[428.] Calvino commentando il capo VI di Daniele, dice: Abdicant se potestate terreni principes cum insurgunt contra Deum: indigni sunt qui in numero hominum censeantur ideoque in capita potius eorum conspuere oportet quam illis parere.
[429.] Melantone professava «doversi gli articoli di fede mutar sovente e accomodarli ai tempi e alle circostanze». Infatto variò fin nelle asserzioni più solenni, per esempio, intorno alla presenza reale. I Luterani lo riprovarono, e in pieno sinodo (Colloq. Altenburg.) dichiararono: Cambiando e ricambiando di continuo, apprestò armi ai papisti, ridusse i fedeli a non conoscere più che cosa devono tenere per vera dottrina. I suoi Luoghi teologici son piuttosto a dire Giuochi teologici.
[430.] I Ep. ad Corinthios, XIV, 33.
[431.] Già san Vincenzo di Lerino diceva: Nullusne ergo in Ecclesia Christi profectus habebitur intelligentiæ? Habebitur plane et maximus, sed ita tamen ut vere profectus sit ille fidei, non permutatio. Commonitorium, c. 29.
[432.] Vedi nel Discorso XI.
[433.] Ep. 2, II, 2.
[434.] Ep. 4, Joann. II, v. 12, e III, v. 13.
[435.] Ep. B. Petri II, cap. I, 20.
[436.] E. II, cap. III, v. 16.
[437.] II ad Thess. v. 14.