Di siffatte aspirazioni è nido e sede l'Oriente, e massime l'India, ove Dio è il riposo, mentre per noi è l'attività (actus purissimus); è un principio, sovrastante agli esseri che governa con azione continua; idea conforme agli istinti d'una gente, ove la volontà dirige perfino l'intelligenza.
Il cristianesimo che diede il concetto del Dio personale, e nel culto sostituì le idee alle passioni e ai loro emblemi fisici, non restò però sempre immune dagli eccessi del misticismo, e la religione di Budda v'influì forse ne' suoi primordj, e viepiù nelle crociate, in tempo delle quali sorgono e i Templari e san Francesco[127], nel quale si riscontrano tante somiglianze coi pii solitarj dell'India, nobilitate è vero da un amore disinteressato e operoso.
E mistici ebbe in ogni tempo il cattolicismo, ma all'età appunto delle crociate si segnalò sopra tutti Gioachimo da Cosenza in Calabria. Educato alla corte di Ruggero duca di Puglia, pellegrinato in Terrasanta, ivi passò un'intera quaresima fra gli anacoreti del Monte Tabor, con fervorosissima pietà. Rimpatriato (1183), si vestì cistercense nel monastero di Corazzo, poi ottenne dispensa dall'uffizio per poter darsi tutto alla meditazione della Bibbia, e ad istanza dei papi scrisse varie opere teologiche. Aspirando a maggior rigore di vita, a Flora, fra l'Albula e il Neto nei recessi della Sila, fondò una celebre badia, alla quale diede una regola più austera, approvata da Celestino IV, ed estesa a molti conventi. Udendo da lontano le vicende del mondo, intendendole e spiegandole a suo modo e coll'esaltazione causata dal digiuno e dalle discipline, esponeva concetti profetici nel tono dell'Apocalissi, i quali erano raccolti dal monaco Ranieri, unico suo compagno, e in forma di salmi erano mandati pel mondo, accolti coll'avidità, onde ne' momenti critici si aspira a prevedere una decisione[128]. Per queste profezie, che san Tommaso comprendea derivar piuttosto da acuto discernimento che da lume soprannaturale, fu venerato e creduto; Riccardo Cuor di leone, movendo per la crociata, andò a consultarlo; Costanza imperatrice volle confessarsi da lui; persin Federico II colmò di beni la sua badia, dove visse sino al 1201. Fu censurato dal concilio lateranese del 1215 per alcune opinioni sulla Trinità in opposizione a Pietro Lombardo[129], ma egli avea chiesto un esame di tutti i suoi scritti, e dichiarò ritrattare quanto se ne disapprovasse.
E molti sono questi scritti: la Concordia del nuovo coll'antico Testamento; sulla Sibilla Eritrea e sul profeta Merlino; il Salterio delle dieci corde, o commento a Geremia, Isaia ed altri profeti. Carattere di questi lavori era la giustificazione non solo, ma la glorificazione della vita monastica, alla quale dava il sembiante d'una rinnovazione sociale, preordinata dalla Providenza. E diceva: «Iddio divise il mondo in tre epoche successive; nella prima, il Padre opera per mezzo de' patriarchi e profeti; nella seconda, il Figlio opera per mezzo degli apostoli e discepoli; nella terza, lo Spirito Santo opererà per mezzo dei frati».
Era naturale che que' libri fossero accolti passionatamente dai Minoriti; ricopiati, interpretati, esagerati, discuteansi in pubblico; ebbero apostoli di grido, come Ugo di Montpellier, Rodolfo di Sassonia, e si giunse a dichiarare che il Nuovo Testamento non avea condotto alla perfezione; che Gesù Cristo non era imitabile quando fuggì o si nascose, quando bevve vino e mangiò carni, quando possedette denaro; primo dovere dell'uomo spirituale essere la povertà volontaria.
Ciò veniva a condannare i possessi ecclesiastici, dal che facilmente si passava ad abolire la gerarchia e le funzioni sacerdotali. Monaci non ascritti ad alcun ordine, vagavano per Italia predicando l'umiltà e la povertà, come fossero sufficienti a costituir l'uomo in una santità, quale basta per conferire i sacramenti, e sciogliere e legare.
Sebbene l'abate Gioachimo non avesse prefisso tempo all'adempimento delle sue profezie, da' suoi testi, stiracchiati ad applicazioni attuali, si dedusse che il 1260 sarebbe predestinato pel nuovo regno di Dio; Federico II morrebbe; l'anticristo comparirebbe, immediato predecessore della nuova epoca religiosa. Federico anticipò di dieci anni la morte, ma l'inadempimento delle profezie non basta a disingannare; più tardi esse servirono ai necromanti, e alcune corrono finora, credute da coloro che ne aspettano l'adempimento. Gioachimo, chi lo fa santo, e «di spirito profetico dotato», chi impostore, chi mentecatto; ma dee figurare nella storia come capo del misticismo, sceso poi a Giovanni da Parma, a Gerardo da san Donnino, a Ubertino da Casale, a frà Dolcino, e ai mistici tedeschi.
A questa scuola molti Francescani furono tratti dal disprezzo delle cose terrene e dall'amor delle soprasensibili, ch'appariva tanto pronunziato nel loro fondatore. La regola del quale imponeva tali austerità, che alcuni la sentenziarono d'impossibile e micidiale. Guglielmo di Sant'Amore e Sigerio, dottissimi scolastici di Parigi, scrissero e sporsero a papa Clemente IV un libello contro la povertà dei Mendicanti; ed egli lo trasmise al maestro Giovanni da Vercelli perchè, ponderatolo, vi facesse rispondere da Tommaso d'Aquino. Dalla confutazione di questo appare che ai frati già s'imputavano le colpe che più tardi: colpe che costituivano il merito loro in faccia al popolo; come il vestir grossolano, le opere di carità, il predicar vulgare, lo stretto accordo dei membri fra loro, l'opporsi ai settarj e sostenere il proprio Ordine; oltre che all'intero Ordine s'attribuivano i difetti di qualcuno.
Dappoi papa Nicolò III, che personalmente aveva conosciuto san Francesco, e da cui eragli stata vaticinata la tiara, credette dovere spiegare che i frati Minori erano tenuti osservare il vangelo, vivendo in obbedienza, in castità, in povertà: lo spossessamento totale per Dio esser meritorio; averlo Cristo insegnato colla parola, confermato coll'esempio, e gli apostoli ridotto in pratica: ciò facendo, i Francescani non rendeansi suicidi, nè tentavano Dio, giacchè, pur confidando nella Providenza, non ripudiavano i mezzi suggeriti dalla prudenza umana[130].
Alla pontifizia decisione si chetarono gli avversarj, ma tra i Minoriti alcuni ne trassero motivo d'un misticismo fanatico, da una parte asserendo che la regola di san Francesco fosse il vero vangelo, dall'altra che la spropriazione doveva essere così totale, che fin delle cose necessarie alla vita non avessero che il mero uso.