Il qual Lutero scriveva a Baldassare Altieri, veneziano e secretario dell'ambasciadore d'Inghilterra, si guardasse dalle dottrine di Bucer, di Bullinger, di Pellicano, di altri intorno alla eucaristia, come da pestilenziale eresia; e interrogato dai nostri sopra la presenza reale, anatemizzava Zuinglio ed Ecolampadio, «dottori contagiosi e falsi profeti». Bucer, inclinato alla pace, dirizzò una lunga lettera «agli Italiani fratelli che invocano Cristo con pura fede a Bologna e a Modena, venerandi e carissimi», congratulandosi che ogni giorno avanzassero nella cognizione di Cristo, e a sempre nuovi la partecipassero; gli duole siano nati dissensi fra loro intorno all'eucaristia: stiano contenti di sapere che si pascono della carne e del sangue di Cristo, cioè in Cristo vivono più pienamente, e in sè vivo il sentono viepiù. E qui spiega la quistione nata su tal punto, concludendo di ricevere quei simboli con pietà, non offenderli con curiose e profane disquisizioni, dalle quali confida guariti anche i Tedeschi[526].
Si ha una lettera, che alcuni nostri da Bologna, nel 1533, scrissero al signor di Planitz, ambasciadore del duca di Sassonia all'imperatore, attestando di approvare la Chiesa protestante, e d'insistere pel Concilio[527]. L'anno stesso stampavasi in italiano il libro di Lutero dell'emendazione e correzione dello stato cristiano.
La bolla di Clemente VII, del 15 gennajo 1530, deplora che in diverse parti d'Italia avesse attecchito la pestifera eresia di Lutero, non solo tra persone secolari, ma anche ecclesiastiche e tra regolari, mendicanti o no, a segno che alcuni con discorsi, e fino con pubbliche prediche infettavano altri. Pertanto autorizza gli inquisitori domenicani a procedere contro costoro, ed anche Carmelitani o d'altri Ordini mendicanti: possano istituire vicarj e comissarj abili, purchè di trent'anni; ed essi e questi possano assolvere i ravveduti. Maggiori privilegi concede ai Crociati, che dagli inquisitori s'erano istituiti ne' varj luoghi per averne ajuto e consiglio.
Paolo III, con bolla del 14 gennajo 1542, confermava questi provedimenti informato che a Bologna, a Milano e in altri luoghi v'avea secolari e religiosi, che allegavano indulti e privilegi per tenersi immuni dalla giurisdizione degli inquisitori, e così proporre e disputare pubblicamente proposizioni scandalose, erronee e talvolta ereticali, con iscandalo e pericolo.
Già abbiamo veduto come il cardinale Sadoleto si lagnasse della defezione degli spiriti: e il cardinale Caraffa dichiarasse a Paolo III che l'eresia luterana aveva infettato l'Italia, e sedotto non solo persone di Stato, ma molti del clero. Più ancora significano le baldanzose speranze di alcuni apostati.
Egidio Della Porta, d'illustre famiglia comasca e frate agostiniano in patria, l'11 dicembre 1525 a Zuinglio «egregio soldato di Cristo, e venerando come padre», mandava: «Da un pezzo io desiderava scriverti, ma n'ebbi vergogna. Or mi rimprovero questa pusillanimità, pensando che Cristo istesso senza distinzione riceve anche i più umili. Come Paolo, dopo percosso, udì il Signore comandargli di visitare Anania e ricevere i consigli suoi, così, se io non sarò Paolo, sii tu a me Anania, e dirizzami colla parola nella via della salute. Vanno quattordici anni che, per zelo, com'io credo, pio, sebbene non secondo scienza, mi sottrassi ai parenti, e mi feci agostiniano, credendo coi Pelagiani poter procacciarmi la salute colle opere; e tanto feci che da sette anni attendo a evangelizzare la parola di Dio, ma con quanta ignoranza delle buone lettere! Perocchè nulla sapevo di Cristo, nulla della fede: tutto alle opere attribuendo, insegnavo a confidare in queste. E chi sa quali veleni ho io sparsi nel campo del Signore! Ma il buon Dio non volle che il suo servo perisse in perpetuo, e mi prostrò sicchè io esclamai: Signore, che vuoi ch'io faccia? E il cuor mio s'intese dire: Va ad Ulrico Zuinglio, e te l'insegnerà..... Ormai non tu, ma Dio per te mi camperà dai lacci: e spero addur meco alcuni fratelli. A noi non son note la lingua greca e l'ebraica, poco la latina: vogliamo impararle, ma più imparar Cristo. Tarderemo la venuta nostra fino a Pasqua, e durante la quaresima predicheremo il verbo di Dio.... Scrivendomi, dirigi ad Andrea Mondino, di qui....»
Poi al 15 dicembre 1526, di nuovo:
«Gran piacere mi recò la tua lettera. Prudentissimamente la venuta nostra nè disconsigli, nè comandi. Non sai che io son povero all'estremo. Potrai pregare nosco Iddio che al più presto si faccia la volontà sua. Temo non abbiasi ad attendere a lungo il Testamento che stiamo traducendo. Da mille faccende siamo distratti; ora spediti alla questua, ora tenuti alle ore canoniche, or qua, or là pei paesi, per le piazze, consumiamo gran tempo in faccende da nulla. Come poi si potrà stampare non scorretto se non vi assista qualche italiano? Ma lasciamo ciò. Il Signore suscitò in me lo spirito suo, che per tuo mezzo vuol perfezionare. Milano e il suo territorio, per la guerra recente è talmente spoverito, che molti benestanti giaciono in miseria: oltre gl'innumerevoli che già prima erano mendici. Sono senza fine le sciagurate che per la miseria si prostituiscono. Insomma la mano di Dio s'è talmente gravata sul popolo, che gli uomini inveleniti credono lecito l'affiggersi qualsiasi ingiuria.
«Queste sciagure Iddio curerà per tuo mezzo. Scrivi al duca di Milano una lettera d'esortazione e, se non l'ascolti, di minaccia, perchè a' suoi sudditi proveda il pascolo dell'anima e del corpo, togliendo il denaro ai pingui frati, e distribuendolo fra il popolo; lasci a ognuno predicare la pura parola di Dio, il che torrà, se rimanga alcuno scrupolo nell'azione predetta. Che se egli diffidi, guardi ai Tedeschi che fan altrettanto con avidità. Aggiungi che più facilmente fiaccherà la possa dell'Anticristo, il quale confida nelle sue ricchezze, e se ne vale a perdizione di molti. Varj fratelli, non isprovisti di pietà e d'erudizione, mi incalzano acciocchè io te ne scongiuri per Dio. E che scriva ai capi del nostro Ordine o setta, colle ragioni che più forti saprai svellendoli da quella faragine di regole, ma bada di non tacciarli d'ignoranza, perocchè sono vanitosissimi, e se n'impennerebbero.... Ma che sto io ad insegnarti? La terza domenica dopo Pasqua si raccoglieranno a capitolo per esaminare e deformare, volli dire riformare. Tal lettera dirigi a noi. Con qualche esempio nelle sante carte fa lor veduto com'è volere di Dio che si predichi la parola sua con semplicità e senza fronzoli, e che peccano contro di lui quelli che spacciano le proprie opinioni come responsi del cielo»[528].
Con apostolato più fiero la negazione era stata sparsa dai guerrieri, qui calati a straziarci. Carlo V, mentre professavasi difensore della Chiesa, aveva menata in giro una marmaglia di soldati, spesso cerniti da' paesi più infetti della Germania, e che diffondeano, se non le dottrine nuove, lo sprezzo delle vecchie, piacendosi di fare affronti agli ecclesiastici, di gravarli di castighi o d'ingiurie. Giorgio Frundsberg, inventore de' Lanzichinecchi, portava allato una soga d'oro, colla quale vantavasi di volere strozzare in Clemente VII l'ultimo dei papi, ed una d'argento pei cardinali. I papi stessi, come tutti gli altri principi, chiamavano nelle nostre guerre soldati svizzeri e germanici, che divenivano apostoli dell'eresia o colla parola o coll'esempio.