[392.] Lettera 19 agosto 1532 nelle Cartas al emperador Carlo V escritas por su confesor. Berlino 1848.

[393.] Proposizione 71.

[394.] Proposizione 31.

[395.] Quando gli Anabattisti e gli altri fanatici spinsero all'eccesso l'interpretazione individuale, Lutero sosteneva verità oppostissime a quelle che tennero poi i suoi seguaci. «Il dogma della presenza reale non fu inventato dagli uomini, ma è fondato sul vangelo e sulle precise irrefragabili parole di Cristo, e fin dal principio fu uniformemente predicato e creduto. In mancanza d'altre prove basterà la tradizione di tutte le chiese per respingere i sofismi de' settarj: poichè è pericoloso il dar ascolto a cosa alcuna contro la testimonianza unanime della Chiesa e la dottrina ch'essa c'insegnò da quindici secoli. Chi mette in dubbio questo dogma, nega la santa Chiesa cristiana. Ora negar la Chiesa è condannar Gesù Cristo, gli apostoli e i profeti. Se Dio non può mentire, la Chiesa non può errare». E prosegue a sviluppar le idee stesse. Vedasi la sua lettera ad Alberto di Prussia. E dice anche: «Noi riconosciamo che nel papismo vi è molto di buono, anzi tutto il buono cristiano, il vero battesimo, il vero sacramento dell'altare, le vere chiavi, il vero perdono de' peccati, la vera predicazione, il vero catechismo. Io dico che sotto il papa vi è il vero cristianesimo, o a meglio dire il fior del cristianesimo».

[396.] Lo dice Pascal, ne' cui Pensieri se ne vede una stupenda spiegazione e giustificazione.

E Lutero e Melantone riteneano anche l'assoluzione: perocchè il primo nella disputa del 1518, e l'altro nell'apologia della Confessione Augustana, sostennero, absolutionis ministrum, etiamsi contra prohibitionem superioris absolvat, vere nihilominus absolvere a culpa, et coram Deo. Lutero dice: Occulta confessio, quæ modo celebratur, etsi probari ex Scriptura non possit, miro modo tamen placet, et utilis, imo necessaria est, nec vellem eam non esse; imo gaudeo eam esse in ecclesia Christi. De Captivitate Babylonis, tom. II, pag. 292.

E negli articoli smalcaldici, p. III, c. 8: Nequaquam in ecclesia confessio et absolutio abolenda est, præsertim propter teneras et pavidas conscientias, et propter juventutem indomitam et petulantem, ut audiatur, examinetur et instituatur in doctrina christiana. La confessione fu conservata lungo tempo dai Protestanti, e il famoso Spener fondatore de' Pietisti, nel 1686 era confessore dell'elettor di Sassonia: ma allora appunto Schaden trovò che quell'atto fosse fonte di superstizione, ingannandosi i penitenti sull'effetto dell'assoluzione: ne nacque gran disputa, e Spener riuscì ad acquetarla, facendo decidere fosse libero ai fedeli premettere o no alla sacra cena la confessione. Ciò la fece cadere in disuso.

[397.] Möhler che, nella Simbolica, diede la più bella esposizione delle contrarietà dogmatiche fra Cattolici e Protestanti, dice «vedrebbe con piacere l'uso del calice lasciato all'arbitrio di ciascheduno: locchè avverrà certo allorquando il voto generale in amore e unità si pronunzii in favore di tal pratica con tanto vigore, con quanto la avversò dopo il secolo xii». § xxxiv.

[398.] Oggi la dottrina di Lutero sopra la giustificazione è ormai abbandonata da tutti i Protestanti.

[399.] Vedi la relazione di Spalato ap. Seckendorf II, 165.