Ad ogni cor d'altere voglie acceso.

Fu essa a Ferrara nel 1537 al tempo della duchessa Renata, che vedremo calda fautrice di Calvino, e forse per mezzo di essa legò relazione con Margherita regina di Navarra, corifea de' Riformati in Francia, e le diresse una lettera di questo tenore:

«Le alte e religiose parole della umanissima lettera di vostra maestà mi dovriano insegnare quel sacro silenzio, che invece di lode si offerisce alle cose divine. Ma temendo che la mia Riverenza non si potesse riputare ingratitudine, ardirò, non già di rispondere, ma di non tacere in tutto, e solo quasi per inalzare i contrapesi del suo celeste orologio, acciocchè, piacendole per sua bontà di risonare, a me distingua ed ordini l'ore di questa mia confusa vita, fintantochè Dio mi concederà di udire vostra maestà ragionare dell'altra con la sua voce viva, come si degna di darmene speranza. E se tanta grazia l'infinita bontà mi concederà, sarà compiuto un mio intenso desiderio, il quale è stato gran tempo questo, che, avendo noi bisogno in questa lunga e difficil via della vita, di guida che ne mostri il cammino, con la dottrina e con le opere insieme ne inviti a superar la fatica. E parendomi che gli esempj del suo proprio sesso a ciascuno siano più proporzionati, ed il seguir l'un l'altro più lecito, mi rivoltai alle donne grandi d'Italia per imparare da loro e imitarle; e benchè ne vedessi molte virtuose, non però giudicava che giustamente l'altre tutte quasi per norma se la ponessero. In una sola fuor d'Italia s'intendeva esser congiunte le perfezioni della volontà, insieme con quelle dell'intelletto..... Certo non mi sarà difficil viaggio per illuminare l'intelletto mio e pacificare la mia coscienza; e a vostra maestà penso che non sia discaro per aver dinanzi un subjetto ove possa esercitar le due più rare virtù sue; cioè l'umiltà, perchè s'abbasserà molto a insegnarmi, e la carità, perchè in me troverà resistenza a ricever le sue grazie.... Potessi io almeno servire per quella voce che nel deserto delle miserie nostre esclamasse a tutta Italia di preparar la strada alla venuta di vostra maestà! Ma mentre sarà dalle alte e reali sue cure differita, attenderò a ragionar di lei col reverendissimo di Ferrara, il cui bel giudizio si dimostra in ogni cosa, particolarmente in riverir la maestà vostra. E mi godo di vedere in questo signore le virtù in grado tale che pajono di quelle antiche nell'eccellenza, ma molto nuove agli occhi nostri, troppo omai al mal usati. Ne ragiono assai col reverendissimo Polo, la cui conversazione è sempre in cielo, e solo per l'altrui utilità riguarda e cura la terra: e spesso col reverendissimo Bembo, tutto acceso di sì ben lavorare in questa vigna del Signore»[548].

La regina Margherita rispondendo la ringrazia delle lodi datele, protestando di ben poco meritarle. «Per il di dentro io mi sento sì contraria alla vostra buona opinione, che io vorrei non aver vedute le vostre lettere se non per la speranza che ho, che, mediante le vostre buone preghiere, elle mi saranno uno sprone per uscire dal luogo ov'io sono, e cominciare a correre appresso di voi.... alla qual cosa è necessaria la continuanza delle vostre orazioni e le frequenti visitazioni delle vostre utili scritture...... Vostre lettere più che giammai desidero di avere, e ancor più di essere così avventurosa, che in questo mondo possi da voi udir parlare della felicità dell'altro».

Le espressioni della devota marchesa sentono la cortigianeria d'allora, più che un assenso ai pensamenti della regina. E nelle sue poesie troviam invocati e Maria e gli Angeli e i Santi, nominatamente Caterina e «Francesco, in cui, siccome in umil cera, con sigillo d'amor sì vivo impresse Gesù l'aspre sue piaghe»: e manda in regalo un Redentore, e altra volta:

L'immagin di Colui v'invio che offerse

Al ferro in croce il petto, onde in voi piove

Dell'acqua sacra sua sì largo rivo.

Ma sol perchè, signor, quaggiuso altrove

Più dotto libro mai non vi s'aperse