Tirava dunque difilato al panteismo: se non che sospendeva le conseguenze, e variava egli stesso quanto all'unità dell'intelligenza. All'uomo, organo di quest'intelligenza universale, attribuiva un carattere distinto, la coscienza, e questa il mena a distinguere dal corpo l'anima, di cui mostra l'immortalità mediante gli argomenti de' predecessori; ma crede questo dogma abbia prodotto grandi mali, fra cui le guerre di religione. La fisica sua fonda sulla simpatia generale tra i corpi celesti e le parti del corpo umano.

Di tutte le scienze occulte favella con intima persuasione, altamente riprovando quei professori inesperti, per cui vizio restano infamate, mentre hanno certezza non minore che la nautica e la medicina. Per vendicarle da tali ingiurie, e mostrare «come sieno manifesti i decreti delle stelle in noi», esso non procede che per raziocinio e per esperimento, e riduce quelle dottrine ad aforismi, distinti in sette sezioni; donde s'intende come ogni paese, ogni colore, ogni numero avesse il suo astro soprantendente. La magia naturale insegna otto cose: prima i caratteri dei pianeti, e a far anelli e sigilli; secondo, il significato del volo degli uccelli; terzo, le voci loro e d'altri animali; poi le virtù dell'erbe, la pietra filosofale, la conoscenza del passato, del presente, del futuro per tre viste; la settima parte mostra gli sperimenti proprj sì del fare, sì del conoscere; l'ottava, la virtù d'allungare molti secoli la vita.

E il Cardano non ne fa mistero. A chi soffre d'insonnia insegna d'ungersi col grasso d'orso; a chi vuol far tacere i cani del vicinato, tenere in mano l'occhio d'un cane nero. Vuoi i presagi da dedursi da tutte le arti e dai casi naturali? vuoi la chiromanzia? e come dai sogni ottener responsi? chiediglielo, e te ne istruirà con piena sicurezza. T'istruirà a comporre sigilli per far dormire o amare, rendersi invisibili, non istancarsi, aver fortuna; e ciò combinando quattro cose, la natura della facoltà, della materia, della stella, dell'uomo che fa: al qual uopo egli divisa la natura delle varie gemme e degli astri che vi corrispondono. Fra i talismani il più potente era il sigillo di Salomone. Una candela di sego umano, avvicinata a un tesoro, crepita fin a spegnersi; e la ragione è che il sego è formato di sangue, nel sangue risedono l'anima e gli spiriti, i quali entrambi concupiscono oro e argento finchè l'uom vive, e perciò anche dopo morte ne rimane turbato il sangue. Alle stelle conviene aver riguardo nella medicazione; e infallibile esaudimento ottengono le preghiere a Maria, fatte il primo aprile alle otto del mattino. Cento geniture egli formò d'illustri personaggi, dall'oroscopo di loro nascita deducendo la causa delle loro qualità. Che più? spinse l'audacia fin a tirare l'oroscopo di Cristo.

E responsi da lui impetravano insigni personaggi, tra cui Edoardo VI d'Inghilterra; il primate di Scozia affidò le sue malattie a' costui strologamenti; san Carlo il propose maestro nell'Università di Bologna.

Giambattista Della Porta, nato a Napoli il 1540 e morto il 1615, nella Magia Naturale espone tutte le fantasie d'allora intorno alle forme sostanziali delle intelligenze, emanazione della divinità. Uno spirito universale anima il mondo, unisce i corpi tutti, dà origine all'anima nostra, si manifesta coll'antipatia e simpatia, opera sugli esseri tutti, dagli insetti fin agli astri, i quali son animali immensi che con ordine volano nello spazio infinito. Sol questo spirito universale spiega gli avvenimenti della natura, e per esso gli astri influiscono sul corpo umano.

Dall'Inquisizione chiamato a Roma, si scagionò, e venne dimesso con ordine che in avvenire non s'impacciasse di far predizioni, avvegnachè il vulgo ignorante non sappia discernere se derivino da dottrina o da sovrumana potenza. Pure egli svelava le arti onde altri producevano effetti creduti soprannaturali; e l'unguento delle streghe esser una mescolanza d'aconito e belladonna, i quali per efficacia naturale esaltano le fantasie.

Postel è uno de' più begli ornamenti del regno di Francesco I, il quale gli affidò le cattedre di matematica e di lingue orientali, ove diede i primi avviamenti alla filologia comparata. Ma lo tormentava l'idea d'una religione nuova e universale, di cui egli stesso sarebbe il pontefice e Francesco I il monarca, togliendo così la sconcordia dal mondo. Un tratto s'invaghisce della mosaica, e si fa rabbino. A Roma trova che il proceder dei Lojoliti è il più perfetto dagli apostoli in poi, e si fa gesuita. A Venezia gli si presenta una donna di 50 anni, che lo ispira e gli detta i trattati De Vinculo Mundi, Della Madre Giovanna, o Delle meravigliose vittorie delle donne, e Le prime nuove dell'altro mondo, cioè l'admirabile historia et non meno necessaria et utile ad esser letta et intesa.... parte vista, parte provata et fidelissimamente scritta per Guglielmo Postello, primogenito della restituzione, e spirituale padre della stupenda vergine venetiana, 1555. Colà annunzia l'apparizione di questa vergine veneziana, di cui la sostanza e il corpo erano discesi in lui, e talmente fusi, che non egli viveva, ma ella stessa, ond'egli non sentiva più la vita ordinaria, ma «sono in tal dispositione che nè satietà nè bisogno del mangiare e bere non fan nulla in me, imperocchè quasi tutta la natura del cibo se ne va in aria et si disfa tal che a pena la centesima parte se ne va per la via naturale»; asserisce esser «possibile che siano talmente aperti gli occhi di una persona, che lei possa vedere localmente attraverso i corpi scuri, over quello che nissuno altronde».

Marsilio Ficino, De vita, asserisce che è «assioma fra i Platonici, e che sembra appartenere a tutta l'antichità, vi sia un demone a tutela di ciascun uomo al mondo, e ajuti coloro, alla cui custodia è proposto. Famigliare di casa Torelli di Parma era la figura d'una brutta vecchia, la quale appariva sotto un camino quando dovesse morir uno della famiglia».

Gli scrittori cattolici asseriscono che Lutero e Zuinglio aveano un diavolo famigliare, e al diavolo portentosi fatti attribuiva Lutero.

Quel bisogno essenziale alla natura umana d'ampliare il mondo visibile mediante la fantasia, bisogno maggiore in tempi o fra persone dove l'istruzione non dilata la vista sulla storia e sull'universo, avea creato o qui trasferito dall'Oriente quelle fate benevole, che appiacevolivano i racconti e le fantasie, anzichè sgomentassero, quali la Melusina, la Morgana, che il sabbato convertivansi in serpi, gli altri giorni godevano della loro bellezza e d'una vita che partecipava all'immortale. Anche il genio famigliare e i folletti mostravansi ora amorevoli e serviziati, ora maligni ma in burle e arguzie. Un padrone superbo comandò a un villano di trasportare a casa una quercia grossissima, o guai a lui: l'impresa eccedeva le forze del misero, che ne rimaneva desolato sinchè un folletto gli si esibì, e presa in collo la pianta come un fuscello, la collocò traverso alla porta del padrone, indurendola talmente, che nè accetta nè fuoco valsero a intaccarla, sicchè fu forza aprire un'altra porta: ciò accadde per l'appunto nell'anno di grazia 1532. Il padre inquisitore Girolamo Menghi di Viadana, persuasissimo di tali fatti, de' quali riempie il suo libro[351], fra altri aneddoti curiosi racconta d'un folletto, famigliare ad un garzone sedicenne mantovano, che inseparabilmente l'accompagnava or da servo, or da facchino, or da mastro di casa. Nel 1579 un altro in Bologna era innamorato d'una fantesca; se mai i padroni la sgridassero, di moltissimi guasti disturbava la casa: e chi vuole, guardi lo strano esorcismo con cui i padroni se ne liberarono. L'anno appresso nella città medesima si rinnovò la scena con una fanciulla trilustre: e il folletto giocava le più bizzarre burle; or rompere i vassoj del bucato, or rotolare dalle scale grosse pietre, or di piccole lanciarne a rompere i vetri, e nel pozzo gettare secchi di legno o di rame e gatti. Un predicatore raccontò ad esso Menghi che, mentre dispensava la parola divina in una città del Veneto, gli si presentò uno stregone, accusandosi di tenere due spiriti in un anello, coi quali esso il farebbe parlare; ma come egli esortollo a buttar via l'anello, ecco gli spiriti a piangere e pregare ch'esso predicatore li ricevesse a proprio servizio, promettendo farlo il maggior oratore del mondo: egli con gravi scongiuri gli indusse a confessare che questa era un'orditura per mettersegli accanto, farlo cadere in qualche eresia, ed acquistarlo all'inferno.