò i varj eretici nel Rimedio alla pestilente dottrina di frà B. Ochino (Venezia 1544), nel Compendio d'errori ed inganni luterani (Firenze, 1520) dedicato a Carlo V. Nei Libri V adversus Lutherum, egli diceva all'eresiarca: «Se la Chiesa non è che in ispirito, come si potrà riconoscerla sulla terra?»