Al c. 6: «Sappi che all'antico nemico spiace l'umil confessione: e se potesse, farebbe cessare dalla comunione».

«Oh quanto soave e giocondo convito istituisti quando te stesso desti in cibo». Lib. IV, c. 2.

Quanto al sacerdozio:

«Oh com'è grande e onorevole l'uffizio de' sacerdoti, ai quali è dato il signor della maestà consacrare con sacre parole, benedir colle labbra, toccar colle mani, prender colla propria bocca, somministrarlo ad altrui!» C. 11, lib. IV.

«Tu devi te stesso a me volontariamente in oblazione pura e santa, ogni giorno nella messa con tutte le forze e gli affetti tuoi offerire». C. 8.

«Solo i sacerdoti, regolarmente ordinati nella Chiesa, hanno la podestà di celebrare e di consacrar il corpo di Cristo». C. 5.

«È necessario a me, che sì spesso travaglio e pecco, m'intepidisco e manco, che con frequenti orazioni e confessioni, e col prender il corpo tuo, mi rinnovi, mi mondi, m'accenda». C. 3.

E quanto all'esame e a l'autorità:

«Guardati da inutili e curiose indagini su questo profondissimo sacramento, se non vuoi sommergerti nel profondo del dubbio. Chi scruta la maestà sarà oppresso dalla gloria. Beata la semplicità che lascia le difficili vie delle questioni, e va pel piano e sodo cammino de' comandamenti di Dio». Lib. IV, c. 18.

E sulla soddisfazione: