[264.] Nelle carte di Urbino nell'archivio centrale di Firenze è una lettera del 21 luglio 1494 di Alessandro VI a Lucrezia Borgia sua figlia, che finisce: «E per questa volta null'altro se non che attendi a star sana, et a esser devota de nostra donna gloriosa». Si sa ch'egli portava sempre in dosso una palla, contenente l'ostia consacrata.

[265.] Il signor Chantrel, nella Storia popolare dei papi, tolse or ora a discolpare Alessandro VI, mostrando come la vita sua non fu scandalosa, neppur mentre era privato; sempre poi edificante nel papato; e ch'egli fu gran re e gran pontefice; le accuse prodigategli mancar di fondamento, e ricader sopra gli storici, bugiardi, maligni, ostili ad esso papa, o alla cattedra su cui sedette.

Sono a vedersi per lo stesso assunto la Storia d'Alessandro VI dell'abate Jorry, e un articolo della Rivista di Dublino, del gennajo 1859. Un amico ci fa avvertire che nelle lettere inedite dell'Alberoni, trovasi un giudizio sopra Alessandro VI, che s'accorda sostanzialmente col da me espresso. Benedetto XIV, nel carteggio confidenziale coll'Alberoni, suo legato di Bologna nel 1740, gli manifestò l'intenzione di correggere varj abusi, e sovratutto di riformare il paese, rovinato da dieci anni di allegria e di conversazioni (Lettera da Castelgandolfo li 18 ottobre di quell'anno). L'Alberoni pur desiderando non ci fosse occasione di venire a que' rimedii troppo repugnanti al naturale della Santità sua, non potè di meno, da quell'uomo schietto qual era, di secondare un sì santo pensiero, aggiugnendo che il bisogno di tale riforma era universalmente sentito da tutti i buoni e dentro e fuori di Roma (Lettera dell'Alberoni di Bologna, 25 ottobre 1741). Il papa lesse, forse con poca riflessione, la lettera dell'Alberoni nella sua conversazione, dove saranno stati probabilmente alcuni bisognosi di tale riforma, e levossi uno schiamazzo contro l'impudenza del legato di Bologna, che avea avuto l'ardimento di scrivere tali cose ad un tal papa, quasichè il suo pontificato fosse quello di Alessandro VI. Non è qui luogo di trascrivere la lunga e veemente risposta dell'Alberoni allo stesso Benedetto XIV, degli 8 novembre: ma sul punto toccato s'esprime così: «Non so come costoro possino far entrare nel mio discorso Alessandro VI. Se si avesse a parlare del di lui pontificato si potrebbe dire che fu un misto di vizj e di virtù: che i primi furono mancanze d'un uomo privato, ma che le seconde furono qualità eminenti d'un principe di gran mente. Tale lo fanno conoscere le di lui famose Bolle e non Pataffie, che saranno di eterna memoria e venerazione, e fra tante altre azioni eroiche del sue pontificato, una sarà la restituzione della Romagna fatta dai Tiranni alla Santa Sede; opera che tutta si deve al coraggio e alla prudenza e sagace condotta di Alessandro VI».

[266.] Anche san Paolo ad Efeso si fe cedere gli amuleti e talismani della Dea colà adorata, e i libri de' misteri, e quantunque di carissimo costo, valendo cinquantamila denari, li fe bruciare. Act. apost. cap. XIX.

[267.] Prediche sopra Ezechiele. Predica XXII.

[268.] Prediche sopra l'Esodo.

[269.] Sermone sopra Amos.

[270.] «O frate, tu vuoi dire che la Chiesa non possa tenere beni temporali. Questo saria eresia. Non dico questo io, perchè non è da credere, se non si potesse tenere, che san Silvestro li avesse accettati, e san Gregorio li avesse confermati. Però noi ci sommettiamo alla Chiesa romana, o che valga meglio che ne abbia o no. Questa è una gran quistione, perchè vediamo che ha pur fatto male per avere queste ricchezze, e non bisogna che io lo pruovi. Rispondiamo dunque, non però assolutamente, come il marinaro che non vuol gittare le ricchezze in mare, ma fuggire il pericolo; e diciamo che la Chiesa staria meglio senza ricchezze, perchè sarebbe in unione con Dio». Sopra Ezechiele.

«Il papa è Dio in terra, ed è vicario di Cristo. Ciò è vero, ma Dio e Cristo comandano che si ami il proprio fratello, che si faccia il bene. Adunque se il papa ti comandasse cosa contraria alla carità, e tu la facessi, tu allora vuoi che il papa facci più che non fa Dio. Il papa può errare, non solo per false informazioni, ma qualche volta ancora perchè ha in odio la carità. Ciò che tanto ha corrotto la Chiesa è la potestà temporale. Quando la Chiesa era povera, allora era santa: ma quando le fu data la potestà temporale, cadde nella polvere delle ricchezze e delle cose terrene, e cominciò a sentire la sua superbia... Concilio vuol dir congregare la Chiesa, idest tutti li buoni abbati, prelati e secolari di essa. Ma nota che non si domanda propriamente Chiesa se non dove è la grazia dello Spirito Santo. Ed oggi dove si trova essa? forse solamente in qualche buon omiciattolo... Nel concilio s'hanno a far riformatori che riformino le cose giuste. Nel concilio si castigano li cattivi cherici; si depone il vescovo che è stato simoniaco o scismatico. Oh quanti ne sarebbero deposti! forse non ne rimarrebbe nessuno. Pregate il Signore, che si possa finalmente congregare una volta, per favorire ed ajutare chi vuol far bene e per combattere i tristi». Prediche del 1498, sopra l'Esodo.

[271.] Jacobo Pitti, Storie, lib. I, cap. 51.