Coll'altro ai giustizieri, balii, giudici, maestri giurati ed altri ufficiali e fedeli nel regno di Sicilia annunzia che frà Benvenuto dell'ordine de' Minori, inquisitore, mandava i familiari suoi Regebato e Jacobuccio a prendere alcuni eretici dimoranti nel suo regno: perciò a loro requisizione vogliano coglierli, coi beni stabili e mobili, e custodirli in luogo sicuro; i beni fedelmente conservino a utile della curia reale; e di quanto staggiranno facciano fare quattro istromenti simili, di cui uno terranno essi, uno daranno al depositario, un terzo alla camera reale, il quarto ai ragionieri della gran curia. Seguono i nomi degli eretici: Marco Pietro Neri, Regale de Monte, Gilia di Montesano, Giovanni Bictari, Bigoroso, Bonadio del Regno, Bencivenga di Vecchialana, Verde figlia di Guido Versati, Fiore di Colle Casale, Benvenuto Malyen d'Acquapendente, Migliorata sua moglie, Sabbatina detta Bona, maestro Matteo tessitore e Alda sua moglie, Giovanni Orso, Angelo Orso di Guardia Lombarda, Vitale Maria sua moglie, Bernarda e Bernardo suo marito, Gualterio provinciale, Bernardo calzolajo, Bernarda sua moglie, Raimondo di Napoli, Pietro di Majo di San Germano, Benedetto calderario, Pietro Malanotte e Maria sua moglie, e Maria loro figlia, Salvia e Nicolao figlio di lei, Benedetto fratello di Salvia, Bona sua figlia, Salvia di Rocca magnifico, Giudice Rainaldo, Giudice Guarino, Bojano Capocia, Pietro Giannini e Guglielmo suo fratello, Giraldo Bonomo di Odoriso, Giacobo Gerardone, Giovanni Mundi, Tommaso di Giovanni Guarnaldi di Ferrara, Pietro Bictari nipote di Giovanni Bictari, Margarita moglie del fu Zoclofo, Domino di Ferrara, Sibilla sua cognata di Melfi, mastro Matteo tessitore, Alda sua moglie, mastro Mauro mercante di Casalvere, Matteo Giovanni Golie, Giovanni e Gemma suoi figli, Soriana, Matteo Maratono, Gemma sua donna, Binago di Alifia, maestro Manneto di Venafro, Nicola fratello di Jacobo, Maria madre sua di Bojano, Guglielmo d'Isernia, Sergio, Margarita sua moglie di San Massimo, Viatrice sua figlia, Roberto figlio di Ugone suddetto, Giacomo Ricco, mastro Rainaldo Scriba, Canapadula di Rieti figlio, Samuele di San Sibato, Corrado Tetinico che dicesi stia a Foggia, Benvenuto Jazeo e sua moglie che dimora presso San Martino, e stavano in Alifia.

Il decreto è dato nell'assedio di Lucera, il 12 agosto 1269.

Ivone da Narbona scriveva a Gerardo arcivescovo di Bordeaux, come, viaggiando in Italia, e' si finse Cataro, lo perchè in tutte le città ebbe lietissime accoglienze; e «a Clemona, città celebratissima del Friuli, ebbi squisiti vini da' Patarini, robiole, ceratia ed altri lachezzi»[119]. Costoro aveano per vescovo un tal Pietro Gallo, che scoperto di fornicazione, fu cacciato di seggio e dalla società.

Contraddisse vivamente all'errore Antonio da Lisbona, il taumaturgo di Padova, che a nome della religione e dell'umana libertà protestò contro Ezelino, il quale professava aver più paura de' frati Minori che di qualsiasi persona al mondo. Singolarmente in Rimini sant'Antonio combattè gli eretici, non solo colla parola, ma coi miracoli. Perocchè una volta, dice la legenda, non badandogli gli uomini, furono veduti i pesci venir su per la Marecchia, e a bocca aperta collocarsi ad ascoltarlo; un'altra, un giumento, da lungo tempo digiuno, si prostrò davanti all'ostia consacrata, benchè il padrone patarino gli porgesse il truogolo dell'avena.

Martello degli eretici fu detto san Tommaso d'Aquino, che nella Summa theologica espose tutti gli argomenti contro gli errori di essi, come dicemmo: nè men fervoroso apparve san Bonaventura. Contro gli eretici di Prato aveva proferito sentenza il vescovo di Worms, legato dell'imperatore Enrico VI nel 1194[120], confiscandone i beni, ordinando di disajutarli in ogni modo, e vietando di dar loro consiglio od ajuto, nè di mettere ostacolo a lui quando li facesse carcerare. Nel resto della Toscana troviam pure nominati fra gli eretici Guido da Cacciaconte di Cascia in Valdarno; il prete del Ponte a Nieve, Migliore da Prato, uno di Poggibonzi, due donne di Poppi, Andrea di Fede, una Meliorata con suo padre Albese, un'altra fiorentina. Gherardo, dottore e cavaliere di Firenze, fu scoperto eretico solo allorchè, morendo, non volle attorno a sè che Patarini.

A Firenze, come negli altri Comuni, v'erano statuti de hæreticis diffidandis et baniendis; omnes hæreticos cujuscumque hæresis diffidare et exhaurire debeant rectores civitatis, etc. La prima e la seconda domenica dell'avvento, il vescovo, celebrando in Santa Reparata, solea richiedere i rettori della città che perseguitassero e sbandissero gli eretici. E vescovo dal 1205 al 1230 vi fu Giovanni da Velletri, il quale, vedendo propagarsi l'eresia, pensò ripararvi seriamente, e fece catturare alcuni che si tenevano celati. Costoro vescovo era Filippo Paternon, che avea fatto di molti proseliti. Gregorio IX papa, nel 1227, ordinò a frà Giovanni da Salerno, compagno di san Domenico e priore di Santa Maria Novella, che procurasse l'arresto del Paternon: il quale côlto, abjurò i suoi errori, ma ben presto tornò ai conciliaboli, e la potenza de' suoi settarj lo assicurava d'impunità. Quando la prudenza il consigliò a mutar paese, gli furono surrogati nel ministerio Torsello, indi Brunetto, infine Jacopo da Montefiascone, che, con un Marchisiano e con un Farnese, da prima gli servivano di ministri. Farnese predicava cogli occhi chiusi come chi dorme, ed asseriva che egli e i compagni suoi talvolta in abiti preziosissimi assistevano alla maestà divina. Contemporaneamente a frà Giovanni, il vescovo di Siena Bonfili ricercava gli eretici nella sua diocesi, ajutato da altri Domenicani.

Il nuovo vescovo di Firenze Ardingo Feraboschi fece contro i Patarini, varj decreti confermati da Gregorio IX, e vide stabilita regolarmente nella sua città l'Inquisizione, con tribunale nel convento di Santa Maria Novella, e pubblici notari. Frà Ruggero de' Calcagni, uscito da famiglia di mercanti in Vachereccia, ne fu primo inquisitore, ed eresse processo nel 1243, per trovare l'origine, il seguito e l'estensione di tanto male, e servendosi dei processi fatti già prima in convento, principiò cause terribilissime, e fin allora non più sentite nella città. Il tribunale per lo più si teneva in quel monastero, e alle volte nel luogo di Santa Reparata, assistendovi sempre l'inquisitore, il priore di Santa Maria Novella, e due o tre altri frati de' principali. Citavano i rei a comparire, sotto intimazione, prima di pena pecuniaria, poi di censure: ed un'infinità d'eretici sì uomini come donne bisognò venissero ad esibirsi, perchè i signori di palazzo da lettere papali erano stati obbligati a dare i rei nelle mani degli ecclesiastici, onde non v'era campo di poter esentarsene[121]. In fatto, Pietro e Andrea furono mandati a Roma, ove abjurarono.

Non per questo cessavano gli eretici, e Gherardo di Ranieri Cavriani, figlio d'eretico, davasi attorno apostolando, e spesso tornava in Lombardia, e andava nelle case a dar la consolazione ai morenti. Altri caporioni erano Baron del Barone e Pulce di Pulce, famiglia calabrese, appoggiati dalla fazione imperiale, e secondati dai Cavriani, da Chiaro di Manetto, da Cante di Lingraccio, da Uguccione di Cavalcante, dalle famiglie Saracini e Malapresa, e da molte signore, fra cui Teodora moglie del Pulce, un'Aldobrandesca, una Contrelda, un'Ubaldina erano sempre le prime a dar impulso alle collette apertesi a favore de' poveri e de' predicanti.

I quali insegnavano che Maria non era donna, ma un angelo: che Cristo non prese carne da lei; che non si trovano il corpo e il sangue sacro nell'eucaristia. Teneano loro adunanze in Firenze nella casa del Manetto, del Lingraccio, e massime de' Baroni, che, come rilevanti dall'impero, rimanevano esenti dalla giurisdizione comunale, e che edificarono una torre a San Gaggio, fuor di città, apposta per ricettare gli eretici; oltrechè aveano conciliaboli in una villa sul Mugnone. Frà Ruggero, unito a frate Aldobrandino Cavalcanti, ne fe carcerare alquanti; ma i Baroni, gelosi delle loro immunità, per forza li rimessero in libertà. Con ciò venne la città a dividersi in due fazioni, una avversa, l'altra favorevole all'Inquisizione, e bande prezzolate insultavano per la via i fautori di questa e i Domenicani.

I Serviti, ordine allor allora istituito sul monte Senario, che prima per la straordinaria pietà erano sospettati eretici, vennero ad obbedienza dell'inquisitore, faticandosi a ribattere gli eretici; al che valse pure il miracolo che allora si divulgò, d'Uguccione prete di Sant'Ambrogio presso Firenze, il quale, detta messa, non asciugò bene il calice, e al domani vi si trovò sangue vivo.