Persuase egli Tommaso Bozio da Gubbio, gran conoscitore di lingua e di storia, a privarsi della cosa che più tenea cara, i suoi libri, e destinollo per umiltà a insegnare la grammatichetta. Il qual Bozio, fra opere da grand'erudito, scrisse una confutazione della politica del Macchiavelli.

Accoglieva la gioventù a devote ricreazioni, a musiche, a passeggi, a visite di santuarj, a studj liberali, a una pietà affabile come la sua. Con venerazione si va all'oratorietto dov'egli spesso confabulava con san Carlo, san Camillo, sant'Ignazio, san Felice da Cantalice, e con dilettazione a sedere sopra un amenissimo poggetto del Gianicolo, donde si domina tutta Roma, e ch'egli avea ridotto ad anfiteatro, ove all'ombra di begli alberi faceva ai giovinetti recitare commediole volgenti alla pietà; vera ribenedizione dell'arte e del teatro[263]. E diceva: «La pratica ha mostrato che, interponendosi agli esercizj gravi, fatti da persone ancor gravi, la piacevolezza e la purità dei putti, s'attrae moltissimo popolo d'ogni sorta, con un concorso forse di 3 o 4 mila persone; e s'è visto che Nostro Signore si è servito di queste reti per pescare anime[264]». Introdusse la visita delle sette basiliche, sopprattutto nel carnevale, e a mezzo fermavasi a refiziarsi sulla verdura di villa Massimi, o Crescenzi o Mattei del monte Celio.

Facendosi un deserto nella popolosa Roma, nottetempo le visitava, poi ritiravasi nel cimitero di San Calisto e nelle catacombe di San Sebastiano. Col Baronio, ch'egli eccitò, come dicemmo, al gigantesco lavoro degli Annali, e con altre persone di merito, nel 1564 istituì la comunità de' Preti dell'Oratorio, non aventi altre regole che i canoni; altri voti che il battesimo e il sacerdozio, altri legami che quelli della carità.

Con Persiano Rosa aprì l'ospizio di Santa Trinita per quei che pellegrinavano alle soglie degli Apostoli; e quattrocento quarantaquattromila cinquecento uomini, venticinquemila donne vi furono ospitate per tre giorni in quel giubileo del 1600, pel quale vuolsi concorressero tre milioni di devoti a Roma, e dove principi e cardinali faceano le stazioni, indistinti dal vulgo; e moltiplicaronsi le conversioni.

I suoi cherici si diffusero subito, e a Napoli[265] principalmente operarono su quella plebe famosa con confraternite, ospedali, rifugi per pentite e pericolanti; massime dai trivj e dalle bettole chiamandoli alla dottrina festiva; e uscendo dal Carmine Maggiore, conduceanli processionalmente per le piazze del Mercato, della Selleria, della Vicaria; spettacolo ammirabile ai buoni, d'inestinguibil riso ai giornalisti d'oggi, veneratori de' carabinieri e de' fucili rigati. Gran giovamento portarono a quella città Nicolantonio Bellarbore di Trani, occupato a ridur i concubinarj; G. B. Antonino di Lanciano, Matteo Borello di Napoli, e principalmente Alessandro Barla piacentino, ch'era stato come «il foriero del novello oratorio»; e buttatosi negli ospedali, ne eresse dei nuovi, introdusse le Suore del ben morire, i Fatebene-fratelli, i Ministri degl'infermi: e in Santa Maria del Rifugio un ospizio per le figliuole di meretrici: e Giovenale Ancina da Fossano, che oltre dieci anni faticò negli incurabili ai più bassi uffizi, e vi chiamava giovani di buone case e gentili donne per assisterli, tra le quali ricordano la viceregina, le contesse di Miranda e di Monterey, la duchessa di Mondragone, la principessa di Stigliano, sicchè, a detta di un contemporaneo, quella casa potea dirsi un paradiso di delizie[266]. E quell'opera vive ancora, per subire i colpi di una dotta persecuzione non meno impopolare che irreligiosa.

Anche i Teatini erano poveri, e a Firenze spesero centomila scudi in fabbricar San Gaetano, una delle più splendide chiese.

Nella qual città Ippolito Galantini setajuolo, fin dall'adolescenza applicato ad amare e soccorrere i poveri, col sussidio del cardinale Alessandro Medici fondava la congregazione de' Vanchetoni o della Dottrina Cristiana, che durò fin oggi, principalmente a vantaggio de' lavoranti in seta. Ivi stesso, a persuasione di frate Alberto Leoni, fondavasi una pia casa de' catecumeni.

Le primarie famiglie fiorentine crebbero lor nobiltà con qualche santo. Maddalena de' Pazzi e de' Buondelmonti, sin da fanciulla dilettandosi alla gioja dell'obbedienza, divenne miracolo della perfezione spirituale e della contemplazione delle cose eterne, accoppiate a intensa carità del prossimo. Lorenza Strozzi di Capalle, vestitasi domenicana, si trovò in gran relazione coll'Ochino e col Vermiglio, la loro apostasia pianse a calde lacrime, e tutta infervorata d'amor divino, compose inni per ciascuna solennità dell'anno, cantati lungamente e messi in musica, e tradotti anche in francese. Caterina de' Ricci, sottrattasi alle lusinghe preparatele dalla domestica lautezza, sacrò a Dio una vita tutta d'amore e di dolori, provata dalle contraddizioni e dalla calunnia, poi dalle lodi e dall'ammirazione: e come la beata Michelina a Giotto, santa Umiltà a Bufalmacco, santa Caterina da Siena al Vanni e al Pacchiarotto, così la Ricci divenne soggetto di pitture al Parenti e al Tosini in Prato.

Veronica Franco, rinomata a Venezia per amori e per chiassosi convegni di musica e poesia, contrita fondò per le sue pari il ricovero di Santa Maria del Soccorso; Francesca Longa a Napoli, il famoso ospedale degli incurabili; Mariola Negra di Genova, un reclusorio per le femmine disperse, un altro per le pentite, e intendeva porne uno per ciascun sestiere della città.

E Genova, oltre Caterina Fieschi e altri beati, ricorda Battista Interiano, che all'Acquassola aperse un conservatorio, dove le zitelle si educassero a lavori femminili; Vittoria Fornari, che vedovata a venticinque anni, votò i suoi sei figli a Maria, e fatta povera per amor di questa, fondò le Annunziate, che solo tre volte l'anno riceveano al parlatorio i più stretti parenti; la venerabile Battista Vernazza, autrice di trattati e poesie pastorali; Agostino Adorno, che con Francesco Caracciolo istituì i Cherici Regolari Minori e l'adorazione perpetua al Sacramento. Nè dimenticheremo quei diciotto di casa Giustiniani, che côlti dai Turchi, sostennero il martirio piuttosto che aderire al Corano.