E Voltaire: «Chi si eleva contro la patria religione merita morte». È vero ch'egli alludeva a Cristo.
E talmente quel principio è moderno, che la famosa Dichiarazione dei diritti dell'89 asserì soltanto la libertà del pensare, dicendo che «nessuno dev'essere molestato per le sue opinioni, anche religiose, purchè la loro manifestazione non turbi l'ordine stabilito dalla legge». In conseguenza dove la legge stabilì il culto cattolico ogni altro ne resta escluso.
La libertà de' culti può ritenersi come un'istituzione di diritto positivo umano, e limitata ai bisogni della società politica in una data situazione o pei diritti acquistati col pacifico possesso. In ciò può benissimo venire la Chiesa alle transazioni, a cui è obbligata una istituzione che dee vivere in tempi e in situazioni le più diverse; e se non basta l'udirla, nella uffiziatura del venerdì santo, pregare pei catecumeni, gli Eretici, gli Scismatici, i Giudei, i Pagani, giacchè il Salvator di tutti è morto per tutti, i pronunziati de' pontefici moderni e sopratutto di Pio IX mostrano fin dove essa spinge questa tolleranza[280].
Fuor della Chiesa non v'è salute. — Questa massima eccita scandalo ad alcuni, collera ad altri, preoccupazione a tutti. Ma quanto è certa nel principio, altrettanto è misteriosa nell'applicazione. In fatti, chi è fuor della Chiesa, e in conseguenza escluso dalla salute? Qual uomo vanterassi capace di scandagliare questo, ch'è il più gran secreto dell'ordine soprannaturale? Sappiamo che Giuda è dannato: ma Lutero? ma Voltaire?[281] Secondo i Padri, Dio non giudicherà a norma del Vangelo quei che il Vangelo non conobbero. Qualcuno può appartenere all'anima della Chiesa senza esser parte del suo corpo, e viceversa, nè v'è chi possa distinguerli: standoci innanzi tre misteri; la Grazia di Dio, la coscienza dell'uomo, le tenebre della morte; cioè quel che il cielo ha di più fecondo, la terra di più libero e impenetrabile, e la profonda separazione fra il tempo e l'eternità.
Tutto ciò rende inaccessibile all'occhio umano e impossibile quaggiù l'applicazione di quella massima; adoriamo la giustizia, ma non giudichiamo i misteri; tutto temendo per noi secondo la fede, tutto sperando per gli altri secondo la carità.
Queste teoriche son antiche quanto la Chiesa, ma non sempre attuate: e la tolleranza, virtù eminentemente civile, che nell'uomo di credenza diversa non ci lascia considerare se non il fratello e il concittadino e a Dio riserva il giudizio della coscienza, chi praticavala nell'età di mezzo? Al rinascimento, lo stesso Savonarola disputando contro gli astrologi esclamava: «O stolti, empj ed insensati astrologi, contro di voi non è a disputare altrimenti che col fuoco»[282]. Lutero, non pago alle invettive, invocava le spade regie contro i dissidenti; e ancor si mostra a Dresda la mannaja che i Luterani adopravano contro i dissidenti, dov'è scritto: Hüt dich, Calvinist. I principi protestanti ricusavano risolutamente la tolleranza; poichè, essendosi arrogata la podestà sopra le cose religiose, una sola religione doveano volere, per non indebolire il governo; e Calvino che non vuol separazione della Chiesa dallo Stato, invocava contro i dissidenti la pena di morte, attesochè nessuno può ricusare di riconoscere l'autorità de' principi sopra la Chiesa senza attentare contro la monarchia, ch'è stabilita da Dio[283]; e faceva bruciare Serveto, flagellare, bandire altri. Fino il soave Melantone augura che qualche uomo forte voglia acquistarsi gloria coll'assassinare Enrico VIII[284]; ed approvava affatto quei supplizj: Vult Deus blasphemias et perjuria severissime puniri, et punit ipse alastoras, illos impiorum dogmatum auctores, cum magistratus officium suum negligunt; ac tunc quidam simul et magistratus et imperia delet... Dedit vero et Genevensis reipublicæ magistratus insanabilis blasphemiæ adversus filium Dei, sublato Serveto, pium et memorabile ad omnem posteritatem exemplum[285]. E seguitava: «Grazie al Figliuol di Dio che fu spettatore e giudice del nostro combattimento, e che ne sarà la rimunerazione. La Chiesa pure vi dovrà esser riconoscente. Io sono affatto del vostro parere, e tengo per certo che le cose essendo state fatte con regola, i vostri magistrati operarono secondo il diritto e la giustizia facendo morire il bestemmiatore». Teodoro Beza scriveva un libro a sostenere essere libertas conscientiarum diabolicum dogma, e l'articolo trentasei della Confessione Elvetica porta: Stringat magistratus gladium in omnes blasphemos, coerceat et hæreticos[286]. Enrico VIII ed Elisabetta scrivevano tiranniche ordinanze col sangue de' Cattolici, come Maria e Filippo II con quello degli Eretici. Tagliata la testa a Maria Stuarda, il conte di Kent esclamava: «Possano perir così tutti i nemici del Vangelo». Ferdinando d'Austria colle stragi d'Ungharesi e Boemi dissidenti vendicava stragi precedenti di costoro. Insomma inviperiva una lotta, nella quale chi non uccidesse, sarebbe ucciso.
Uno dei tristi effetti del protestantismo fu appunto lo sbigottire i custodi della verità, in modo che credettero necessario il rigore per tutelarla, e così crebbero le severità; se non che, mentre in antico, per la confusione dei due poteri, era la stessa l'autorità che riconosceva il delitto di lesa religione e che vi infliggeva il castigo, si costituì un tribunale ecclesiastico, di persone competenti in fatto di quistioni religiose, le quali decidono sul fatto, e domandano la punizione al braccio secolare.
L'Inquisizione (già il narrammo nel Discorso V) fu introdotta in Linguadoca come spediente politico per reprimere l'implacabile animosità de' popoli separati dalla Loira, ed assodare nella Francia quella nazionalità, che altre genti vagheggiano a qualsiasi costo. La spiegazione de' suoi atti trovasi nelle circostanze de' tempi, e nello stato delle opinioni. Stabilito un sistema, qual meraviglia se i modi e d'intenderlo e d'applicarlo erano quelli di ciascuna età? E tanto più d'un'età come il medioevo, che procedeva non per teoriche ma per fatti. Che se nessuno negherà che si potesse farlo co' modi convenienti, nessuno pure negherà che nell'applicazione siasi trasceso. La dominazione spirituale ben si fonda sopra il volontario consenso degli intelletti; e quando ricorre deliberatamente alla forza materiale, dà indizio d'un indebolimento già sentito. Ogni autorità minacciata suol esacerbare i rigori, e colla necessità della difesa giustificare la persecuzione; e quel tribunale fu esteso come una legge marziale, per frenare eresie che sovvertivano l'ordine sociale. Dove mancassero eretici, vegliava essa sui costumi e sulla disciplina, puniva le bestemmie, la bigamia, le superstizioni, lo sparlare del clero, e principalmente le fatucchierie, quando di queste divulgossi la credenza. Ma nuovo agone le aperse lo irrompere della riforma religiosa, in tempo che generalmente credeasi diritto lo stabilire, o conservare l'unità religiosa mediante la forza, e impossibile che due culti potessero esercitarsi in un paese ed oltraggiarsi a vicenda.
Entrata la discordia, si trascende da tutte le parti e in tutti i tempi: ogni rivoluzione che non riesca a distruggere il potere lo rende più duro e severo; i partiti non hanno viscere; creansi una falsa giustizia, e come in nome di questa la Convenzione mandò a morte migliaja di Francesi per salvar lo Stato; così allora si facea per salvar la Chiesa; quelli morivano gridando «Viva la libertà»; questi gridando: «Viva la Bibbia»; e in nome della religione e della misericordia si rinnovarono gli orrori dell'impero romano, si precorsero quelli della rivoluzione francese. Ma la fierezza di quei supplizj al cui racconto oggi raccapricciamo, era allora usuale quanto oggi il calunniare. Anzi l'Inquisizione rendea le pene meno efferate, per un ultimo rispetto all'immagine di Dio; e chi vedevale applicare potea compiangere una vittima non era offeso dalla straordinarietà del supplizio. V'assistevano Filippo II come Francesco I, e con essi tutta la Corte: prova che non erano mostri eccezionali.
Quando nel Concilio di Trento il cardinale di Lorena dipingeva così eloquentemente la desolazione della Francia, cozzi e battaglie in ogni canto, demolite le chiese, trucidati i religiosi, profanati i sacramenti, arse le immagini e reliquie de' santi e le biblioteche, profanati i sepolcri de' re e dei vescovi, espulsi i pastori, conculcata la regia autorità e le leggi, usurpate le rendite pubbliche, tutto il popolo in sedizione, sedici eserciti un contro l'altro armati, e a Tolosa uccisi diecimila uomini in un sol fatto d'armi, il padre perendo da una parte, dall'avversa il figliuolo; quando egli minacciava di mali simili anche gli altri Stati, attesochè, se Francia s'agita tutta Europa ne guizza; quando ciò diceva quel gran signore e gran prelato, molti per certo dovettero congratularsi che con vie di rigore si fosse dall'Italia tenuta lontana tanta jattura, e colla punizione di pochi colpevoli evitato lo sterminio di tanti innocenti; che, come il medesimo cardinale congratulavasi, all'Italia si fosse conservata la pace mercè della Spagna, la quale robustamente ne reggeva il timone.