[487.] Il Pallavicino disapprova le istruzioni date da Adriano al Chieregato, dicendo che han fatto desiderare in lui maggior prudenza e circospezione, e che non solo il regno del Vaticano, dominio composto di spirituale e temporale, ma il governo di piccole religioni, quantunque semplici e riformate, meglio si amministra da una bontà mediocre accompagnata da senno grande, che da una santità fornita di piccolo senno... «Chi svela tutto il suo cuore getta il dono che gli ha fatto natura in darglielo imperscrutabile, e fa comuni tutte le sue armi all'avversario».
Noi abbiamo sentito accuse consimili farsi a Pio IX.
[488.] Si dissero spediti il 1522 dopo sciolta la dieta di Norimberga, ma non si credono autentici.
[489.] È noto con quanta cura gli antichi facessero giunger buone acque sui colli di Roma. Gli acquedotti furono o spezzati o negletti dai Barbari, e ciò fu gran ragione dello spopolarsi della città. Va notato che Adriano VI fu il primo che pensasse a restaurarli, riconducendo l'aqua Marcia, che poi tornò a guastarsi. E le acque e le fontane sono uno de' maggiori meriti de' pontefici verso la città eterna.
[490.] Paolo Giovio in ejus vita.
[491.] Erasmo, Ep. 1176, dice: Vix nostra phalanx sustinuisset hostium conjurationem, ni Adrianus, tum cardinalis, postea romanus pontifex, hoc edidisset oraculum, Bonas literas non damno, hæreses et schismata damno. Anche il Negri, nelle lettere ove dipinge sì bene quel pontificato, confessa: «Dilettasi sopratutto di lettere, massimamente ecclesiastiche, nè può patire un prete indotto».
[492.] «Dubito che, come beva di questo fiume Leteo, non mandi in oblivione tutti questi santi pensieri, e massimamente perchè natura non tollera repentinas mutationes; essendo la Corte più corrotta che fosse mai, non vi vedo alcuna disposizione atta a ricever così tosto queste buone intenzioni». Negri, 14 aprile 1522.
Sextus Tarquinius, Sextus Nero, Sextus et iste:
Semper et a Sextis diruta Roma fuit.