CCXII Iidem romani pontifices sua agendi ratione in gravissimis adjunctis ostenderunt, meram sollumodo tollerantiam ad graviora mala vitanda inductam, reprehendi non posse.

Chi non l'ha visto personalmente si immaginerà qual trionfo chiassoso e facilissimo menassero allora i rivoluzionarj nell'imputare al dominio papale la persistenza del Sant'Uffizio e nell'abolirlo ne' paesi sottrattigli; liberazione nella quale i popoli s'accorgeano che non troppo ci corre fra un poliziotto prete e un secolare. Quando si fremerà in avvenire alle leggi Pica e Crispi, alle fucilazioni moltiplicate e alla forca conservata, gioverà ripetere che le istituzioni non vanno condannate per gli abusi che se ne facciano, e bisogna giudicarle in relazione coi tempi. Perocchè oggi la giustizia è il diritto armato; allora l'Inquisizione era il bene armato; lo Stato or protegge la giustizia; l'Inquisizione volea proteggere la moralità: opinioni varie a norma dei tempi, mentre noi imploriamo che da tutti, e secolari ed ecclesiastici, sia riconosciuta l'incompetenza assoluta della forza in materia di fede. Quanto alle forme, pur troppo non possiamo nè imputarne solo i tempi passati, nè ingloriarne il nostro. Perocchè, a tacere quel che abbiam veduto noi stessi, in atti meno fieri o meno numerosi per verità, leggasi in Louis Blanc la storia o piuttosto la giustificazione del Terrore in Francia. Dopo fatto arricciar i capelli non meno colla narrazione di que' massacri, che co' suoi tentativi di scagionarli, conchiude: «Tutti i fanatismi si rassomigliano, e non è meraviglia se il fanatismo politico venne offrire la sua parte di vittime all'opera di distruzione del fanatismo religioso. Una cosa certa: che la maggior parte (!) furono colpiti perchè creduti realmente colpevoli...... Come in altri tempi si credette degno del fuoco chi non ammetteva la presenza reale, così allora si credette degno di morte (intolleranza meno incomprensibile) chiunque si rivoltava contro il principio dell'eguaglianza e della fraternità umana».

Il più fanatico apologista del Sant'Uffizio potrebbe scrivere una frase più assoluta? Ed egli si domanda: «In quai tempi, in qual paese lo scatenamento delle passioni politiche e il cozzo degli interessi non condussero a calpestare, i diritti dell'umanità, ed estendere oltre misura il dominio della morte? Gli esempj si presentano in folla, e anche senza aprir i registri dell'Inquisizione, o risalire a quella che chiamano età di barbarie, se ne trovano fin nella storia inglese» e qui narra l'orribile persecuzione mossa in Irlanda nel 1689.

[DISCORSO XXXIII.]
ERESIA DEMONIACA. ASTROLOGIA. FATUCCHIERIE.

Frequente menzione ci è caduta d'un altro genere di eresie, che diede molto a faticare al Sant'Uffizio e prima e dopo la protesta germanica. La credenza nei demonj è antica quanto la civiltà, e senza perderci in congetture fra i men noti popoli, sappiamo che i Greci riconosceano buoni e cattivi demonj (eudemones, cacodemones), e chiamarono diabolos cioè calunniatore il maligno, e supposero gl'incubi e succubi (efialtes, ufialtes), le apparizioni, gl'incanti. Platone nel IX della Repubblica ragiona degli streghi e delle pene da infliggersi ad essi, e racconta d'alcuni che, ponendo sotto alle porte certe immagini di cera, inducevano la sterilità, e malattie e morte. Aristotele nel IV della Metafisica enumera varj sortilegj. Ipocrate, se pur non accetta le malattie demoniache, col confutarle attesta vi si credeva. Fra i Romani già ne parlano le XII Tavole, poi tutti i classici, e che maghi e streghe potessero operare al bene e più al male d'altri, che si leggesse nell'avvenire per mezzo dell'ispezione delle stelle, delle mani, dell'evocazione dei morti; che si uccidessero o amaliassero fanciulli collo sguardo o con carmi[345]. A tacer altro, chi non conosce il filtro di Virgilio, la Canidia di Orazio e l'Asino d'oro di Apulejo?

De' maghi troviamo lodata l'abilità fra popoli diversi; e doveano essere acuti osservatori, che possedeano quel che agli altri mancava, l'arte di crear circostanze capaci a modificare i fatti, e d'inventare stromenti per operarne la trasformazione. Con grand'arcano e corredo d'impostura, questi artifizj erano conservati e trasmessi, e ne derivarono le scienze occulte, che costituivano la parte astrusa dell'umane cognizioni, considerando la natura come una successione di portenti, e alla magia attribuendone la spiegazione e l'attuazione di nuovi.

Ferita nel cuore dalla predicazione evangelica, la religione pagana cercò un resto di vita col colpire fortemente i sensi e lo spirito mediante gli arcani della chimica e della fisica, innestatile dalle religioni orientali; e sposandoli alle cerimonie officiali del politeismo, ne formò quella mistura, mezzo poetica o mezzo filosofica, di forme greche, ebraiche, egizie, indiane, che caratterizza il neoplatonismo, e che si presunse opporre al cristianesimo. N'erano fondo le arti teosofiche, mediante le quali attribuivasi all'uomo potenza d'entrare in comunicazione diretta colla divinità. Rese universali fra i dotti, illusero anche alcuni de' Padri, tanto più in grazia de' racconti biblici, ove ricorrono atti demoniaci, e del sistema di spiegar la mitologia come una grande invenzione diabolica.

Erano dunque parto della civiltà antica quelle superstizioni che i retori asseriscono rampollate dalle tenebre del medioevo: nel quale è vero che presero importanza sciagurata a proporzione dell'ignoranza e delle infelicità. Allora, magia significò l'arte di produrre effetti straordinarj mediante un patto che l'uomo contraeva coll'ente maligno, dandogli o qualche parte del proprio corpo, o tessere, o carte iscritte col proprio sangue e fino col sacrosanto calice. Accettato questo supposto, un fanciullo malato, una donna consunta, il subitaneo arricchirsi, i temporali, fin il male più ordinario, l'amore e la gelosia, e viepiù le combustioni spontanee, le allucinazioni, le esaltazioni nervose, spiegavansi come effetto di arti occulte. È tanto comodo, è tanto consono ai malevoli istinti lo attribuire a malvagità o a potenza ineluttabile quel che viene da fatti nostri o dall'incolpabile providenza.

Le rinnovate comunicazioni coll'Asia nelle crociate rinvalidarono queste opinioni: poi le diffuse dottrine musulmane e il ridestato studio degli antichi appoggiarono coll'autorità la credenza a relazioni immediate e spontanee fra l'uomo e gli esseri soprannaturali, e che la magia possa legare la potenza divina e la libertà umana, e rompere l'ordine morale e fisico del creato mediante atti materiali spogli d'intelletto e d'amore.

Che l'uomo creda possedere maggior potenza di far male che realmente non ha, casi giornalieri ce lo attestano; che i delitti si moltiplichino col punirli, è troppo accertato a chi studia le malattie dell'intelletto e le passioni; e che, a forza di sentire che una cosa si fa, alcuno persuadasi di farla.