Da per tutto ove andasse, il Polo amava tali adunanze; e venuto nel monastero di Maguzzano presso Brescia, si trasse intorno monaci dotti e pii, quali Teofilo Folengo, Alessio Ugoni, un degli Ottoni, un Bornato, un Massato, che tutti invogliò a studiare la Bibbia.
Egli stesso dettò molte scritture in proposito dello scisma d'Inghilterra e singolarmente Della unità della Chiesa. Eppure fu sospettato d'eresia, e sotto il rigido Paolo IV messo prigione: là dicono scrivesse un'apologia, col calore che suol mettervi chi si trova incolpato a torto: poi rilettala a mente fredda, la giudicò troppo pungente, e buttolla al fuoco dicendo: «Non denudare le vergogne del padre tuo».
Era naturale che il Polo esercitasse molta efficienza sulle persone che lo attorniavano[542]; e Pier Paolo Vergerio, colle solite insinuazioni, dice che il Flaminio sarebbe entrato nelle opinioni luterane, se non fosse stato rattenuto dal cardinale Polo. Il quale, a dir suo, «intendeva o fingeva intendere la giustificazione per la sola fede di Cristo e l'insegnava a molti che teneva in casa (fra' quali esso Flaminio e messer Giovanni Morellio, morto ministro nella Chiesa de' forestieri a Francoforte): ma intanto persuadeva a contentarsi di tal cognizione secreta, e non tener conto degli abusi ed errori della Chiesa; e che si può farsi avanti con la pura dottrina tacendo, dissimulando e fuggendo». Gli amici di questo (egli continua) asserivano non aspettasse che il tempo «di dirla in faccia al papa o fare un qualche bel rumore in gloria di Dio»; ma invece richiamò al papismo l'Inghilterra, «e vi ha introdotto tutte le feccie, tutti gli abusi, e tutte le superstizioni e ribalderie papali, fino una statua di Tommaso Cantuariense»[543].
In fatto la Riforma aveva operato sì poco sulle moltitudini in Inghilterra, che bastò il salir regina Maria per restaurarvi il cattolicismo. Giulio III vi mandò il Polo, che, come più intelligente e tollerante, capì bisognava dar l'assoluzione pei beni ecclesiastici venduti: ma Paolo IV stette fermo a negarla (rescissio alienationum), e revocò il Polo; e subito dopo la nuova regina Elisabetta ripristinò la chiesa scismatica. Allora Paolo IV esclamava: «Nelle guerre perdiam la Germania: pel ritiro del cardinal Polo perdemmo l'Inghilterra: vogliam il Concilio; vogliamo la riforma e la pace».
Nè è fuor di luogo notare come la Chiesa anglicana conservasse un complesso di dogmi, di sacramenti, di riti, di prescrizioni, d'osservanze, che, più d'ogni altra forma di protestantismo, la avvicinano a noi; con un sacerdozio che si presume apostolico; colla pretensione di purità, unità, perpetuità. Anche il suo Common Prayer book, o libro di preghiere, nella maggior sua parte si scambierebbe per cattolico; la nostra messa è, si può dire, tradotta: altrettanto avviene nelle Omelie, ne' Formularj, nelle scritture di molti teologi de' primi tempi dello scisma. Ciò poteva anche esser un artifizio per insinuar poi le massime eterodosse, ravviluppate in tanto di vero. E da principio non pochi cattolici ne restarono illusi, talchè la Chiesa dovette intervenire per metterli sull'avviso: ma su queste conformità si fondano i tentativi odierni de' Puseisti di accordar l'anglicana colla Chiesa cattolica[544].
Tornando a que' pietosi, alla rinascenza quale s'ebbe in Italia, fondata solo sull'arte e sul sentimento del bello, voleano surrogare quella fondata sulla morale seria e sull'applicazione positiva; ricorreano alle fonti della tradizione, e taluni, più infervorati del senso morale, arrivavano a supporre che la parola interiore, vale a dire la coscienza e la ragione, sieno superiori alla lettera biblica, e contentavansi di sviluppar il sentimento religioso, men curandosi delle credenze positive. A questo misticismo sono sempre più proclivi le donne, essendo esso il grado più elevato dell'affetto, l'eccesso dell'abnegazione, l'amor divino spinto talora fino alla passione; come si vide nel xiv secolo in santa Caterina, nel xvi in santa Teresa, poi nella beata di Chantal, nella Guyon, nella Bourguignon; e fino ai dì nostri nella Krudner e nelle scolare del Saint-Martin, le marchese di Lusignan, di Coislin, di Chabannais, di Clermont-Tonnerre, la marescialla di Noailles, la duchessa di Bourbon.
Vi arieggiava Vittoria Colonna, che i Protestanti fanno dal Polo convertita. Nata dall'illustre famiglia di Roma il 1490 in Marino, feudo domestico, di cinque anni fu promessa sposa al marchese Francesco Ferrante d'Avalos di Pescara, campione della Spagna in Italia: di diciannove lo sposò, e vivea spesso in Pietralba alle falde del monte Ermo, più spesso in Ischia. Quel suo marito si segnalò per valore e si deturpò per spioneggio nel noto affare del cancelliere Morone, onde il milanese Ripamonti scrive non essere stato in quei tempi alcuno nè più infame in perfidia, nè più illustre nell'armi. Infatti contribuì grandemente alle vittorie de' Francesi in Italia: restò ferito e prigione alla battaglia di Ravenna del 11 aprile 1512, e giovane morì il 25 novembre 1525. Vittoria immortalò con poetici compianti le imprese di lui e il proprio affetto, chiamandolo il suo bel sole: ritiratasi a Roma fra le monache di San Silvestro in capite, soffrì delle sventure che cagionarono i suoi Colonnesi; ricoverò a Marino, pregando e offrendo riscatti pei tanti miseri nella terribile invasione; quando Paolo III ruppe guerra ai Colonna[545], ella passò nel monastero di San Paolo d'Orvieto, poi nel 1542 in quello di Santa Caterina a Viterbo.
Sette anni dopo ch'era vedova, venne a Napoli lo spagnuolo Valdes; ed a' suoi discorsi infervoratasi del vangelo, ella non trovava pace e consolazione che nella parola di Dio.
Due modi abbiam da veder l'alte e care
Grazie del ciel: l'uno è guardando spesso