Nè pinger nè scolpir fia più che queti

L'anima, vôlta a quell'amor divino

Ch'aperse a prender noi in croce le braccia.

Il Panizzi, nell'edizione inglese dell'Orlando Innamorato, ripubblicò un opuscolo del vescovo apostata Vergerio[533] dov'è asserito che il Berni a quel burlesco poema intarsiasse dottrine anticattoliche, le quali poi furono espunte dopo morto l'autore, e allega diciotto stanze, prologo al XX canto, di tenore riottoso: donde l'editore conchiude che tali opinioni fossero comuni nella classe educata d'Italia, quanto oggi le liberali. Prova incerta, ma non nuova; che già altri vollero noverare tra i riformati il Manzolli pel Zodiacus vitæ, astiosissimo contro il clero, l'Alamanni, il Trissino, altri ed altri, mal comparando chi riprova gli abusi con chi proclama la fondamentale protesta della ragione individuale, presa per unico interprete del codice sacro.

I Riformati ammetteano i dogmi primarj del cristianesimo, pretendeano anzi richiamare a quelli la Chiesa traviata; ne negavano alcuni. Pertanto è facilissimo, in detti e scritti di ottimi cattolici, trovare espressioni consone a quelle de' Protestanti, o lo scopo di richiamare le opinioni vulgari alle definizioni vere e alle interpretazioni autentiche della Chiesa. Chi non ne esamini il complesso, li fa assenzienti agli eretici. Ma dessero anche in fallo, era colpa dell'intelletto più che della volontà; l'errore sincero non costituisce eresia; e se anche ne dà le apparenze, vuolsi distinguerlo dalla ribellione volontaria e meditata: e più erano scusabili quando il Concilio di Trento non aveva ancora nè sì ben definiti, nè sì popolarmente espressi i canoni della credenza.

La dottrina cattolica abbraccia e mette in armonia il divino elemento e l'umano, il terrestre e il soprannaturale, ossia il principio mistico e il principio intellettuale. Quell'armonia forma la meraviglia e la venerazione de' contemplanti. Può anche succedervi squilibrio, nè per questo uscire dal cattolicismo se non s'arrivi al disprezzo dell'autorità ecclesiastica, e a rompere i vincoli della fraterna carità.

Non è consueto nel nostro paese narrare la vita dello spirito, nè dipingere i caratteri, come fecero principalmente i grandi secentisti di Francia; onde non possiamo assistere alle lotte interne di quelle anime elette, e a quelle ambasce di spirito, che non si comprendono più nell'inintelligente età del dubbio. Ma oggi stesso, fra un popolo serio perchè libero di realtà non solo di istituti, chi volesse vedere come le quistioni religiose agitino profondamente i più gravi pensatori e i cuori più sensitivi, legga in Neumann, in Pusey, in Manning gli spasimi e le emozioni provate allorchè, nel 1851, si discuteva sulla necessità del battesimo, sulla autenticità e divina ispirazione delle Scritture, la colpa originale, le profezie, l'incarnazione dello Spirito Santo. Ed era l'età del vapore e dei telegrafi elettrici.

Qualcosa di siffatto accadeva in Italia nel secolo XVI; laonde furono confusi coi Riformati persone di gran pietà, che colla stessa austerità loro, col congregarsi a ragionare di Dio, coll'occuparsi d'indagini teologiche, protestavano contro l'indifferenza dei più. Molti della predicazione luterana non vedeano che il lato morale; una pietà forse inconsiderata, ma che vagheggiava la purezza perduta nella Chiesa; un desiderio di diminuire importanza alle cerimonie esteriori e alle opere suprarogatorie, d'altrettanto rialzando la pietà interiore; un deplorare le persecuzioni che si faceano all'Ochino o a Pietro Martire, mentre si tolleravano l'Aretino e il Franco; una profonda fiducia nei meriti di Gesù Cristo, senza avvedersi che essa perdea lode col repudiare l'autorità e i sacramenti da Lui istituiti: un gridare all'emendazione del clero, al depuramento del culto, pur senza voler menomamente distruggere i papi o i riti. Oltrechè ciò nulla ha a fare colla quistione dogmatica dell'unità, quanti non sono in ogni età coloro che adottano un principio, e non ne tirano le conseguenze?[534]

Di tali intenzioni noi crediamo Marcantonio Flaminio. Questo veronese, buon medico ed elegante latinista, ridusse i salmi in odi latine, che furono messe all'indice da Paolo IV: e stampò In psalmis brevis expositio (Aldo, 1515) dedicata a Paolo III, dicendo essere stato indotto a farla dal vescovo Giberti, e a pubblicarla dal cardinale Polo. Girolamo Muzio, annusatore di eresie, l'appuntò perchè, interpretando un verso del salmo 45, dice che «dobbiamo cessare da tutte le opere nostre, e la vera giustizia per nostra fatica non si può acquistare»; e altrove ammonisce «che cautamente leggano gli scritti del Flaminio, anzi che non li leggano quelli che al cristianesimo s'appartengono, perciocchè maggior danno potranno conseguire dalle sue sentenze che diletto dalle sue parole»[535]. I Protestanti danno per segno di sua apostasia l'ardore suo per Cristo e per l'eucaristia, il non volgersi mai nelle odi a Maria o ai santi, nè mentovare il purgatorio; il raccontare egli stesso come, essendo malato, risanò per preghiere dirette dal Caraffa a Dio, non a verun santo[536]. Vedasi se meritino peso tali presunzioni, come la pietà che spira dalle sue lettere[537]; la conoscenza che mostra delle Scritture è un'altra pruova che queste non erano inusate neppure fra i Cattolici. Nel 1535 scriveva a Pietro Pamfilio d'aver detto addio ad ogni studio, eccetto quello delle divine cose, e che proponeasi dedicare il resto di sua vita a meditare la fede cristiana.

Nel Giudizio sopra le lettere di tredici uomini illustri pubblicate da M. Dionigi Atanagi (Venezia 1554), opera forse del sunnominato Vergerio, si legge che il Flaminio «solo tra questi ebbe qualche gusto e cognizione di Cristo e della verità, ma non in tutti gli articoli, perocchè Dio non scopre e non rivela tutti i suoi tesori ad un tratto, ma a parte a parte. Certa cosa è che, se il Flaminio intese la giustificazione per la sola fede in Cristo e la certezza della salute nostra, egli o non intese la materia dell'eucaristia, o non ebbe ardimento di dirla come sta». E riferite le discrepanze, soggiunge: «Questo guadagno almeno facciam noi di quella lettera flaminiana, che, avendo esso dimostrato dissentire da noi in questi punti, e non detto di dissentire ove noi neghiamo esservi la transustanziazione, e quella oblazione doversi applicare per vivi e per morti, e dove anche neghiamo la cena doversi dividere, il che fanno i papisti quando ai laici non danno la spezie del vino, in questi tre punti almeno esso Flaminio ha dimostrato di tenere che noi abbiamo ragione; e credo io che, se egli fosse vivuto, sarebbe eziandio in tutti gli altri corso più avanti, ed entrato nelle opinioni nostre; e credo di più che, chi avesse potuto vedere il secreto del suo cuore, avrebbe veduto che già v'era entrato». Induzione assurda, eppure abituale.