[125.] Esistono nella Biblioteca Ambrosiana, e il Puricelli ne formò una dissertazione, che mai non fu pubblicata.
[126.] Vedi P. Giovanni Maria Canepano domenicano, Scudo inespugnabile de' cavalieri di Santa Fede.
[127.] Una delle legende più divulgate è quella di Barlam e Giosafat, della quale si ha pure una traduzione o imitazione del buon secolo della lingua. Felice Liebrecht provò ch'essa è una contraffazione cristiana della vita di Budda Sakia Muni, qual è offerta nel racconto del Lalita vastara in indiano. Nè già trattasi solo del concetto, delle linee fondamentali, ma di passi interi. Anche là Sakia Muni è un figlio di re, che tocco dalle miserie umane, si ritira nel deserto, malgrado la famiglia sua, a vita religiosa, convertito da un solitario. Un qualche monaco siro tradusse questa legenda, inserendovi le lodi del cristianesimo, e valendosi dell'ascetismo monastico, ch'è comune alle due religioni. Più tardi vi si aggiunsero satire contro la corrutela del tempo e la depravazione del clero.
[128.] La sua vita sta negli Acta Sanctorum al 29 maggio.
[129.] Pietro Lombardo, Maestro delle sentenze, avea detto (Lib. i, dist. 5) coi trattatisti, che nè il Padre generò la divina essenza, nè la divina essenza generò il Figlio, nè la divina essenza generò l'essenza: «col qual nome di essenza intendiamo la divina natura, che è comune alle tre persone, e tutta in ciascuna».
Parve a Gioachimo, che Pietro portasse la Trinità a quaternità, asserendo le tre persone, e inoltre l'essenza comune, distinta da esse. Molto se ne disputò, finchè Innocenzo III condannò il costui libro. Vedi Mattia Paris al 1179, e ci serva di prova de' cavilli allora usitati.
Le profezie di esso furono difese da Gregorio di Lauro, abate cistercense, nell'opera B. Joannis Joachim abatis apologetica, sive mirabilium veritas defensa. Napoli 1560. L'esame delle dottrine di esso vedasi in Natale Alessandro, Historia ecclesiastica, Tom. VI, pag. 287.
[130.] Costituzione Exiit quid seminat, nel VI delle Decretali, tit. de verbor. significatione.
[131.] A torto dunque Alessandro Natale comincia l'articolo sui Fraticelli con queste parole: Fraticellorum sectæ initium dedere Petrus de Macerata et Petrus de Forosempronio, Ordinis Minorum apostatæ, etc. Vol. VI, pag. 83.
[132.] Borghini, Trattato della Chiesa e vescovi fiorentini.