E s'io potessi un dì per mia ventura

Queste due luci desiose in lei

Fermar quant'io vorrei,

Su nel cielo non è spirto beato

Con ch'io cangiassi il mio felice stato.

Negli Asolani conforta i giovani ad amare; e al cardinale Sadoleto scriveva: «Non leggete le epistole di san Paolo, chè quel barbaro stile non vi corrompa il gusto; lasciate da canto coteste baje, indegne d'uom grave. Omitte has nugas, non enim decent gravem virum tales ineptiæ».

Nell'epitafio pel famoso letterato Filippo Beroaldo egli ne loda la pietà, per la quale suppone che canti in cielo:

Quæ pietas, Beroalde, fuit tua, credere verum est

Carmina nunc cœli te canere ad cytharam:

eppure i costui versi ostentano gli amori colla famosa Imperia, e con un'Albina, una Lucia, una Bona, una Violetta, una Ghiera, una Cesarina, una Merimna, una Giulia, le quali appaja a quella cortigiana; ed era prelato.