Perciò, quando Lorenzo de' Medici lo chiamò al letto della sua agonia, dicono che il frate gli ponesse come patto dell'assoluzione il restituire a Firenze la proprietà migliore, la libertà.

Come altri pretesi redentori d'Italia, mirò con compiacenza l'invasione di Carlo VIII, salutando i Francesi quai liberatori, e godette che per opera loro fossero cacciati i tiranni di Firenze: ma quando essi abusavano della vittoria, affacciossi a Carlo, e gli indirizzò quel che più sgarba ai potenti, la verità; e perchè quel re s'inchinava a lui davanti, e' gli mostrò un crocifisso dicendo: «Non venerare me, ma questo, che ha fatto il cielo e la terra, ch'è re dei re, e manderà a rovina te con tutto il tuo esercito se non desisti dalla crudeltà». Come Carlo partì, fece stabilire a Firenze il regno di Cristo, cioè il governo a popolo, e parve l'idolo della città, alla vigilia di divenirne l'esecrazione.

Noi non abbiamo a qui discorrere de' suoi fatti politici e governativi, benchè fossero tanta cagione delle sue ultime vicende. Solo diciamo come le sue prediche fossero benedette di frutto stupendo; e per un momento parve che la Firenze del Pulci, delle giostre, de' carri carnascialeschi, fosse mutata in una città di santi. Dalle ville che popolano il Val d'Arno e le pendici dell'Apennino, affluivano contadini; e appena le porte si schiudessero, precipitavansi nella città, dove trovavano accoglienza e nutrimento dalla eccitata carità. Giovani, donne, fanciulli, vecchi, d'ogni classe, con giubilo devoto affollavansi ad aspettare le prediche del frate, ognuno queto al suo posto, con un lumicino per leggere l'uffizio o libri devoti; e non s'udiva uno zitto; se non che a tempo a tempo alcuno sorgeva ad intonare una laude, alla quale rispondeasi a vicenda: e le tre, le quattr'ore attendevano sinchè il frate venisse a spargere la parola or minacciosa, or confortante. Pareva proprio una primitiva Chiesa, dice un contemporaneo; dapertutto un conversare pieno di carità, un guardarsi, incontrandosi, con letizia inestimabile, fossero pure forestieri, bastando ch'erano figliuoli di quel gran padre: per le vie e pel contado non più canzoni e vanità, ma cantici spirituali, e per le strade vedeansi le madri andar recitando l'uffizio co' figliuoli, a modo de' religiosi; alle mense, fatta la benedizione, si leggeva qualche libro devoto; non si vendea più carne i giorni proibiti: la sera i giovani accoglievansi al focolare paterno a recitare il rosario; le donne ripresero la modestia nel vestire; sino i fanciulli chiesero dal magistrato regolamenti per proteggere il buon costume. Gli uomini viziosi s'asteneano, per paura d'essere additati dai fanciulli, come le donne addobbate in foggie disoneste. Voleano divertirsi? Adunavansi a brigatelle di venti o trenta, in qualche deliziosa postura; e comunicatisi, consumavano la giornata cantando salmi, o in pii sermoni, o recando in processione la Madonna e il Bambino: e le domeniche, côlti rami d'ulivi, uscivano sui prati e ripeteano laudi che il frate avea composte, adattandovi arie dedicate già alla frivolezza e all'immoralità.

Più si abbondava nelle opere di carità; faceasi venire grano a sollievo della carestia dominante; si eresse un monte di pietà per riparare alle usure; moltiplicaronsi altri atti che attiravano lo scherno de' gaudenti, i quali chiamavano costoro stroppiccioni, piagnoni, frati.

Al Savonarola doleva che la letteratura e le arti avessero preferito le vie di Betsabea a quelle di Betlem; lo studio della natura e dell'antico al sentimento intimo; e si ostentassero nudità fino sugli altari, come ne' versi le divinità e i sensi pagani usurpavano il luogo a Cristo e alla pensierosa severità, quasi volesse farsi rivivere ciò che è defunto, e per sempre. Perocchè le belle arti, rinnovellatesi non a nome dell'idea, ma della pratica e del bello plastico, si erano rivoltate contro il medioevo a nome dell'antichità; prima vagheggiando i prestigi classici, poi dimenticando la sostanza per la veste, e surrogando il gusto all'entusiasmo. Il Savonarola cercò istituire scuole o congregazioni, onde ricondurle nel santuario, dove erano sbocciate; e a quell'anima entusiasta, sotto il bel cielo d'Italia, nella città altrice delle arti, come dovea sorridere il pensiero di rigenerarle, e di ricollocare la bellezza in grembo all'Eterno, dal quale essa deriva! Molti artisti convertironsi a lui, non già per distruggere e abolire il bello, come fecero i Protestanti, ma per consacrare il pennello, lo scalpello, il bulino a soggetti edificanti.

Anzi il Savonarola osò per amore un fatto, che troppo fu ripetuto per ira in altri paesi. I giovinetti, ch'egli educava nella pia austerità mandò attorno per la città a farsi dare libri sconci o di sorte, laide immagini, tessuti lascivi, canzoni amatorie, ritratti di bellezze divulgate, e di tutte queste vanità[266] il giorno di berlingaccio del 1498 fu fatta una gran catasta in piazza e postovi fuoco a suon di trombe e di canzoni. I savj secondo il secolo ne presero scandalo, e dicevano sarebbonsi potute vendere, e col denaro fare limosina; «come dissero già (riflette il Nardi) i mormoratori del prezioso unguento sparso da quella devota donna sopra i piedi di Cristo; non considerando che i filosofi pagani e gli ordinatori delle polizie, e Platone specialmente, scacciavano tutte quelle cose che oggi sono vietate più severamente dalla cristiana filosofia».

Del clero massimamente rimproverava frà Girolamo l'indegno vivere, e il non credere che nel sacramento sia Cristo, cioè l'accostarvisi indegnamente. «Fatti in qua, ribalda Chiesa, dice il Signore; io ti avea dato le belle vestimenta, e tu ne hai fatto idolo: i vasi desti alla superbia, i sacramenti alla simonia; nella lussuria sei fatta meretrice sfacciata; tu sei peggio che bestia; tu sei un mostro abbominevole. Una volta ti vergognavi de' tuoi peccati, ma ora non più. Una volta i sacerdoti chiamavano nipoti i loro figliuoli; ora non più nipoti ma figliuoli, figliuoli per tutto. Tu hai fatto un luogo pubblico, hai edificato un postribolo per tutto. Che fa la meretrice? Ella siede in sulla sedia di Salomone, e provoca ognuno; chi ha denari passa, e fa quel che vuole; chi cerca il bene è scacciato via. O Signore, Signore, non vogliono che si faccia il bene. E così, o meretrice Chiesa, tu hai fatto vedere la tua bruttezza a tutto il mondo, e il tuo fetore è salito al cielo. Tu hai moltiplicato le tue fornicazioni in Italia, in Francia, in Ispagna, per tutto. Ecco che io stenderò le mie mani, dice il Signore; io ne vengo a te, ribalda, scellerata: la mia spada sarà sopra i tuoi figli, sopra il tuo postribolo, sopra le tue meretrici, sopra i tuoi palazzi: e sarà conosciuta la mia giustizia. Il cielo, la terra, gli angeli, i buoni, i cattivi ti accuseranno, e non vi sarà persona per te, io ti darò in mano di chi ti odia»[267].

E altre volte: «Quand'io penso alla vita dei sacerdoti, mi bisogna piangere. O fratelli e figliuoli miei, piangete sopra questi mali della Chiesa, acciò il Signore chiami a penitenza i sacerdoti. La chierica mantiene ogni scelleratezza. Comincia pure da Roma: e' si fanno beffe di Cristo e dei santi: sono peggio che Turchi, peggio che bovi. Non solamente non vogliono patire per Dio, ma vendono perfino i sacramenti. Oggi vi sono sensali sopra i benefizj, e si vendono a chi più ne dà. Credete che Dio voglia più sopportarlo? Guai, guai all'Italia e a Roma! venite, venite, sacerdoti; venite, frati miei: vediamo se possiamo resuscitare un poco l'amore di Dio»[268].

E vi applicava quel che Amos diceva contro i sacerdoti ebrei: «La nostra Chiesa ha di fuori molte belle cerimonie in solennizzare gli ufficj ecclesiastici, con belli paramenti, drappelloni e candellieri d'oro e d'argento, e tanti bei calici che è una maestà. Tu vedi là quei prelati con mitre d'oro e di gemme preziose in capo, con pastorali d'argento e piviali di broccato, cantare bei vespri e messe, con tante cerimonie e organi e cantori, che tu stai stupefatto; e pajonti costoro uomini di grande gravità e santimonia, e non credi ch'e' possano errare, ma ciò che dicono e fanno s'abbia a osservare come l'evangelo. Gli uomini si pascono di queste frasche, e rallegransi in queste cerimonie, e dicono che la Chiesa di Cristo Gesù non fiorì mai così bene, e che il culto divino non fu mai sì bene esercitato quanto al presente, e un gran prelato disse che la Chiesa non fu mai in tanto onore, nè i prelati in tanta reputazione; e che i primi erano prelatuzzi, perchè umili e poverelli, e non avevano tanti grassi vescovadi nè tante ricche badie, come i nostri moderni. Erano prelatuzzi quanto alle cose temporali, ma erano prelati grandi, cioè di gran virtù e santimonia, grande autorità e reverenza ne' popoli, sì per la virtù, sì pei miracoli che facevano. Oggidì i Cristiani che sono in questo tempio, non si gloriano se non di frasche; in queste esultano, di queste fanno festa e tripudiano; ma interverrà loro quello ch'io vidi, che il tetto rovinerà loro addosso, cioè la gravità de' peccati delle persone ecclesiastiche e de' principi secolari cadrà sul loro capo, e ammazzeralli tutti in sul bello della festa, perchè si confidano troppo sotto questo tetto.

«I demonj ed i prelati grandi, perchè hanno paura che i popoli non escano loro dalle mani e non si sottraggano dall'obbedienza, hanno fatto come fanno i tiranni delle città: ammazzano tutti i buoni uomini che temono Dio, o li confinano, o li abbassano che e' non hanno uffizj nella città; e perchè non abbiano a pensare a qualche novità, introducono nuove feste e nuovi spettacoli. Questo medesimo è intervenuto alla Chiesa di Cristo: primo, essi hanno levato via i buoni uomini, i buoni prelati e predicatori, e non vogliono che questi governino: secondo, hanno rimosso tutte le buone leggi, tutte le buone consuetudini che avea la Chiesa, nè vogliono pure ch'elle si nominino. Va, leggi il Decreto; quanti belli statuti, quante belle ordinazioni circa l'onestà de' cherici, circa le vergini sacre, circa il santo matrimonio, circa i re e i principi come e' s'hanno a portare; circa l'obbedienza de' pastori; va, leggi, e troverai che non s'osserva cosa che vi sia scritta; si può abbruciare il Decreto, che gli è come se non ci fosse. Terzo, hanno introdotto loro feste e solennità per guastare e mandare a terra le solennità di Dio e de' santi.