Se non lo fa natura lo fa Dio.
Faustino racconta all'imperatore Teodosio le ingiurie dettegli dai filosofi, e l'imperatore chiama teologi e filosofi a disputare in sua presenza, ma poichè non giungono a una conclusione, l'imperatore li congeda, si veste di cilizio, e prega Dio a palesare la verità. Qui interviene il noto miracolo de' sette dormienti.
V'ebbe qualche filosofo che accendeva il lumicino all'immagine di Platone; qualche accademia celebrava feste all'antica, sagrificando un capro; e molti cambiavansi il nome di battesimo, quasi vergognosi di portare quel d'un santo; e d'Antonio, Giovanni, Pietro, Luca, faceano Aonio, Gianni, Pierio, Lucio; e mutavano Vittore in Vittorio o Nicio, Marino in Glauco, Marco in Callimaco, Martino in Marzio, e così via.
Si sgomentò di questo paganizzamento Paolo II, e fece processare alcuni, tra' quali Pomponio Leto e Bartolomeo Sacchi, detto il Platina da Piadena ove nacque il 1421. L'accusa era che latinizzassero i nomi, e coi Platonici mettessero in dubbio l'anima e Dio. Rispondeano che, quanto al venerare Platone, imitavano sant'Agostino; che filosofi e teologi tutti allora disputavano su questi punti, affine di giungere alla verità; che del resto essi non disobbedivano alla Chiesa, anzi ne seguivano le pratiche[224], e mai non aveano lasciato di confessarsi e comunicarsi ogni anno.
È da bello spirito il lodare uno perchè perseguitato dai papi, e fargli merito di quel che i papi non poteano che riprovare. Ma dalla lettera ove il Platina, stando in carcere, racconta al cardinale Bessarione il suo processo, appare come l'accademia istituita da Pomponio Leto tendesse a trasformare il paganizzamento letterario in religioso; avvegnachè vi si celebrava il giorno della fondazione di Roma con sacrifizj; e Pomponio ogni giorno s'inginocchiava ad un altare dedicato a Romolo[225], e non volea leggere libro posteriore alla decadenza dell'impero, quindi neppure la Bibbia e i Padri. Fosse stato anche soltanto letterario, non v'è retto pensatore che non iscorga quanto pregiudicasse alla logica, alla morale, all'estetica il volere che Cristo e la redenzione cedessero il luogo alla voluttà pagana e al lepido bersagliamento contro le virtù domestiche e sociali.
Per estendere gli atti in colto stile, Pio II aveva attaccato alla sua cancelleria un collegio di sessanta abbreviatori, tutti letterati. Abusarono del loro posto per far traffico de' rescritti; onde Paolo II, volendo tutto fosse gratuito, li soppresse, senza riguardo alle somme con cui aveano compro que' posti. Si pensi quanti nemici si fece! ed erano scrittori. Fra essi il Platina, il quale credette sgomentare il papa minacciando scrivere contro di lui, e indurre i principi a radunare un concilio per riparare a tale ingiustizia. Ciò parve colpa di stato[226]; e aggiungendosi il sospetto d'una congiura contro il papa; con altri il Platina fu arrestato e torturato, prima per accusa di fellonia, poi di eresia, entrambi non provate. Tenuto in carcere quattro mesi e senza fuoco, siccome egli si lamenta, il Platina si vendicò col dettare una storia de' papi ostilissima, dalla quale i Protestanti ripescarono molti fatterelli contro la Corte romana, perciò noverando lui fra gli anticipati testimonj della verità. Qui noi non abbiamo che a notare la pochissima critica di questo abborracciatore passionato. Per esempio, di Paolo II egli fa un nemico di tutti i letterati, giudicandoli tutti eretici, e sconsigliando i padri dallo sciupare denari e tempo nell'istruzione dei figliuoli, bastando sapessero leggere e scrivere. Se non avessimo altre testimonianze, basti il dire come, sotto quel pontefice, s'introducesse la stampa a Roma, e i primi libri uscissero dedicati ad esso, con larghe lodi della sua munifica protezione; e il Platina stesso narra ch'e' cercava d'ogni parte statue antiche per ornar il suo palazzo[227].
Che se quanto noi esponemmo basta a smentire gli storici plebei, che cianciano fosse servile la fede, assoluta l'ignoranza, giustifica quelli che, al vedere la scienza staccarsi dall'appoggio della fede, spaventavansi che la salute delle anime si facesse dipendere dalle vicende del sapere. E questo paganizzamento, ancor più che nella scienza, rendeasi appariscente nelle arti belle e nella letteratura, dove al convenzionale tipico surrogavasi la plastica raffinatezza; e l'appassionamento per l'antichità diede a credere non si potesse compiere il risorgimento se non ripristinandola, fino a rimettere in culto le idee che il vangelo aveva dissipate, e rialzare le ruine della Roma pagana sopra gli edifizj della Roma cristiana.
Sugli altari si correva ad ammirare pitturate le amasie de' pittori, e belle di divulgata cortesia nella Vergine della casta dilezione. Alessandro VI fu dipinto dal Pinturicchio in Vaticano sotto forma d'un re magio, prostrato avanti una Madonna ch'era la Giulia Farnese, come il Pordenone fece Alfonso I di Ferrara inginocchiato a una santa Giustina, la quale era Laura Dianti, druda di lui. Tutto gentilesco si mostrò il Ligorio nella villa Pia, eretta per ricreazione de' papi. Il Tiziano per santa Caterina fece il ritratto della regina Cornaro, pompeggiante di dovizie e bellezze. Nell'adorazione de' Magi spesso si ritrassero i Medici, per aver pretesto di porvi in testa quella corona a cui aspiravano. Nel quartiere della badessa di San Paolo a Parma il Correggio eseguì scene più che mondane: nella sacristia di Siena si collocarono le tre Grazie ignude; e ignudi turbavano l'austerità delle tombe principesche, e fin le cappelle pontifizie. A Isotta, amasia poi moglie di Pandolfo Malatesta signore di Rimini, fu su medaglie e sul sepolcro dato il titolo di diva; e Carlo Pinti nell'epitafio la dichiarava «onor e gloria delle concubine». S'un sepolcro in San Daniele a Venezia leggesi: Fata vicit impia; come la divisa di monsignor Paolo Giovio dicea: Fato prudentia minor. Sotto Giulio II esortavasi alla crociata perchè darebbe occasione d'acquistare manoscritti.
L'eloquenza sacra deduceva non solo le forme, ma e le autorità e gli esempj dei classici. Nei funerali di Guidobaldo da Montefeltro, l'Odasio ne recitò il panegirico nel duomo d'Urbino, più volte esclamando agli Dei immortali, dicendo come il vescovo di Fossombrone coi sacramenti amministratigli avesse placato gli Dei e i Mani; Deos illos superos et Manes placavit. Il cardinale Bessarione, compiangendo la morte di Gemistio Pletone, dice: «Intesi che il nostro padre e maestro, essendosi spogliato di quanto avea di terrestre, volò verso i cieli in un luogo purissimo, dove può ballare coi celesti la mistica danza di Bacco». Il Poliziano, scrivendo a Lorenzo de' Medici al 6 aprile 1479, lagnasi che sua moglie avesse messo il figlio Giovanni (che fu poi Leone X) a leggere i salmi, invece de' libri nostri: transtulit jam illum mater ad psalterii lectionem, atque a nobis abduxit[228].
Nel 1526 essendo presa Siena da' fuorusciti, un buon canonico, memore di ciò ch'è narrato nel terzo libro di Macrobio, recitò la messa, e proferì la formola imprecatoria che ivi è indicata contro i nemici; se non che, invece di Tellus mater, teque Jupiter obtestor, disse Tellus, teque Christe Deus obtestor.