Ad. Mueller, Vita di Erasmo di Rotterdam. Amburgo 1828.
Lieberkuen, De Erasmi ingenio et doctrina. Jena 1860.
[343.] Quali fossero i collegi di là dell'Alpi lo raccogliamo, per tacere altri, da due che avemmo occasione di nominare. Erasmo racconta che, nel collegio di Montaguto a Parigi, avea per direttore un Giovanni Staudin, non cattivo, ma privo di giudizio; non dava che letti duri, cibo insufficiente, veglie penose, lavori stanchevoli. Molti giovani di belle speranze ne morirono, o divennero ciechi, o furon presi dalla lebbra o da follia. E non solo maltrattava i poveri, ma anche giovani di ricche famiglie. Di fitto verno non dava che un tozzo di pan duro, e mandavali alla fontana attinger un'acqua fetida, malsana, gelata. I dormitorj erano al pianpiede, presso a latrine puzzolenti, e con muri coperti di muffa (Colloquia: Ichthyophagia). Rabelais fa dire a Ponocrate, intorno al collegio stesso: «Seigneur (Grandgonfier), ne pensez pas que je l'aye mis au collège de pouillerie qu'on nomme Montaigu; mieux l'eusse voulu mettre entre les genoulx de saint-Innocent, pour l'énorme cruaulté et villenie que j'y ai cognue: car trop mieulx sont traicté les forcés entre les Maures et Tartares, les meurtriers en la prison criminelle, voyre certes les chiens en votre maison, que sont ces malautrus au dit collège».
[344.] Opere di Lutero, ediz. di Walch, tom. XXII, pag. 786 e seg.
[345.] Opere di Lutero, tom. XIX, pag. 1509, si legge espresso: «Prima ch'io finissi il vangelo, il mio vicino avea finito la messa, e mi si diceva, passa, passa». I biografi posteriori esagerarono questo racconto per tramutare una celia in una bestemmia, e più rilevare la corruzione de' preti. Selneccer (Oratio de divo Lutero, pag. 31), traduce: «Passa, passa, idest, festina et matri filium remitte». Mathesius lo copia, se pure non fu lui che l'inventò. E i biografi moderni si fecero belli di quest'empio scherzo contro la dottrina della transustanziazione.
[346.] Tischreden, pag. 464, 607. Dopo le tante vite di Lutero, uscì or ora Leben und ausgewählte Schriften der Väter und Begründer der luterischen Kirche, eingeleitet von K. J. Nitsch. Elberfeld 1860 e seguenti.
[347.] Opere, T. I, op. 5.
[348.] Nelle regole di san Bonifazio, Michelet (Hist. de France, T. I, p. 286) lesse che «se un monaco peccò con una donna, digiuni due giorni in pane e acqua». Ora il testo dice: Si quis monachus dormierit in una domo cum muliere, tres dies in pane et acqua: si nescivit quod non debet, uno die. Del resto in quel Penitenziale, ducento colpi, che è il massimo delle sferzate, equivalgono a due giorni in pane e acqua.
[349.] Il concilio di Firenze definì intorno allo stato delle anime dopo morte, «che quelle de' veri penitenti, morti nella carità di Dio prima di aver fatto frutti degni di penitenza in espiazione dei loro peccati di commissione e di ommissione, sono purificate dopo morte colle pene del purgatorio, e sollevate da queste per suffragi de' fedeli viventi, come il sacrifizio della messa, le preghiere, le limosine e altre opere di pietà, che i fedeli fanno per gli altri fedeli, secondo le regole della Chiesa. Le anime di quelli che hanno peccato dopo il battesimo, o che, caduti in peccato, ne furono purificati in vita prima d'uscirne, entrano subito in cielo, e vedono puramente la Trinità, gli uni più perfettamente degli altri, secondo la differenza de' meriti loro. Le anime di quelli che son morti in peccato mortale attuale o nel solo originale, precipitano nell'inferno per esservi puniti, quantunque inegualmente».
[350.] Essendo morta Monica sua madre, Agostino racconta come Evodio prese il Salterio e cominciò a cantare un salmo, a cui tutta la casa rispondeva: Misericordiam et judicium cantabo tibi, Domine. E molti fratelli e religiose donne accorsero, mentre egli cercava reprimere l'intenso dolore. «Quando il corpo fu portato via, andai e tornai senza lagrime; e neppur nelle preghiere che a te, o Signore, porgiamo mentre ti si offriva per essa il sagrifizio del Salvator nostro (Cum tibi offerretur pro ea sacrificium pretii nostri), posto il cadavere vicino al sepolcro, come colà si usa, io non piansi» (Confessioni, lib. IX, cap. 12). Pure si accusa di averla troppo deplorata, e guarito dall'eccesso, prega Dio per essa colle lacrime che vengono dal riflettere ai pericoli d'ogni anima che muore in Adamo. Perocchè, sebben essa fosse vissuta santamente, pure non era certo che non le fosse uscita qualche parola contro il precetto divino: e guai alla vita più lodevole se venga scrutata senza misericordia! E però lo esortava pei peccati di sua madre, non allegando i meriti di essa, ma pel redentore che pendette in croce, e che sedendo alla destra di Dio implora per noi. «E poichè operò essa misericordiosamente, e perdonò ai debitori, perdona ad essa pure i suoi debiti. Se contrasse alcuna macchia in tanti anni dopo il lavacro di salute, perdonale, o Signore, te ne prego, e non entrar in giudizio con essa. Nè essa desiderò monumento o aromi, o il sepolcro patrio. Non questo ella ci raccomandò, ma di commemorarla all'altare tuo, al quale s'era prostrata ogni giorno infallantemente, dove sapeva dispensarsi la vittima santa dalla quale fu cancellato il chirografo a nostro carico; O Signore Dio mio, a' tuoi servi, ai fratelli miei, a chiunque leggerà queste carte, ispira che all'altare tuo si ricordino di Monica e di Patrizio che fu suo marito» (cap. 13). Inoltre nel sermone XVI, de verbis apostoli, dice: Injuria est pro martyre orare, cujus debemus orationibus commendari. Boezio, Della consolazione della filosofia, lib. IV, 4, scrive: Nullane animarum supplitia post defunctum morte corpus relinquis? Et magna quidem, quorum alia pœnali acerbitate, alia vero purgatoria clementia exerceri puto.