Oscenamente scriveano il Panormita nell'Ermafrodito, Giovian Pontano, Francesco Filelfo, Poggio Bracciolini, il Landino, il Poliziano, Lorenzo de' Medici, Giovanni Della Casa monsignore, Angelo Firenzuola frate, ed altre persone gravi, non solo porgendo manifestazioni, ma apologie del vizio, e scherzando su quanto ha di più sacro la società e la famiglia. Nell'esaltazione di Alessandro VI le iscrizioni alludevano sempre al nome eroico:
Cæsare magna fuit, nunc Roma est maxima: sextus
Regnat Alexander, ille vir, iste Deus;
e un'altra:
Scit venisse suum patria grata Jovem.
Per Leone X si fece quest'epigramma:
Olim habuit Cypris sua tempora, tempora Mavors
Olim habuit; sua nunc tempora Pallas habet.
Esso Leone X eccitava Francesco I contro i Turchi per Deos atque homines. V'è chi chiama Olimpo il paradiso, Erebo l'inferno, lectisternia le maggiori solennità, arciflamini i vescovi, infula romulea la tiara, senatus Latii il sacro concistoro, ambrosia e nettare le sacrosante specie; sacra Deorum la messa, simulacra sancta Deorum le immagini de' santi.
Le allusioni gentilesche del Bembo strisciano all'empietà; partendo per la Sicilia, invoca gli Dei propizj al suo viaggio, quod velim Dii approbent; fa Leone X assunto al pontificato per decreto degli Dei immortali; parla dei doni alla dea lauretana, dello zefiro celeste, del collegio degli auguri, per indicare lo Spirito santo e i cardinali; chiama persuasionem la fede, la scomunica aqua et igni interdictionem; fa dal veneto senato esortare il papa uti fidat diis immortalibus, quorum vices in terra gerit; e così litare diis manibus è la messa dei morti; san Francesco in numerum deorum receptus est. Ne' versi poi anteponeva il piacere di vedere la sua donna a quello degli eletti in cielo: