D'egual moneta aveano i Patarini pagato frà Rolando da Cremona, mentre sulla piazza di Piacenza predicava: Pietro d'Arcagnago, frate Minore, scannato in Milano presso Brera per opera di Manfredo da Sesto, caporione de' Patarini lombardi, con Roberto Patta da Giussano; frà Pagano da Lecco, trucidato coi compagni mentre andava a stabilire l'Inquisizione in Valtellina, e così altri. Nel 1279, avendo gl'inquisitori condannata al fuoco una tedesca in Parma, i cittadini insorsero, saccheggiando il convento de' Domenicani, alcuni anche ferendone, talchè essi a croce alzata partirono. Ma il podestà e gli anziani e i canonici li seguirono, e gl'indussero a tornare, promettendo rifarli dei danni e punire gli offensori[124].
A san Pietro Martire successe come inquisitore in Lombardia frà Ranerio Saccone, che più volte menzionammo, il quale spianò la Gatta, ritrovo degli eretici, e fece bruciare i cadaveri di due loro vescovi, Desiderio e Nazario, tenuti in venerazione; nè si rallentò finchè Martin Torriano, signore del popolo, nol fe cacciare.
A Milano poco dopo comparve una Guglielmina, che diceasi oriunda di Boemia e di stirpe regia, e che, a guisa de' Montanisti, non ammetteva Cristo come ultimo termine del progresso morale e religioso, ma come un progresso, che doveva essere sorpassato da una nuova missione: in lei lo Spirito Santo essersi incarnato per redimere Giudei, Saracini e mali Cristiani: averla Rafaele arcangelo annunziata a sua madre Costanza, moglie del re di Boemia, il dì della Pentecoste: nata un anno dopo quell'annunciazione: era vero Dio e vero uomo nel sesso femminile, come Cristo nel maschile, e dal sacrosanto suo sangue resterebbero salvati i miscredenti: come Cristo, secondo la natura umana, non secondo la divina, dovea morire, risorgere, e alla presenza de' discepoli e dei devoti salire al cielo per elevare l'umanità femminile. Quanto visse, il popolo la venerò; morta nel 1282, fu tumulata splendidamente a Chiaravalle, casa de' Cistercensi presso Milano, e tenuta in conto di santa, e il suo sepolcro frequentato da devoti, illuminato giorno e notte da ceri e lampade, e vi si celebravano tre feste annue, a san Bartolomeo, all'Ognisanti e a Pentecoste, distribuendosi da que' monaci pane e vino in commemorazione di lei, della quale si enumeravano la virtù e i miracoli: e ceri ardevano davanti alla effigie di essa, dipinta in Santa Maria Maggiore, in Santa Eufemia, alla Canonica e altrove.
Come Cristo lasciò in terra san Pietro per suo vicario, affidandogli da reggere la Chiesa, così la Guglielmina lasciò vicaria sua nel mondo Mainfreda, monaca dell'ordine delle Umiliate di Santa Caterina in Brera. Essa teneva adunanze de' fedeli, predicava, componeva litanie; e la Pasqua del 1299, vestitasi d'abiti pontificali come altre compagne, celebrò una messa in casa di Jacopo da Ferno, ove Albertone da Novate recitò l'epistola, e Andrea Saramita una lezione di vangelo da lui composto. Tempo verrebbe ch'essa Mainfreda più solennemente celebrerebbe sul sepolcro dello Spirito Santo incarnato; indi nel duomo di Milano, poi in Roma predicherebbe dalla sede apostolica; diverrebbe vera papessa, colle autorità del pontefice odierno, il quale sarebbe abolito e surrogato dalla Mainfreda, che battezzerebbe le genti ancor sedute nelle tenebre. I quattro vangeli darebbero luogo a quattro altri, stesi per ordine della Guglielmina. Il visitar la tomba di questa era meritorio come il visitar quella di Cristo, onde da tutte le plaghe s'accorrerebbe a Chiaravalle, ma i seguaci di essa sarebbero esposti a tormenti e supplizj; non mancherebbe qualche Giuda che li tradisse, e li desse nelle mani de' nemici, cioè dell'Inquisizione.
Tali opinioni vulgari apparvero dai loro processi[125], dai quali non risultano però le turpitudini di che sono imputate queste deliranti; che la Guglielmina rompesse a vergognoso commercio con Andrea Saramita; che la Mainfreda, al termine delle congreghe, comandasse di spegnere i lumi, e abbandonarsi senza distinzione di persone o di sesso. Fatto è che, sparsesi tali voci, il vulgo, colla consueta versatilità, mutò il culto in esecrazione, gl'inni in bestemmia, e l'Inquisizione colse la Mainfreda, il Saramita, Jacopo da Ferno ed altri (20 luglio 1300), e ne cominciò il processo. Jacopo abjurò; la Mainfreda e il Saramita furono mandati al rogo sulla piazza della Vetra, il 6 d'agosto, insieme colle reliquie della Guglielmina.
In Milano si formò poi un Ordine che pretendeva esser equestre, intitolato della fede di Gesù Cristo, o della croce di san Pietro martire: portavano una croce inquartata di nero e bianco; obbligavansi ad esporre anche la vita per la diffusione della fede e la distruzione dell'eresia, e realmente non erano che familiari della santa Inquisizione. Forma eguale adopravasi da altri nelle diocesi d'Ivrea e di Vercelli; e v'aveva indulgenze e privilegi a quei che crociavansi tra costoro[126].
Inquisizione è una delle tante parole, attorno a cui suol levarsi tale rumore, da impedire s'oda la voce del tempo; ma anche spogliata delle esagerazioni, desta giusto raccapriccio o rammarico ad ogni buon cristiano. Quanto narrammo non ci lascia dire cogli scrittori dell'Enciclopedia francese, che l'Inquisizione di Spagna trascese «nell'esercizio d'una giurisdizione, in cui gl'Italiani suoi inventori usarono tanta dolcezza». Vero è che, oltre essere all'unisono co' tempi, ed assai meno orribile, che non si sparnazzi dai soliti organi passionati e di malafede, essa proponevasi un fine morale, a differenza della Polizia moderna che sottentrò nelle sue veci, dalla quale si procede e castiga spesso nell'interesse d'un principe, o per mantenere un dominio costituito sulla forza o sull'intrigo: se restringeva il pensiero, facealo, o credea farlo, per salvezza delle anime, non per mero vantaggio d'un potere, d'un ministero, d'una consorteria dominante: nè quegli spaventi tolsero che sorgessero grandi e robusti pensatori. Noi avremo a riparlarne quand'essa diventerà un organo importante delle società nuove: intanto avvertiamo come oggi di nuovo si risveglino quelle antiche dottrine a proclamare la comunanza de' possessi, l'abolizione della proprietà e dell'organamento civile: e la società costituita arma tre milioni d'uomini in Europa contro siffatte teoriche, le quali allora denominavansi eresie. Domandiamo se ciò deva qualificarsi intolleranza; e se il secolo che così adopera possa maledire a quelli che fecero altrettanto: e non comprendere che l'odierna libertà della bestemmia non potè acquistarsi che coll'introdurre altre feroci repressioni, eserciti innumerevoli, tirannesche Polizie.
L'intolleranza è per avventura inseparabile dalle profonde credenze; e la fede suppone l'esclusione di ciò che da essa differisce. Quando poi la fede è considerata come il necessario legame fra i cittadini, chi la intacca lede la società. L'Inquisizione proferì la pena di morte: ma la proferiscono anche i nostri giurati. Le pene odierne sono destinate a far rispettare istituzioni stabilite: e così era per quelle dell'Inquisizione, verso istituzioni che la coscienza avea consacrate, e che difendeansi pel diritto che alla società non si negò giammai. Forse la repressione ci desta fremito perchè il delitto era religioso? Ma il diritto positivo è meramente convenzionale; la sua autorità dipende dalla confidenza che ispira. Oggi si puniscono colpe differenti; ma ciò prova solo che gl'interessi sociali non sono sempre identici: quelli d'oggi hanno il vantaggio d'esser attuali; quelli d'allora lo svantaggio d'esser passati. Benediciamo Iddio d'averci fatti vivere in tempi, quando ogni vero cattolico professa altamente la tolleranza, che non è la parificazione della verità coll'errore, bensì l'applicazione della carità nel mondo del pensiero, e che esclude l'intervenzione della forza nell'ordine spirituale, neppure a servizio della verità.
DISCORSO VI.
MISTICI. L'EVANGELIO ETERNO.
Mentre costoro traviavano per abuso della ragione, e alla rivelazione e all'autorità opponeano la negativa e l'indagine, altri erravano per abuso del sentimento, col che accenniamo alle sètte mistiche e comuniste. Il misticismo, cioè l'apprezzar la natura delle cose divine e dei loro rapporti colle umane piuttosto secondo il sentimento che secondo la ragione, fino a presumere di mettersi in diretta relazione col mondo soprasensibile, senza tener conto della materia e dei mezzi ordinarj di conoscere, deriva da uno degli elementi della natura umana, la fede; che non trovandosi soddisfatta da argomenti, maledice e tenta annichilare il corpo e il pensiero, per cercare riposo nella contemplazione delle cose superne; stornasi dalla terra, ch'è nostro asilo d'un giorno, per attendere la morte, svolgendo intanto le pagine del libro de' cieli.