[272.] «Oh non hai tu paura? Non io che mi vogliano scomunicare perchè non faccio male. Portatela in s'una lancia questa scomunica, e apritele le porte. Io voglio rispondere; e se non ti fo meravigliare, di' poi quel che ti pare. Io farò impallidire tanti visi là e qua, che ti parranno ben molti; e manderò fuori una voce che farà tremare e commuovere il mondo... Se io volessi andare adulando, non sarei oggi a Firenze, nè avrei la cappa stracciata, e mi saprei cavar fuori di questo pericolo. Ma, o Signore, io non voglio queste cose; io voglio solamente la tua croce: fammi perseguitare, io ti domando questa grazia che tu non mi lasci morire in sul letto, ma che io ti renda il sangue mio, come tu hai fatto per me.» Sopra Ezechiele, pred. XXVIII.

[273.] Il papa diceva al Bonsi, oratore di Firenze: «Io ho letto le prediche del vostro frate, e parlato con chi le ha udite. Egli ardisce dire che il papa è ferro rotto; che è eretico chi crede alla scomunica, e che egli, piuttosto che chiedere assoluzione, vorrebbe andar all'inferno. È scomunicato non per alcuna istigazione o per false insinuazioni, ma per la sua disobbedienza al nostro comando di unirsi alla nuova congregazione tosco-romana. Noi non lo condanniamo delle sue buone opere, ma vogliamo che venga a chieder perdono della sua petulante superbia, e volentieri gliela concederemo quando si sarà umiliato a' nostri piedi».

[274.] Anno Domini MCCCCIIC. — Dilectis filiis guardiano et fratribus D. Francisci ad Sanctum Miniatum extra muros Florentinorum Ordinis Fratrum Minorum de observantia nuncupatorum, Alexander Papa sextus.

Dilecti filii, salutem et apostolicam benedictionem. Relatum nobis fuit quod apostolico zelo veritatis et justitiæ accensi, ac pro nostro, et hujus sanctæ sedis honore contra perniciosum dogma falsamque doctrinam perditionis filii Hieronimi Savonarolæ ordinis fratrum predicatorum, ac populi seductionem multis ac veris conclusionibus et argumentis sæpius publice ac privatim predicaveritis, ac eo fervoris et studii processeritis ut, pro sustinendis vestris veris rectisque argumentationibus, et ipsius Hieronimi pertinacia convincenda, non defuerit ex vobis qui etiam se in ignem projicere proposuerit; Laudamus certe devotionem vestram ac tam pium tamquam religiosum ac venerandum opus quod procul dubio nulla poterit oblivione deleri: Nobis vero et ipsi sedi ita gratum et acceptum ut gratius et acceptius esse non possit. Hortamur et monemus vos in Domino, ut eodem tenore pergentes adversus ipsius errorum reliquias, si quæ supersint, et complicem perseverare velitis, ut exinde a Deo et hac sancta sede merita condigna consegui possitis. Dat. Romæ apud S. Petrum sub annulo Piscatoris XI die aprilis 1498, Pontificatus nostri anno sexto.

Dilecto filio Francisco Apuliensi, Ordinis fratrum Minorum de observantia nuncupatorum professori, Alexander Papa sextus.

Dilecte fili, salutem et apostolicam benedictionem. Intelleximus quanto fervore pro veritate et justitia, proque nostro ac huius sanctæ sedis honore nuper predicaveris verbum divinum in civitate ista florentina adversus falsum et perniciosum dogma iniquitatis filii Hieronimæ Savonarole, qui prius suis demeritis excommunicatus, ausu sacrilego quam plurima scandalosa et heresim sapientia tam diu disseminare tam publice non erubuerat. Fecisti profecto opus valde meritorium, ac maxima laude dignum, ac quale religiosum virum decebat, quod nobis et toti sacro venerabilium fratrum nostrorum Sanctæ Romanæ Ecclesiæ cardinalium collegio mirifice complacuit. De qua devotione te plurimum commendamus, monentes et exhortantes ut, si quid forsitan reliquarum deinceps tanti ac nepharii erroris supersit, in tam bono ac pio instituto perseverare, ac illud eodem veritatis mucrone retundere cures, ita ut majores in dies ac uberiores fructus in agro dominico producens, nostram et ipsius sedis benedictionem et gratiam valeas promereri. Datæ Romæ apud S. Petrum 1498, XI aprilis, Pontificatus nostri anno sexto.

[275.] I Fraticelli non erano forse del tutto spenti in Firenze. Nella Magliabecchiana (MSS. G. 3. 368) si ha una lunga lettera di don Giovanni delle Celle contro di essi, e una loro risposta assai sviluppata, ma che in fondo accusa la Chiesa di aver traviato, come poi disse Lutero; essi pochi custodire la verità: la via del paradiso essere stretta, onde non è meraviglia se essi sono pochi in numero: peccar contro la carità quelli che gli accusano.

Il codice XI della classe XXXIV de' manoscritti d'essa biblioteca ha molte scritture contro i Fraticelli dell'opinione e singolarmente del vescovo Ortano, che dice essere stato deputato coll'arcivescovo di Milano ed altri vescovi a discutere contro costoro, sorti principalmente intorno ad Asisi, e che aveano preso per capo un tal Nicolao di Marano, nell'Agro Piceno.

[276.] Faites moi un petit miracle.

[277.] Non ha bisogno di commenti questo passo del processo: «Jussus expoliari. Orsù uditemi. Iddio, tu mi hai côlto (inginocchiasi). Io confesso che ho negato Cristo. Io ho detto le bugie. Signori Fiorentini, io l'ho negato per paura de' tormenti. Siatemi testimonj. Se io ho a patire, voglio patire per la verità. Ciò che io ho detto l'ho avuto da Dio. Dio, tu mi hai dato la penitenza per averti negato. Io lo merito. Io ti ho negato. Io ti ho negato. Io ti ho negato per paura di tormenti, per paura di tormenti (erasi inginocchiato e mostrava il braccio manco quasi guasto). Gesù ajutami. Questa volta tu mi hai côlto».