E 'nsaccherebber con le cinque dita.

Non mangian carne

Sopra il taglier, perchè non sia veduta,

Se fosse in torta o in tondo battuta,

Sicuramente allor posson mangiarne;

e il beato Giovanni da Catignano scriveva a Guido di Neri fiorentino: «Altro non dico ora se non che ti guardi da questi membri d'anticristo, cioè questi Fraticelli eretici, i quali già molta gente hanno ingannata e ingannano tuttodì».

A papa Celestino V, che inclinava al viver cenobitico, mandarono Liberato e Pietro da Macerata, chiedendogli licenza di vivere con tutto il rigore e dove volessero senza contraddizione, ed esso gli autorizzò a costituirsi in nuova congregazione, detta degli Eremiti Celestini. Poi riconosciuti per esagerati, presero abito e capi particolari, quali Pietro da Macerata e Pietro da Fossombrone, cui s'unì il rifiuto di tutti i conventi: e massime per la diocesi di Pisa e tra i monti del Vecchiano e di Calci, seguivano vita rigorosissima, alla Chiesa visibile, ricca, carnale, peccaminosa, contrapponendone una frugale, povera, virtuosa; e dicendo che neppure il papa potrebbe concedere ai Francescani di possedere granajo e cantina[133]. Seguirono quelle dottrine Corrado da Offida, Pietro da Monticolo, Tommaso da Treviso, Corrado da Spoleto.

Tali quistioni insinuarono ne' Minoriti uno spirito di sottigliezza, contrario all'intento tutto pratico del loro fondatore; e ne pullulavano altre quistioni, a dir poco, oziose: se la regola astringesse sotto pena di peccato mortale o soltanto veniale; se obbligasse ai consigli del vangelo quanto ai precetti; se alle ammonizioni quanto ai comandi: dal che facilmente si passò a sofisticare sul decalogo e sul vangelo; ed oltre la disputa sempre accesa sull'immacolata concezione di Maria, un'altra ne ebbero coi Domenicani, se il sangue di Cristo, uscito nella passione, restasse non per tanto ipostaticamente unito al Verbo.

Il papa aveva concesso ai Francescani conventuali di possedere; ed ecco i Fraticelli negano ch'esso abbia diritto di interpretare la regola di san Francesco, e che il vero sacerdozio essi soli possedevano; ad essi l'autorità di sciogliere e legare, e d'impor le mani per infondere lo Spirito Santo; Dio solo doversi venerare; la preghiera esser più efficace quando facciasi in assoluta nudità; condannavano il lavorar per vivere, prendendo per fondamento la libertà dello spirito, diceano, unito questo a Dio, non si può più peccare, come neppur crescere nelle virtù: le quali massime conduceano al quietismo.

Tutti costoro e le Beghine, e i Beguardi o Bizzoccheri, e gli Zelanti, e i Fanciulli del vangelo van compresi nella sètta dei Fraticelli della povera vita, Frati spirituali, che ebbe per canone il Vangelo Eterno, e considerava per suo istitutore l'abate di Flora Gioachimo. Si elessero anche un papa, e non v'è scelleraggine che a costoro non trovisi imputata. In fatto intaccavano i cardini della fede e della giustizia, e sono una forma antica del comunismo, e il resistere e la superbia che facilmente nasce dall'austerità eccessiva, li portarono a farsi accanniti detrattori della Santa Sede. Sta nella Biblioteca Palatina di Firenze un manoscritto senza titolo, opera d'un seguace de' Fraticelli, certo posteriore a Giovanni XXII, dov'è esposta la costoro dottrina. «Quella di che nell'articolo della fede si dice: Io credo nella santa Chiesa Cattolica, nota bene che dice santa, a differenza di quella che non vive santamente, anzi viziosamente. Cattolica dice, a differenza di quella che erra nella fede e buoni costumi. Una dice, a differenza della Chiesa de' malignanti ed eretici..... La fede innanzi a tutte le altre cose si debbe cercare. Nella quale Chiesa, o Cristo ci è abitatore o no. Se Cristo ci abita, quella debb'essere eletta per abitazione: se non ci abita, o che il popolo fosse perfido ed iniquo, ovvero che lo comandatore, cioè il prelato, fosse eretico, o che deformasse o guastasse l'abitazione della Chiesa di Cristo, allora debb'essere schifata, e come partecipazione di eretici, come sinagoga di satanasso si debbe fuggire». E dopo rimproverato Giovanni XXII «falso papa che aprì il pozzo dell'abisso di molte eresie», conchiude di «cercare ed entrar nell'arca di Noè, cioè seguitare e cercare quelli pochi di san Francesco, e la sua dottrina evangelica, a ciò che possiate campare da siffatto diluvio di questi falsi religiosi, perseguitatori e distruttori della vita evangelica». Potrebbe farsi un bel libro notando gli errori sociali che, in ogni tempo e paese, si mescolarono agli errori religiosi: il che darebbe il motivo di molte persecuzioni, che realmente colpivano l'errore sociale, più che il dogmatico.