Sino a qual punto un uomo può operar sul corpo e lo spirito di altro uomo per sola forza dell'immaginazione, spinta fin al punto ove arriva la fede, non è ben chiarito: nè quanto le passioni, e massime la paura, causa preponderante delle malattie nervose. L'ipocondria ci porta a considerare le immaginarie nostre sofferenze come un prodotto della volontà dell'uomo, o frutto di sua ira e vendetta. L'insensibilità di certe parti o di tutto il corpo è spiegata oggi che si discernono due ordini di nervi, gli uni che presiedono alle sensazioni, gli altri a condur al cervello le impressioni di contatto. Ciò ne fa mettere da banda la vulgare teoria della simulazione; e in generale, soppresse le entità demoniache, oggi la magia si connette allo studio delle facoltà dell'anima. Ma allora i casi strani in medicina, le bizzarrie nervose, gl'isterismi, altri mali bisbetici, si dichiaravano demoniaci. Vedeasi una propagare le sue convulsioni a un collegio, a un convento? attribuivasi a fatucchieria quel che ora sappiamo esser istinto di imitazione.

Questi mali curavansi coi pellegrinaggi e colle benedizioni; e in fatto i rimedj della Chiesa avrebbero dovuto consistere in preghiere e ammonizioni, al più nell'esorcizzare.

Ma gli esorcismi, se talvolta erano semplici cure psichiatriche, e colla persuasione della loro efficacia servivano di vero rimedio all'inferma fantasia, talvolta si eseguivano con una drammatica lotta fra il prete e il diavolo, con terribili scongiuri e benedizioni gesticolate; sicchè sbigottivano i pusilli, e in tutti convalidavano l'opinione degli ossessi, possessi, circumsessi, indemoniati, invasati; insomma della diretta efficacia de' demonj sugli uomini; e che il contatto e la presenza delle cose sacre raddoppii i sofferimenti di costoro, la cui intelligenza sfavilla talvolta di luce più viva, sicchè danno risposte meravigliose, parlano latino, ebraico, vedono le cose lontane e le future.

Di qui i tanti fatti di demonopatia e demonolatria, tante vittime del maligno e di suoi ministri attivi; di astrologia, pronostici, sogni, tutto il medioevo è pieno, e vi credeano il feroce Ezelino come il soave Petrarca; il tirannico Federico II come le libere città domandavano da quelli la prudenza de' loro atti; se ne mescola perfino la storia de' papi. Toccandone di volo, diremo come Bennone, gran nemico di Gregorio VII, in violentissime lettere alla Chiesa latina imputava questo di mille indegnità, e principalmente d'esser negromante; Silvestro II papa essere stato abilissimo in quest'arti, e da lui averle imparate Benedetto IX e Gregorio VI, i quali giunsero al papato avvelenando i predecessori; altrettanto aver praticato Gregorio VII, che non viaggiava mai senza un suo libro di magie. Dimenticatolo una volta nel tornare da Albano a Roma, commise a due suoi fedeli d'andarglielo a cercare, ma guai se l'aprissero! La curiosità gl'indusse a disobbedire, e lettevi alcune linee, ecco comparire frotte di demonj, chiedendo: «Cosa volete? Perchè inquietarci? Comandate, o vi saltiamo addosso». I due sbigottiti, non sapendo che farsi, dissero: «Abbattete coteste alte mura», e detto fatto, le mura di Albano caddero sfasciate; e i due messi a gran pena ebbero forza di strascinarsi alla città, segnandosi e raccomandandosi a Dio.

Giovanni XXII, nella bolla del febbrajo 1317 diceva: «Alcuni residenti nella nostra curia, non contenti di saper sobriamente secondo la dottrina dell'apostolo, ma ebri di vanità, si avvilupparono nella necromanzia, geomanzia, ed altre magiche arti, e vendono libri e scritti. Essendo arti di demonj, devono evitarsi da qualunque cristiano. Usano frequente specchi e immagini, consacrati secondo l'esecrabile loro rito. Ponendosi entro circoli, evocano gli spiriti maligni, per macchinare contro la salute degli uomini, o uccidendoli colla violenza del carme, o inducendovi malattie di languore. Chiusero talvolta demonj in specchi, circoli, anelli per interrogarli sul passato e il futuro. S'intrigarono in divinazioni e sortilegj, talvolta adoprando Diane (sic)...... E non esitano asserire che, non solo con cibi e bevande, ma colla sola parola possono abbreviare o prolungare o spegnere la vita degli uomini, e curar da qualunque morbo. Perciò, negletto il culto del vero creatore, fidano ne' suffragi dei demonj, e li credono degni di servizio e di onori divini, e a guisa degli idolatri gli adorano».

Tale credenza si manifestò in forma scientifica e in forma vulgare, e l'una diede mano all'altra per dedurre da principj falsi spaventosi effetti. Non tutti vogliono ricordare che, nel meriggio delle arti e delle lettere, fra i godimenti della civiltà, in Italia come altrove presero incremento le scienze occulte, alcuno dirà perchè le illusioni meglio vivaci avvengono più spesso all'istante dello svegliarsi. Gli scrittori più spregiudicati credeano all'astrologia, ai pronostici, ai sogni. Il Pomponazzi, che impugna l'immortalità dell'anima, sostiene (De incantationibus) gl'influssi dei pianeti, ai quali, non a demonj è dovuta la facoltà, che alcuni hanno, d'indovinar l'avvenire; e secondo il loro ascendente, l'uomo può scongiurare il tempo, convertire in bestie, far altre meraviglie. Per iscoprire un ladro (egli insegna), piglia un vaso, empilo d'acqua santa, accostavi una candela benedetta, e proferisci: «Angelo bianco, angelo santo, per la tua santità, per la mia verginità, mostrami chi ha tolto tal cosa», e l'effigie del ladro apparirà al fondo del vaso[346]. Carlo VIII, chiamato, come sempre i Francesi, a liberare l'Italia, acquistava fiducia alla sua spedizione col far correre una profezia, promettitrice d'insigni vittorie. Nel 1501 a Lione di Francia un italiano di nome Giovanni, di gran costumatezza e gravità, faceasi chiamare Mercurio per l'universale sapienza; menava dietro moglie e figliuoli, vestiti di pannilini, con catena di ferro al collo; vantavasi possedere tutta la scienza de' Greci, Latini, Ebrei, e più in là; e saper interpretare gli arcani naturali, preconizzare il futuro, tramutare i metalli, rendere felici le infauste, e infelici le fauste cose. Salì in gran pregio appo il re di Francia per avergli portato due insigni doni, una spada formata con centottanta spadini, uno scudo con uno specchio mirabile, fatti sotto certa congiunzione di stelle, che doveano produrre meraviglie. Il re adunò i fisici perchè l'ascoltassero, ed essi attestarono che superava in sapienza tutti i mortali: l'oro avuto egli distribuì a' bisognosi, contentandosi della sua povertà[347].

Credettero all'astrologia il Campanella e il Fracastoro, Machiavelli e Lutero: Melantone la difendeva contro Pico della Mirandola, mostrando che molti casi erano stati predetti da congiunzioni di pianeti; e durante la dieta d'Augusta egli consolavasi che imminente fosse la caduta di Roma perchè in questa città il Tevere dilagò, da una mula nacque un mostro coi piedi di gru, e nel territorio d'Augusta un vitello con due teste.

Del valente astronomo Galeotto Marzio di Montagnana giace manuscritta nella biblioteca di Padova una Chiromanzia del 1476: accusato d'eresia, fu obbligato a pubblica ammenda, bruciato un suo libro che aveva portato in Ungheria e Boemia: cascando poi da cavallo fuor d'Italia, s'uccise. Jacopo Zabarella padovano, il cui trattato di logica fu adottato nelle Università di Germania, era invasato dell'astrologia: e fece moltissime predizioni, e anche della propria morte.

Tiberio Rossiliano Sesto, astrologo calabrese, avea, per mezzo dell'arte sua, preveduto un diluvio universale; fu confutato nel 1516 da frà Gerolamo Armenini faentino, famoso inquisitore di quei tempi, ma fin Clemente VII era ito abitare lungi dal Tevere, benchè il fisico Riccardo Cervini mandasse più volte suo figlio, che fu poi Marcello II, a rassicurarlo. Il tempo andò invece serenissimo, e così (scrive frà Giuliano Ughi) fu molto dileggiata e schernita l'astrologia da quegli che non pensavano che Dio fosse ai cieli superiore: ma quelli che credevano che Dio fosse moderatore de' celesti movimenti pensarono esser vera l'astrologia: talchè, secondo il corso dei cieli, tal diluvio dovesse venire, ma che la misericordia di Dio l'avesse impedito»[348]. Singolare contesto di pregiudizj e buon senso!

E quando lo Stöfler di Tubinga pronosticò che, per la congiunzione dei tre pianeti superiori, il mondo andrebbe a diluvio nel 1554, tutta Europa si pose in pensiero di prepararsi uno schermo, e Carlo V ne stava in apprensione, per quanto Agostino Nifo il tranquillasse.