Gli annali de' Cappuccini, raccolti dal Boverio con pochissima critica, offron una serie di uomini dedicatisi alla propria perfezione morale e a servire il prossimo nelle maggiori necessità, cominciando appunto quando cominciava Lutero, cioè nel 1524. Tra il popolo si diffondeano a consolare, a benedire, a consigliare, a predicare, fin triviali e buffi; ma dal deriderli di ciò e delle assurde pruove del loro noviziato e delle minuziose osservanze si asterrà chi non dimentichi come mostraronsi eroi nelle pesti ricorrenti allora, e sempre furono spruzzati dal sangue de' suppliziati.
In quella vece nelle pesti i Protestanti fuggivano: e Lutero l'attesta. «Si schivano talmente l'un l'altro, che non si troverebbe un chirurgo o un infermiere. Pare che tutti i diavoli li caccino, talmente son presi da terror panico, il fratello abbandonando il fratello, il figliuolo il padre..... Flagello affatto nuovo questo fuggir tutti, mentre il diavolo non percosse che pochi. Non so rinvenirmi dallo stupore nel vedere che, quanto più è abbondante la predicazione della vita in Gesù Cristo, più i popoli sono presi da timore all'appressarsi della morte: sarebbe forse che, sotto il papato, gli uomini erano sostenuti da false speranze, onde si mostravano meno pusillanimi, mentre ora, meglio ammaestrati, senton meglio quanto è debole la natura?[261]».
Paolo Giustiniani avea riformato i Camaldolesi colla nuova congregazione di Monte Corona, detta degli Eremitani; come fuor d'Italia suor Teresa riformò le Carmelitane, Francesco di Sales fondò le Visitandine, Giuseppe Calasanzio le scuole pie, Giovan di Dio i Fate bene fratelli, Luigia di Marillac le suore della carità, propagatesi ben presto in Italia. Frà Pietro spagnuolo, carmelitano scalzo, predicando a Napoli, raccoglie quattordicimila ducentottantacinque reali, coi quali compra il palazzo e i giardini del duca di Nocera, e li trasforma in chiesa e monastero della Madre di Dio; mentre le Teresiane Scalze vi compravano per sedicimila ducati il palazzo del principe di Tarsia, e ne facevano il loro monastero di San Giuseppe. Il palazzo Caracciolo divenne ospedale de' Frati della carità; il Seriprando, chiesa de' Filippini, la più sontuosa forse di Napoli; i Camaldolesi vi occuparono quella deliziosa altura, i Cappuccini la Concezione, i Domenicani la Sanità, i Paolotti la Stella.
E in ogni Ordine ci si presentano fervorosi operaj della vigna di Cristo, che nella educatrice vigilanza delle contese, nelle maschie gioje della astinenza, nella rassegnata resistenza alle persecuzioni, nella dignità del pericolo permanente divennero santi.
Al clero secolare specialmente facea mestieri di riforma, e se le esuberanti austerità, le interminabili salmodie, le prostrazioni ripetute convenivano in secoli rigidi a genti bisognose di scosse violenti; allora, nella ricca varietà de' sacrifizj si avvisò piuttosto al raccoglimento dell'animo, alla mortificazione del cuore, all'educazione dell'intelletto, ad assicurare la preponderanza sopra la carne mediante il vigore dello spirito.
I cherici regolari aveano i voti de' monaci coi doveri de' preti, e preti in cotta e berrettino si rividero in pulpito, ove dianzi non montavano che tonache.
A Milano, disastrata dalle guerre di cui fu pretesto, Antonio Maria Zaccaria cremonese, Bartolomeo Ferrari e Giacomo Antonio Morigia patrizj milanesi nel 1533 istituirono i Barnabiti per dar missioni, dirigere collegi, sussidiare i vescovi, con voto di non brigare cariche nella loro congregazione: fuori di essa non accettarne se non con dispensa del pontefice.
Domenico Sauli, buon letterato, filosofo, storico, politico senza togliersi dal negoziare, da Genova si mutò a Milano, dove nacque Alessandro, che entrato barnabita, fu inviato a Pavia, e fu de' primi e meglio meriti nel riformarvi l'insegnamento filosofico e teologico. Iniziati gli allievi nel greco, al qual uopo compilò una grammatica, mettevali alla Logica d'Aristotele, libro opportunissimo per restaurare ciò che dalle rivoluzioni è peggio guastato, il buon senso. V'univa lo studio della geometria, e, come dice il Gerdil, aperse la mente degli studiosi disponendoli a raccogliere tutte le forze razionali nella contemplazione di un solo oggetto, principalmente coll'addestrarli alle matematiche. La Somma del maggior filosofo del medioevo egli aveva talmente digerita, che in Pavia si diceva: «Se si perdesse la Somma di san Tommaso, donn'Alessandro potrebbe dettarla per intero». Cooperatore di san Carlo nella diocesi milanese, nella Corsica con providente assiduità introdusse i sinodi diocesani[262]. Presto in quell'Ordine fiorì Bartolomeo Gavanto, detto padre della liturgia, adoprato da Clemente VIII e Urbano VIII ad emendar il breviario romano. Agostino Tornielli novarese ricusò molti vescovadi per attendere alla devozione claustrale, nella quale compose gli Annali sacri e profani dalla creazione fino alla redenzione, primo buon tentativo a chiarire le difficoltà de' sacri libri, e che serve come d'introduzione agli Annali del Baronio. Enrico IV nel 1610 domandò a Paolo V una missione dei nostri Barnabiti per convertire il Bearn, ove neppure una chiesa cattolica restava più, ed ove di numerose conversioni si consolarono, coadjuvati da san Francesco di Sales.
Filippo Neri, che faceva versi italiani come tutti i fiorentini, e versi latini come pochi, cercava il disprezzo con tant'arte, con quanta altri l'ammirazione. Padre spirituale de' più gran santi, quali gli operosi Carlo Borromeo e Francesco di Sales, e il contemplativo Felice da Cantalice; amico de' maggiori studiosi, quali il Tarugi insigne predicatore poi cardinale, Silvio Antoniano poeta e scrittore dei brevi papali, il celebre medico Michele Mercati, Filippo adagiavasi or fra i cenciosi che mendicano sotto ai portici di San Pietro, ora ai banchi de' cambisti o ai tribunali o nei palagi, colla soavità inalterabile e colle arguzie fiorentinesche insinuando la carità, persuadendo la giustizia, sorreggendo la vacillante virtù.
Indulgente nelle cose accessorie quanto irremovibile nelle essenziali, al confessionario dirigeva con mirabile perspicacia le coscienze. A un che veniva per ambizioni a Roma, e gli diceva che aspirava al fiocco pavonazzo, domandò: «E poi? — E poi potrebbe venire il verde — E poi? — Chi sa che non segua il rosso! — E poi? — Se n'è vedute tante: e il papa è scelto fra' cardinali. — E poi? (conchiudeva Filippo) «E poi morire». Diceva ancora che rovinano il mondo rispetti, sospetti, dispetti.