Pier Giovanni d'Oliva, di Serignan in Linguadoca, fatto francescano a 12 anni, predicò siffatta dottrina, per disapprovare le condiscendenze di frà Matteo d'Aquasparta, generale de' Francescani, che aveali lasciati rilassare, e per raffaccio alla Chiesa, ricca e mondana, cui i Minoriti erano destinati a rigenerare[131]. Gli avversarj lo tacciarono d'esser, nel suo zelo, trascorso in eresie: di che il Wadding, annalista dei Minori, vuol purgarlo: ma Giovanni XXII condannò come pregne d'eresie le sue chiose all'Apocalisse, scritte verso il 1278. Pure ottenne venerazione come santo da molti proseliti, che professavano poter l'uomo giungere a tale perfezione da ridursi impeccabile, e conseguire la beatitudine in questa vita come nell'eterna.
Federico II, sempre malvolto alla Santa Sede, accolse i costui seguaci perseguitati, che in Sicilia presero a capo Enrico di Ceva, professando sempre che la Chiesa era divenuta una sinagoga, lupo il suo pastore, e sovrastare una riforma.
Tra i dibattimenti avendo alcuno asserito che Gesù Cristo nè i suoi apostoli, via di perfezione seguitando, nulla aveano in proprietà, la proposizione fu rejetta dai Domenicani e da altri, e invece sostenuta dai Francescani, e nominatamente in un capitolo generale a Perugia. E poichè la costoro regola diceasi vera applicazione del vangelo, tornava sott'altra apparenza il medesimo concetto dell'assoluta spropriazione. Non era che un eccesso d'ascetismo, ma gli avversarj ne profittavano per impugnare i possessi della Chiesa; onde la proposizione fu condannata da papa Nicola IV. I Minori spedirono frà Bonagrazia di Bergamo per dimostrarla al papa, con lettera di frà Michelino da Cesena, maestro generale dell'Ordine, e si ostinarono nella loro opinione anche dopo che il papa proferì contro di essi. Michele, chiamato ad Avignone, ove allora il papa risedeva, esitò ad andarvi, poi subito ne fuggì, e apostatando ricovrossi all'imperatore. Questi era Lodovico il Bavaro, che era venuto in rotta con papa Giovanni XXII perchè negava riconoscerlo, e dichiarava l'Italia sottratta dall'imperiale giurisdizione, in modo che non potesse essere incorporata nè infeudata all'impero (1324). A vicenda l'imperatore proferiva scaduto il pontefice, chiamandolo con titoli ingiuriosissimi, e invitando giuristi e teologi a scatenarsi contro la Corte pontifizia. I frati Minori restarono dunque avversissimi alla facoltà teologica di Parigi e al papa, che in un capitolo tenuto a Perugia il 1322 dichiararono eretico. Frà Michelino contro il papa scrisse libercoli, e commentò beffardamente le bolle di esso in un libro, che poi, per divulgarlo, compendiò ad istanza di Lodovico il Bavaro, dove sosteneva potersi, anche senza decisione del Concilio, dichiarare il papa scaduto ed eretico. Fu egli scomunicato da' suoi frati e dal papa: ma colla protezione imperiale, alcuni suoi seguaci erano penetrati in Firenze, e vi teneano segrete adunanze notturne: onde si fece uno statuto contro quella «pessima generazione che volea condire la falsa dottrina col mele di nomi in apparenza favorevoli e religiosi, per ingannare meglio i semplici»[132].
Il famoso pittore Giotto scrisse contro di loro una canzone, che comincia,
Molti son già che lodan povertade;
Guido Cavalcanti, filosofo e poeta, amico di Dante, ne toccò in una canzone, dicendo:
O povertà, come tu sei un manto
D'ira, d'invidia e di cosa diversa!
e Antonio Pucci, in due sonetti ne punse l'ipocrisia:
Vera cosa è che non toccan denari,