Tommaso Lubero, che grecizzò il suo nome in Erasto, da Bologna il 1544 scriveva a un amico, che un frate dell'Osservanza predicando a Imola che il regno di Cristo si acquista coi meriti nostri, un fanciullo gli rinfacciò che bestemmiava Dio e Cristo. Il frate replicogli, non sapea quel che dicesse, nè tampoco il pater noster; ma l'altro affacciogli il detto, Ex ore infantium et lactentium perfecisti laudem, e si finì col mettere il fanciullo in carcere[326].
Polidoro Virgilio da Urbino (1555) autore di varie opere d'alquanta erudizione e scarsa a critica, accompagnò in Inghilterra il cardinale Adriano da Corneto, e da Enrico VIII ebbe l'incarico di scrivere una storia d'Inghilterra, che fu poi stampata a Basilea nel 1534, indi nel 1535 dedicata ad esso re. Vuolsi che di questo adottasse gli errori benchè ecclesiastico, e che tornato in patria, li conservasse nel silenzio[327].
Frà Luca Baglione perugino, nell'Arte del predicare (1562), tra molti atti proprj racconta che, inveendo in una, non dice quale, città contro gli eretici, un di costoro gli tirò un'archibugiata, da cui Iddio però preservollo; e un'altra volta assalito da più di quindici sifatti in istrada, potè difendersene colla sola parola di Dio[328].
Meno trascorreva l'Inquisizione romana, ma pur troppo allora al gentilesimo delle voluttà e dell'ingegno si credette riparare con quello della severità e de' supplizj, fin a sminuire e la sicurezza del vivere e la franchezza del pensare. Già dai tempi di Leon X, poi sempre in appresso si andava insinuando ai papi che l'eresia bisognava reprimerla colla forza; che «il fuoco della ribellione non si smorza se non col gelo del terrore e con la pioggia del sangue»: non già colle persuasioni, ma colle crociate e coi roghi essersi repressi i Patarini nel secolo XII.
Nel 1533 fu eretto a Roma un famoso processo, nel quale molti si ritrattarono. Non così Giovanni Mollio da Montalcino, minorita, che fra la gioventù dell'Università di Bologna diffondeva le dottrine zuingliane, con tanta riuscita, che un gentiluomo esibivasi pronto a levare seimila soldati qualora si recasse guerra al papa[329]. Il Mollio processato non volle ricredersi, anzi difendeva le sue dottrine e imputava la tirannide ecclesiastica, dalla sentenza appellandosi al giudice eterno. Pertanto fu strangolato a Roma, poi arso in Campo di Fiori con un Perugino.
Sotto Paolo III trattandosi del come riparare all'eresia, il Caraffa, cardinal teatino, suggerì la prima delle famose Congregazioni di Roma, quella del Sant'Uffizio, mentre prima operavasi debolmente, dandosi le cause a giudicare or al maestro del Sacro Palazzo, or al vicario di Roma, or al collegio de' cardinali o a qualche commissione particolare. E fu creata colla bolla Licet ab initio del 21 luglio 1542: preponendovi esso cardinale Caraffa, il Cervini, il Ghislieri, che divennero papi Paolo IV, Marcello II, Pio V: tanto quel grado era importante. L'uffizio componeasi di Domenicani; in alcun paese, di Francescani; mai di Gesuiti, i quali anzi impetrarono ampie facoltà per assolvere gli eretici[330].
Il Caraffa, divenuto Paolo IV, diede all'Inquisizione insolita vigoria, volendo che non più dipendesse da ciascun vescovo, ma da essa Congregazione, autorizzata a giudicare inappellabilmente in fatto d'eresia di qua e di là dall'Alpi. Laonde pose in ogni città «valenti e zelanti inquisitori, servendosi anche di secolari zelanti e dotti, per ajuto della fede, come verbigrazia dell'Odescalco in Como, del conte Albano in Bergamo, del Muzio in Milano. Questa risoluzione di servirsi di secolari fu presa perchè, non solo moltissimi vescovi, vicarj, frati e preti, ma ancora molti dell'istessa Inquisizione erano eretici»[331]. Singolare confessione!
Esso papa, in punto di morte, chiamatisi attorno i cardinali, raccomandò loro specialmente questo santissimo tribunale. Sisto V lo ampliò portando a dodici i cardinali di questo, e dandogli facoltà per tutto l'orbe cattolico. Ne è prefetto il pontefice, ed ha giurisdizione sulle persone di qualsiano grado, condizione, dignità, senza riserva di privilegi locali o personali: ed obbliga i magistrati ad eseguire i suoi decreti, sotto pena di scomunica.
Gli competeva d'inquisire gli eretici o sospetti d'eresia e loro fautori; i maghi, malefici, incantatori, astrologi, che patteggiano col demonio; chi proferisce bestemmie, qualificate ereticali, sebben fosse in impeto di rabbia o per ignoranza, e chi si opponga al Sant'Uffizio ed a' suoi ministri. Sospetto d'eresia è chi lascia sfuggirsi proposizioni che offendano gli ascoltanti; o fa atti ereticali, come abusare de' sacramenti, battezzare cose inanimate, per esempio, calamite, carta vergine, fave, candele; chi strapazza immagini sacre; tiene, scrive o legge libri proibiti; o si allontana dal vivere cattolico col non confessarsi, mangiar cibi vietati e simili. Così la poligamia, il furto di sacre particole, la sollecitazione a peccato in confessione, la finta santimonia, la lettura di libri ereticali, oltre un'infinità di casi minori, quali sarebbero il sostenere che la santissima vergine non sia stata concepita senza la macchia originale, o usar litanie non approvate, o celebrare messa e ascoltar confessioni senz'esser sacerdote.
Che le procedure dell'Inquisizione, per quanto ci facciano orrore, non fossero che le consuete basti a provarlo l'esser pubblicamente stampati i suoi codici[332], secondo i quali, a ciascun reo è destinato un procuratore, persona intelligente e di retto zelo, che con lui possa comunicare e ne faccia le difese; di tutti gli atti e le deposizioni si tenga protocollo; «i vicarj saranno avvertiti di non permettere che i notari diano copia degli atti del Sant'Uffizio per qualsivoglia causa, salvo al reo, e solamente quando pende il processo, senza il nome de' testimonj, e senza quelle particolarità, per le quali il reo potesse venir in cognizione della persona testificante»[333].