«Lucca fu molto appestata di questo morbo, perciocchè in quella città tennero scuola Pietro Martire, dopo che si fuggì da Napoli, e vi ebbe per compagni il Tremellio ferrarese, lettore di lingua ebrea, Celso Martinengo lettor di lingua greca, e Paolo Lazisio veronese, lettore di lingua latina, e costoro vi trovarono Girolamo Zanco, tutti pessimi eretici, e vi stettero fino al 1542, quando, per paura del papa che ritornava da Bussè, se ne fuggirono tutti in Germania insieme con l'Ochino.

«Siena e Firenze furono assai piene di eretici. Quella produsse l'Ochino, e Lattanzio Morone (Ragnone?) eretichissimi; questa ebbe frà Pietro Martire Vermilio, che infettò Napoli, Firenze e tutta l'Inghilterra: ebbe ancora il protonotario Carnesecchi, il quale fu segretario di papa Clemente VII. Il cardinal Teatino fu il primo che lo processò, poco dopo che fu fondato il Santo Officio in Roma. Poi nel 1546, per qualche speranza che diede di conversione, fu rilasciato non già dal cardinal Teatino, ma da altri, che non occorre qui nominare; però si doleva il cardinal Teatino della troppa lentezza e perniciosa benignità verso gli eretici. Quindi andò a Firenze sua patria, e ritornò al vomito tanto fieramente, ch'egli dell'entrate di molte badie manteneva molti agenti di eretici in varie città d'Italia. Costui insieme con Pietro Martire appestò Firenze in modo tale, ch'io udii più volte dal signor Pietr'Antonio Bandini, padre del cardinale Bandini, queste parole: Innanzi al Santo Officio, non vi era straccio di fede in Firenza.

«Bologna fu in molto pericolo, perchè vi erano alcuni eretici principali, tra' quali fu un certo Giovanni Battista Scoto, il quale aveva amicizia e appoggio di persone potentissime, come di Morone, Polo, marchesa di Pescara, ecc., raccoglieva denari a tutto suo potere, e li compartiva tra gli eretici occulti e poveri, che stavano in Bologna. Abjurò poi nelle mani del padre Salmerone per ordine del legato di Bologna e del Santo Officio.

«Fiesole, oltre alla vicinanza di Firenze, era anco sospetta per il suo vescovo eretico.

«San Geminiano ebbe Michelangelo Tramontano luterano, e un medico detto il Travano suo maestro. In Perugia insegnò l'eresia il detto medico Travano, il quale ebbe per discepolo un prete detto Crescio e il Tramontano soprascritto.

«In Viterbo fe residenza il cardinal Polo legato di Romagna, anch'egli molto sospetto e processato, e nella sua Corte vi erano molti eretici. Furono infette ancora molte monache del monasterio di Santa Caterina di quella città, come anche in Firenza, i monasteri intieri erano infetti.

«In Volterra fu un frà Andrea molto sospetto, e amico di persone sospette.

«Così stava malconcia la povera Italia, e così furono scoverte, e sanate le sue occulte e pestifere piaghe per opera del Santo Officio di Roma. Sentirono grand'orrore di così gran male, e grande allegrezza di così efficace rimedio le persone buone e zelanti della fede: e principalmente il cardinal Teatino, inventore e autore di tanto bene, ne stava ogn'ora più contento, e ne ringraziava Dio benedetto: anzi con quel suo intrepido cuore si diede animo a processare anco i prencipi d'Italia, che erano macchiati di quella pece, come furono Ascanio Colonna duca di Palliano, Vittoria Colonna marchesa di Pescara, Renata del real sangue di Francia, cioè sorella d'Enrico III duchessa di Ferrara, Caterina Cibo duchessa di Camerino, Giulia Gonzaga contessa di Fondi e altri. Così si vide adempita nel Santo Ufficio quella potestà datagli da Dio evellendi, disperdendi, dissipandi et destruendi; e solea dire il Caraffa in famigliar ragionamento, che la principal mira del Santo Ufficio e de' papi deve essere dare addosso ai grandi, quando sono eretici, perchè dal loro castigo dipende la salute de' popoli.

«Napoli e molte altre città, e terre del regno furono molto appestate di eresie dal V. Valdes, e da quei tre suoi principali discepoli, cioè da Pietro Martire, Ochino e Flaminio, i quali poi diventarono maestri di molti altri. Vi fu anche un certo Siciliano apostata di sant'Agostino, chiamato poi in abito di prete don Lorenzo Romano. A costui non bastò fare scuola in Caserta, e in molti altri luoghi di Terra di Lavoro, ma anche, per diventare più valente eretico, andò a posta in Germania per conferire con que' ministri, e ritornò di là non solo luterano, ma anche pessimo sacramentario zuingliano. Ora fondato il Sant'Ufficio in Roma, di giorno in giorno si scoprivano più terre infettate di eresie, e veramente se si ritardava più a fondar il tribunale del Sant'Officio in Roma, dal quale ebbero forza e efficacia gli altri inquisitori dell'Italia, difficilissimamente si poteva più rimediare al gran fuoco acceso in tutto quel regno. In Napoli per opera di V. Valdes, dell'Ochino, di Pietro Martire, e del Flaminio, e altri lor compagni, se ne appestarono tanti, e particolarmente molti maestri di scuola, che arrivarono al numero di tre mila, come si conobbe poi quando si ritrattarono. In Calabria vi fu quell'Apollonio Merenda, il quale dopo avere infettate molte terre, e particolarmente la Guardia, San Sisto, la baronia di Castelluccio, accostatosi a Roma diventò cappellano del cardinal Polo. La Puglia ebbe molti maestri di mala dottrina, e specialmente Odone da Monopoli, don Giovanni Paolo Castroffiano maestro di scuola, e compagno di Ludovico Manna eretici pessimi. In Terra di Otranto vi fu Ladislao, auditore dell'arcivescovo di Otranto e compagno di Ludovico Manna eretico, e l'istesso arcivescovo fu gravemente processato, e si disse che aveva mandato Ludovico Manna a leggere alla sua Chiesa d'Otranto pubblicamente, e che aveva commercio di lettere con Martin Bucero, e che fu amico del V. Valdes, e leggeva i suoi libri, e che tenne gran tempo in casa il Giannetto, eretico marcio, che se ne fuggì poi in Ginevra. A questo arcivescovo impedì il cappello di cardinale il nostro Caraffa. Ora stando le cose in questo modo, e sentendo in Napoli e per tutto il regno gran principio di rovina, e dall'altra parte vedendosi per l'esempio di Roma, quanto gran remedio fosse il Sant'Officio, si cominciò a pensare di mettere il tribunale dell'Inquisizione anche in Napoli.

«I nostri padri scoprirono l'eresie in Napoli, essendo il nostro Ordine, per dirlo con le parole dell'Adriani, accerrimo persecutore dell'eresie, e che fa professione di difendere la fede cattolica. Il modo con che furono scoperti dai nostri fu questo. Si ha da sapere, che Raniero Gualante, e Antonio Cappone, per la pratica che ebbero col V. Valdes e con l'Ochino, furono anch'essi macchiati un poco di quella pece: ma perchè si confessavano dai nostri a San Paolo, ne stavano coperti, si fecero riferire da loro tutto quello intendevano da quelli occulti eretici.