Quanto il sentimento religioso si fosse ravvivato lo attestano i tanti miracoli allora proclamati, e le frequenti apparizioni della Beata Vergine a Caravaggio, ai Monti in Roma, a Narni, a Todi, a San Severino, nella Val San Bernardo del Savonese; sul monte Pitone a Brescia ordina a un pastore di fabbricarvi una Chiesa; l'effigie di Subiaco suda; davanti al santo Crocifisso di Como si spezzano le catene opposte alla processione; una Madonna piange a Treviglio, e così salva questa borgata dai latrocinj del Lautrech; una parla in San Silvestro; una in Sant'Eugenio di Concorezzo dà segni miracolosi; una è prodigiosamente scoperta a Portovenere, un'altra a Castiglione delle Stiviere entro un grosso noce. Un soldato a Lucca nel 1588, perdendo al giuoco, avventa bestemmiando i dadi a una Madonna, ma in quell'atto gli si rompe il braccio; pel qual miracolo i doni fioccarono, e dugencinquanta processioni in mezz'anno vi accorsero, dalle cui oblazioni si fabbricò la Madonna de' miracoli. Tutti avvenimenti alla cui storia abbisogna il prolegomeno della fede. E noi gli enunciamo solo come segni del tempo; poichè, mentre al principio di quel secolo tutto era paganizzato ne' costumi, nelle arti, ne' governi, nella Chiesa, al fine di esso non si operava quasi che per interessi religiosi; in nome del cristianesimo si scriveva, si combatteva, si uccideva, si educava, si sfamava; ecclesiastici di robustissima potenza entrano ne' consigli dei re a dirigerne i modi e gli atti; i papi, spogliati di mezzo mondo, se ne rifanno coll'acquisto delle due Indie, e mettono soggezione ai re ed ai pensatori con un pugno di cherici, paventati dovunque vi sia rivolta contro l'autorità di Pietro.
Se la riforma cattolica non ebbe divelto il vizio e la corruttela, non mutato la struttura delle Università e dei corpi religiosi, cui l'alta istruzione veniva affidata; se anche gli Ordini nuovi s'intepidirono o corruppero, il rinvigorito spirito cristiano combatteva l'effervescenza della carne e la voluttà sensuale; la carità che aveva balsami per ogni piaga, impediva che la corruzione toccasse all'estremo. Quante anime, stanche dal fortuneggiare del mondo, cercavano ricovero in grembo a Dio! Le Suore della Carità, lanciandosi in mezzo alle miserie, le Carmelitane seppellendosi anticipatamente, pareano invase da una passione cristiana; il clero spandeasi dapertutto a cercar l'ignoranza da istruire, il vizio da correggere, la virtù da sostenere, la povertà da pascere, esposto al quotidiano martirio del disprezzo e della calunnia.
Siamo forse usciti dal nostro tema col mostrare quali ripari opponesse la Chiesa agli assalti portatile dall'eresia? Ammirando questi prodigi della carità non possiam di meno di ricordare come Lutero esclamasse: «Almeno sotto al papato le persone erano caritatevoli, e non si faceano tirar le orecchie per dare; adesso, sotto il Vangelo, invece di dare, tolgon l'uno all'altro; vi scorticherebbero vivo purchè ci trovino qualche piccolo guadagno, e pare non s'abbia nulla se non si ha tutto l'altro[268]».
E Musculo: «Abbiam fino cangiato natura; divenuti benevoli e caritatevoli gli uni agli altri press'a poco come le fiere. Chi più s'interessa del prossimo? Tutti amano se soli, di se soli fan conto, e si può dubitare se rimanga ancora in noi goccia di sangue umano[269]».
E Wizel: «Per lo passato v'avea cristiani che amavano talmente i poveri, da chiamarsi padri e figliuoli: lavavan loro i piedi, li servivano a tavola, come ha fatto Gesù Cristo. Ora si escludono di città e di casa come reprobi e pubblici nemici. È il tuo spirito, o Signore, questo che regna oggi nelle Chiese? Qual purificazione, qual riforma, quali elementi d'unità e concordia»[270]. E potremmo seguitare lunghissimo tempo queste citazioni, e conchiuderemmo con quello onde cominciammo, che l'albero si giudica dal frutto.
[DISCORSO XXXII.]
IL SANT'UFFIZIO. LA TOLLERANZA RELIGIOSA.
Si è potuto vedere come, coll'unità delle dottrine evangeliche, sostenuta contro le prime eresie, la Chiesa salvasse la civiltà, stabilendo una dottrina morale e sociale, da cui non si dovesse declinare. Così formossi quel fondo di principj che costituisce l'incivilimento moderno, e che tutti è forza confessino esser dovuto alla Chiesa.
La divisione che or vi portava il protestantesimo non aboliva quelle massime e quelle pratiche, quasi connaturate coi varj popoli; sicchè il cattolicesimo operava ancor potentemente sopra coloro stessi che lo repudiavano, e che, se pure la subodoravano, erano ben lontani dal conoscere l'importanza della distinzione dei due poteri, e raggiungere la vera indipendenza delle coscienze.
Tutta la storia ci attesta come i governi antichi si arrogassero ingerenza sulla fede e sul culto de' governati; appena Diagora volge in beffa qualche cerimonia di Efeso, o Prodico di Ceo sostiene che gli elementi furono divinizzati perchè utili, o Socrate asserisce l'esistenza e l'ispirazione de' genj, sono condannati a morte; il sagrifizio del Calvario e le migliaja de' martiri nostri ne sono pruova solenne. Il cristianesimo, posando la incompetenza delle podestà temporali sopra le coscienze, sottraeva la fede al dominio della forza. Come sempre gli oppressi, i primi Cristiani disapprovavano ogni costrizione in fatto di coscienza; riprovavano l'intolleranza politica, armandosi solo dell'intolleranza religiosa, cioè del diritto di non servire che alla verità, accettata da una società d'anime libere, difesa in questa società da un potere, armato soltanto di parola e di spirito, e che la mantiene scevra da ogni errore. Ma per isbandire l'errore, che serviva di base all'antico edifizio sociale, e domar l'egoismo gentilesco e la ferocia barbarica, cercò impossessarsi del potere.
Anche dopo riconosciuta la nuova religione, nessuno ignora i testi che riprovano il rigore usato agli eretici. Il compelle intrare della parabola evangelica in san Luca XIV, 23, non indica coercizione fisica, bensì istanza, e tanto il compelle latino come l'ἀνάγκασον greco sono adoprati altra volta in questo senso. Così i due discepoli al castello di Emaus fanno forza a Gesù perchè rimanga con loro[271]. Altrove Gesù costrinse, coegit, ἠνάγκασεν, i discepoli a salir nel battello[272]. E san Paolo dice a san Pietro: «Se tu giudeo vivi alla gentile, anzichè alla giudaica, perchè costringi (cogis, ἀναγκάζεις) i Gentili a giudaizzare?[273]. In nessuno di questi luoghi trattasi di violenza materiale. E san Paolo a Timoteo raccomanda: Prædica verbum, insta opportune, importune; argue, obsecra, increpa in omni patientia et doctrina[274].