I papi erano stati motori e centro della resistenza contro i Turchi. Oggi, che vediam questo popolo in quell'ultima decadenza dove più non lo sostiene che la volontà dei forti, l'Europa vanta la sua tolleranza nel rispettare fino il Musulmano, la sua indifferenza fino a sorreggere un governo che ha per canone politico il fratricidio, per canone domestico la poligamia, per canone economico la pirateria. Ma ai giorni di Lutero i Turchi minacciavano una conquista senza pietà, una preponderanza senza freno: si trattava ancora di decidere se l'Europa sarebbe di Cristo o di Maometto; se si progredirebbe col Vangelo fino al pieno trionfo della democrazia, o si retrocederebbe fino ai serragli, agli eunuchi, alla legge incarnata in un uomo. E appunto allora i Turchi, comandati da principi eroi, avendo conquistate le coste dell'Adriatico e alcune isole, minacciavano l'Italia, corseggiavano a baldanza le nostre marine, tentarono fin sorprendere in una villeggiatura Leon X e la famosa Giulia Gonzaga. Pio II aveva evocato tutta la cristianità a questa tardiva crociata, ed egli stesso andava a porsene a capo, quando morì. I successori proclamarono sempre la guerra santa, e fervorosamente Leon X. Ma che? Ulrico di Hutten gridò alla sua Germania non gli si desse ascolto: sotto quel pretesto il papa vuole squattrinare il popolo ignorante, munger il latte delle genti, inebbriarsi alla mammella dei re[472]. E Lutero argomentava: «Noi dobbiamo volere non solo quel che Dio vuole che noi vogliamo, ma assolutamente tutto ciò ch'egli vuole. Ora egli vuol visitarci col mandare i Turchi; il respingere questi è un resistere alla sua volontà». E ripeteva: «No, Cristiani; tutti io vi scongiuro a pregare per i nostri poveri principi tedeschi, acciocchè non un soldato, non un soldo diano al papa contro i Turchi; meglio i Turchi e i Tartari che la messa. La guerra, ve lo canto chiaro, mi spiace contro il turco, non men che contro il cristiano[473]. I Turchi empiono il cielo di beati: il papa empie l'inferno di Cristiani. Se il Turco arrivasse a Roma, non sarei io che ne piangesse»[474].
I Cattolici, è vero, continuarono a tener testa ai Turchi; ma dacchè la cristianità fu divisa in due campi, non bastò più a cacciarli[475]; le forze doveano logorarsi nelle lotte interne, gl'ingegni s'aguzzavano nello scassinare la fede romana. Anche per convertire i paesi infedeli scemavano i mezzi: missionarj non partivano più che da Roma, e in mezza Europa trovaronsi distrutti i frati, che n'erano i principali stromenti.
DISCORSO XVIII.
ADRIANO VI PAPA RIFORMATORE. CLEMENTE VII. SACCO DI ROMA. PRELUDJ D'UN CONCILIO.
Il figlio d'un Florent, povero operajo d'Utrecht, meritò la predilezione de' maestri perchè mostrava inclinazione allo studio; ottenuto un posto gratuito in un collegio di Lovanio, vi apprese filosofia, matematica, diritto canonico, latino e greco, oltre il tedesco. V'aggiungeva tanta pietà, che non usciva mai di scuola senza entrare in una chiesa, e se imbattesse un povero, dividea con esso la parca cibaria. Acchiocciolatosi in una cameretta a tetto, fredda, malsana, la notte andava a leggere al lume de' pubblici lampioni, finchè Margherita d'Austria, vedova di Carlo il Temerario, allora governatrice dei Paesi Bassi, avutone contezza, gli mandò legna e trecento fiorini per comprare libri, e in appresso gli conferì una parrocchia, poi un canonicato a San Pietro di Lovanio. In questo viveva egli ritiratissimo, fra autori classici ed ecclesiastici e con qualche camerata; non lodato, neppure troppo gradito pe' suoi modi da grossolano brabanzone; ma ben contento quando dal vivere gli avanzasse tanto da soccorrere alcun poveretto. Fatto decano, si applicò a riformare quel capitolo; oculato nel conferire i benefizj; durante il pasto frugale faceva leggere le sante scritture.
Stampò in quel tempo Commentarium de rebus theologicis in quatuor sententiarum questiones[476], e il suo nome giunse fino all'imperatore Massimiliano, che lo scelse per insegnar francese, spagnuolo e latino a suo nipote. Questo divenne, col nome di Carlo V, imperatore di Germania e re di Spagna, e poichè tanta parte ebbe negli affari d'Italia e della religione, bene sta che ci badiamo alquanto a considerarlo. Erede de' possessi austriaci per padre, de' Paesi Bassi e della Spagna per madre, e in conseguenza de' dominj d'Italia e de' paesi testè scoperti in America e nelle Indie, fu fortunato sino ad avere prigioniero alla battaglia di Pavia il proprio emulo Francesco I di Francia, e con ciò assicurata la sua preponderanza di qua dell'Alpi, mentre dal nuovo mondo gli giungevano ogni giorno annunzj di altri imperj scoperti e assoggettati, ch'egli mai non vedrebbe, di miniere d'oro e d'argento scavate, di preziose spezierie, avviate dall'estremo Oriente e dai paesi equatoriali a' suoi porti di Spagna. A contatto con tutti i paesi d'Europa per dominj che estendevansi da Cadice a Bruxelles, da Messina al Baltico, potè fantasticare la monarchia universale, non come immediata dominazione, ma come supremazia; nè fu vana millanteria il dire che il sole non tramontasse mai ne' regni suoi.
E veramente egli sta a capo de' re moderni. Uscendo dai secoli della cavalleria per entrar in quelli del machiavellismo, fu vario come il suo tempo, a vicenda cupo e generoso, tollerante e fanatico, ostinato ne' proprj e ligio agli altrui pareri, intrepido e sfiduciato, ambizioso fino a sognare l'alta direzione e dei regni e della Chiesa, e di abbattere la costituzione germanica, sostituendovi la monarchia ereditaria, poi umile sino a terminar la vita in un convento: non fastoso, non cavalleresco, bensì politico, affettante il casalingo; affettante il leale, mentre niuno lo pareggiava nell'ordire e tessere un intrigo, nel promettere, corrompere, eludere, conciliare, soprattutto temporeggiare, conforme alla divisa che aveva assunta, Nondum[477]. Mai non montava in collera: offeso, avvolgeasi nella dignità del silenzio: la gratitudine non conobbe: la fiducia poco; mal soffriva la contraddizione, e credeva che il lungo riflettere sia cauzione del buon successo. Pari a lui nessuno in attività, ed ebbe ad esercitarla non solo nell'amministrazione di sì varj Stati, ove le libertà e le forme tutelari del medioevo dovea soffocare nell'assolutezza amministrativa de' moderni, ma nelle guerre ostinate colla Francia, nelle civili colla Spagna e col Belgio, nelle generose coi gran guerrieri dell'impero turco; sempre con mezzi sproporzionati agli alti fini, e costretto a ricorrer a disastrosi spedienti finanziarj, e trovare impediti i suoi concetti da un frate, che colla parola arrestava o deviava l'immensa sua potenza, e toglievagli di scioglier nessuna delle grandi quistioni che eransi sollevate a que' giorni nel campo della politica come in quel del pensiero e del sentimento.
Nella sua grandezza egli ricordò il suo maestro Adriano, e lo pose vescovo di Toledo, e da Leone X gli ottenne la porpora. Erasmo, gran nemico dei frati, non ha che blandizie per questo, ne ammira le virtù non meno che le lezioni di teologia; Lutero stesso lo chiama di splendida e lodata vita.
Qual migliore per opporre alla Roma paganizzante?
Su lui dunque si accolsero i voti del conclave[478]. Trovavasi egli allora in Ispagna, e Carlo V gli mandò l'aspettasse, volendo accompagnarlo a Roma; ma esso gli rispose: «Mi sarebbe caro assai vedere V. M., ma sì calda è la stagione, che, se veniste a fretta, vi nocerebbe; se altrimenti, dovrei differire di molto l'andata, lo che tornerebbe in gran danno degli affari comuni nostri e della cristianità. I dispacci, che ricevo da Roma, da Genova e da ogni parte d'Italia, recano che le cose nostre vanno in ruina, e che non si può rimediarvi senza la mia presenza: onde non ho cuore di indugiar più oltre»[479].
Per disposizione del regio alunno e pel decoro della Spagna, Adriano salpò con numerosa flotta; duemila fra prelati e cortigiani, quattromila soldati; sbarcato a Genova, «disse messa e racconsolò alquanto quella povera città del sacco e de' danni ricevuti»[480]: approdato poi ad Ostia, ricusò lo spendio e le baldorie che soleano accompagnare le entrate in Roma; fe sospendere la costruzione d'un arco trionfale, dicendo, «Le sono usanze da Gentili, non da cristiano e religioso».