Benedetto Lomelli riformava la diocesi d'Anagni: la pavese il cardinale Ippolito De Rossi, dotto insigne e caritatevole, che vi fabbricò l'episcopio, restaurò la cattedrale, introdusse ospedali, sinodi, visite, dottrina cristiana. Roberto Nobili di Montepulciano, nipote di Giulio III, che l'ornò della porpora a quattordici anni, a quindici promosso bibliotecario della santa Chiesa da Marcello II, era universalmente chiamato angelo del Signore: assiduo alle orazioni, al digiuno, al predicare; colle penitenze si logorò tanto, che moriva a diciotto anni, dicono per non voler ledere la castità.
Angelo Niccolini fiorentino, governatore lodatissimo di Siena e di Pisa ove poi fu arcivescovo, ambasciadore presso molte Corti, nel conclave per Pio V poteva divenir papa se non fosse parso troppo familiare col granduca (-1567).
Rodolfo Pio da Carpi, operosissimo nel combinar paci e nel ben governare, fu segnalato non meno per grandi virtù che per una splendida biblioteca e collezione di statue e di medaglie. Il cardinale Alessandro Farnese moltiplicò in varie parti istituzioni benefiche e pie. Prete Demetrio Petrone rigenerò Montagano nel Sannio, quella popolazione corrotta e ignorante inducendo, per penitenza e in proporzione de' peccati, a piantare alberi fruttiferi ne' campi proprj e negli altrui, egli stesso ai più poveri fornendo gli alberi e le zappe.
Gaspare dal Fosso, frate paolotto, fatto arcivescovo di Reggio, fu lodatissimo al Concilio di Trento, donde volendo andarsi per riparare a semi d'eresia che udiva spargersi nella sua Calabria, i legati lo indussero a rimanere, dove per la sua prudenza e virtù pareva, dice il Pallavicino, non pur utile ma necessario. Finito il Concilio, moltissimo adoprò al meglio della sua diocesi, rifabbricò la cattedrale, quasi distrutta dall'irruzione de' Turchi; al rito gallicano, ivi conservatosi, surrogò il latino: prodigossi nella peste del 1576, e distribuì molte terre della mensa a trentadue famiglie col patto vi coltivassero fichi e gelsi. Le sue ossa furono violate in una nuova invasione dei Turchi del 1594.
Fra quei che illustrarono allora la porpora e la mitra menzioneremo il Rusticucci, uomo perspicace quanto retto; il Salviati, vivo tuttora nella lode de' Bolognesi; il Sartorio, severissimo capo dell'Inquisizione. Tommaso Campeggi, che nell'opera De auctoritate ss. Conciliorum mostra la necessaria dipendenza di questi dal papa, salvo i casi dati. Clemente Dolera genovese, vescovo di Foligno, combattè gli errori correnti, e lasciò un Compendium institutionum theologicarum, molto reputato. Tolomeo Gallio di Como aperse alla sua patria inesausti tesori di beneficenza, fra i quali un collegio, dove i fanciulli della diocesi dovessero educarsi, non in grammatica solo e rettorica, ma nelle arti e mestieri; scuole tecniche, quali il secolo nostro le proclama.
Lungo sarebbe ripetere quanti nelle nunziature furono spediti a sfidare o dissipare le procelle di quel tempo.
Carlo Caraffa, nunzio apostolico, nella Germania sacra restaurata divisa i progressi della Riforma ne' paesi tedeschi, e le sovversioni che ne seguirono fin alla guerra dei Trent'anni. Giovenale Ancina di Fossano, amico a Roma de' gran santi e de' gran dotti, si sottrasse alle dignità per rendersi oratoriano; e cansato più volte l'episcopato, al fine fu costretto accettare il povero e pericoloso di Saluzzo, ove potè mostrare zelo e dottrina, finchè il veleno gli accorciò la vita.
Feliciano Scosta da Capitone servita, adoprò assai contro gli Ugonotti; poi ad istanza di san Carlo e per autorità di Pio V promosso arcivescovo d'Avignone, campò questa città dalle dottrine e dalle armi dei Protestanti (1511-77).
Tra gli auditori di Rota si citano, e fan tuttora testo le decisioni del cardinale Mántica friulano, dell'Arrigone milanese, di Serafino Olivieri. Tale corredo i pontefici s'eran messo attorno, invece dei poeti e dei soldati d'un secolo prima.
Tipo del riformatore cattolico, l'arcivescovo Carlo Borromeo sei volte convocò il clero milanese in sinodi diocesani, de' quali stampò gli Atti; vera carta costituzionale, ove l'universalità della Chiesa è applicata al governo di ciascuna diocesi; corpo di disciplina, ammirato tuttora anche fuori, e dall'assemblea del clero francese fatto ristampare e diffondere a sue spese nel 1657.