[420.] Lettere di Principi a Principi, lib. III, pag. 169.

[421.] Un'ampia apologia del Contarini trovasi nella diatriba del cardinale Quirini alle epistole del cardinale Polo.

[422.] Quirini, Diatribæ III, CCLV. Le opere principali del Contarini sono: De immortalitate animæ contro il Pomponazio; Conciliorum magis illustrium summa, compendio più volte ristampato e giudizioso, cui spesso va unito il trattato De potestate pontificis: Scolj sulle epistole di san Paolo; Dei doveri de' vescovi; molte opere di controversia.

[423.] Lettere di XIII uomini illustri. Venezia 1564.

[424.] Ediz. di Walch, V, 114. — IX, 1310. — X, 2666. — VI, 620. — VIII, 564 ecc.

[425.] Libro simbolico è chiamato da' Protestanti una esposizione della dottrina ricevuta in una Chiesa particolare, insieme coll'enunciazione degli articoli su cui una dissente dalle altre sètte. Applicando tal denominazione anche alla Chiesa cattolica, chiamano primo libro simbolico il Concilio di Trento, secondo la professione di fede tridentina, terzo il catechismo romano.

[426.] Non è fuor di tempo ricordare uno dei Discorsi da Tavola di Lutero: «Dice il proverbio che la roba dei preti va in crusca; e di fatto quei che ghermirono i beni delle Chiese finirono per restare più poveri. Burcardo Hund, consigliere di Stato dell'elettor di Sassonia, soleva dire: «Noi nobili abbiamo aggiunto i beni de' conventi ai nostri, e quelli mangiarono questi in modo, che nè gli uni ci restarono, nè gli altri». E voglio raccontarvi una favoletta: «L'aquila rapì un pezzetto di carne arrostita dall'altare di Giove, e lo portò agli aquilotti del suo nido, e riprese il volo per cercare altra preda. Ma un carbone ardente era rimaso attaccato alla carne; cadde nel nido: vi appiccò il fuoco; e non sapendo gli aquilotti ancora volare, bruciarono col nido. Così avviene a coloro che pigliano per sè i beni della Chiesa, i quali furono dati per onorar Dio, o per sostenere la predicazione e il culto divino: devono perdere il loro nido e i pulcini, e soffrire nei corpi e nelle anime.» Tischreden, p. 292. Jena 1603.

[427.] In modo differente argomentava il re d'Inghilterra Enrico VIII contro Lutero: «Emilio Scauro, accusato da persona di niun conto al popolo romano, rispondeva: Quiriti, Varo afferma ed io nego: a chi crederete voi? E il popolo applause, e l'accusatore n'andò confuso. Questo solo argomento opporrò io alla questione del potere delle chiavi. Lutero dice che le parole d'istituzione s'applicano a' laici: Agostino nega: a chi crederete? Lutero dice di sì: Beda di no: a chi crederete? Lutero dice di sì, la Chiesa tutta levossi, e disse di no: a chi crederete?»

Un'altra imitazione de' forestieri nel 1865 fu l'introduzione in Italia de' Liberi Pensatori. Essi non appartengono agli eretici, perchè ripudiano ogni religione positiva: pure, colla solita incoerenza, impongono una fede. In fatto «Non ammettono altri veri che quelli dimostrati dalla ragione, altra legge morale che quella sancita dalla coscienza».

Qui è già supposto nell'uomo qualcosa d'innato, una morale naturale, una coscienza anteriore e indipendente da ogni legge. Poi la ragione potrebbe benissimo dimostrare che il cristianesimo o qualunque altra religione è vera. Eppure i Liberi Pensatori soggiungono un dogma esclusivo, che «considerano come negazione della coscienza e della ragione umana le religioni dogmatiche e rivelate». Nè basta: come conseguenza di questo loro dogmatismo impongono degli atti, con tanta assolutezza con quanto lo farebbe il papa o il gran lama, volendo che i loro associati professino di «vivere e morire fuori del seno di qualsiasi Chiesa o credenza dogmatica, e di uniformare a questo morale impegno tutti quegli atti che hanno rapporto alla nascita e morte de' figli non ancora in istato di libero discernimento, ecc.». L'intolleranza poi è spinta al segno di scomunicare quelli che, non solo propaghino, ma professino principj contrarj a quelli dalla società affermati. Vi sarà pure un sant'Uffizio, perchè la scomunica verrà proferita «da un giurì di nove socj, eletto nel seno della società». V'è la sua propaganda: v'è la solidarietà: tutte insomma le forme della servitù che rinfacciasi alla Chiesa costituita.