Ed è pur troppo vero che l'Inquisizione gravò sopra i siffatti con legali carneficine, delle quali ingloriavansi gli autori, come di sanguinose battaglie gli eroi.
L'intenzione di far il male era incontestabile, e ben meritavano castigo persone che si valeano dell'efficacia della loro scienza sovra lo spirito di altre ignoranti o paurose. La potenza delle streghe derivava da patti col demonio: era dunque un'empietà, e la Chiesa dovea punirla, come prendeva a curare quelli che il diavolo invadeva, o che erano involontarj stromenti di esso al male. Ne seguivano poi veri misfatti, che rivoltavano la coscienza pubblica per la bassezza dei mezzi, e ne spaventavano l'immaginazione per l'orrore dei moventi.
Quando nella Germania la proclività al misticismo diffuse il timor delle streghe, Innocenzo VIII nel 1484 le fulminò di severissima bolla, dietro la quale si moltiplicarono e processi e supplizj. Perocchè all'indebolirsi della fede, si dovette invigorire, come sempre succede, la forza coattiva sotto la forma dell'Inquisizione; nei processi eransi assottigliati i legulej; introdotta, benchè riprovata dal diritto canonico, la procedura secreta, colla quale non è chi non possa andar condannato. L'uomo, e più la donna, abbandonati al terrore della solitudine e a processanti incalliti allo spettacolo del dolore, e ponenti gloria e talvolta guadagno nell'accertarli rei, come se ne poteano sottrarre? Non pochi dunque, nella persuasione di dover a ogni modo morire, e che, se anche campassero, rimarrebbero in un obbrobrio peggior della morte, confessavano spontaneamente, e restava convalidata l'opinione delle loro colpe.
I processanti medesimi erano superstiziosi quanto i processati, teneano per norma di far entrare la strega nella stanza a ritroso, onde veder lei prima d'esser da lei veduti: badare ch'essa non li toccasse, «e portare del sale esorcizzato, della palma ed erbe benedette, come ruta ed altre simili»[358]. Un altro insegna che, se il paziente non regge all'odor del solfo, dà indizio di essere indemoniato. Poi lo facevano denudare, radere, purgare, chè mai non avesse sul corpo o dentro alcun malefizio che impedisse di rivelare la verità. E la taciturnità fu sempre il malefizio più valutato nelle vecchie procedure, come è uno de' maggiori inciampi nelle odierne.
Proponevansi talvolta rimedj efficaci, ma non prudenti. Se un vampiro venisse a suggere il sangue, l'autorità faceva bruciare il cadavere, e il male cessava; ce ne assicura lo scettico Montaigne. Ad una signora mantovana che credevasi ammaliata, il medico Marcello Donato dispose che tra gli escrementi si facessero comparire chiodi, piume, aghi: ella, credendo averli cacciati di corpo, sanò; sì; ma dunque il fatto era vero; la donna avea visto quegli oggetti, nè potea più dubitarne, e la persuasione sua trasfondeva in tutti i suoi conoscenti, e questi ai loro.
Ogni codice sancì pene contro le stregherie. Già il famoso giureconsulto Bartolo consigliava al vescovo di Novara di far morire a lento fuoco una, imputata d'aver adorato il diavolo e con sortilegi mandato a morte dei fanciulli[359]. Una legge veneziana del 1410 proibisce severamente le malie; gli schiavi che, interrogati in proposito, si ostinassero al silenzio erano minacciati di tortura. Lo statuto di Mantova, che durò quanto la dominazione dei Gonzaghi, cioè fino al 1708, impone che i malefici, incantatori, fatucchieri, e chiunque fa incantagione, o dà pozioni per sottoporre il cuore altrui, e trarre all'amore o ad altro fine pernicioso, in modo che uomo o donna sia rimasta malefiziata, e condotta all'insania o a malattia e morte, sieno bruciati; se nessun effetto ne seguì, vadano alla frusta e al taglio della lingua, ed espulsi dal territorio: chi ha l'abitudine di tali atti in secreto o in pubblico, sia arso: possa chiunque denunziarli, e si creda a chi con un testimonio di buona fama giuri d'aver visto, o con quattro testimonj giuri che tal è la pubblica voce. Si eccettua chi faccia tali incantagioni all'intento di guarire. Non avrei che a cercare per moltiplicar gli esempj di simili leggi.
In Italia quest'errore era comune, e nella diocesi di Como Bartolomeo Spina asserisce che oltre mille in un anno se ne processavano, e più di cento bruciavansi[360].
Dinanzi a tanto numero di processi e di vittime, l'uomo è preso da un terribile sgomento della propria ragione, interrogandosi se tutto fu menzogna o delirio; tutto invenzione di tribunali, invasi da quella sete di sangue, che non di rado si scambia per sete di giustizia.
Non pochi ai dì nostri si persuadono della potenza di alcuni a produrre in altri il sonno magnetico e il sonnambulismo. Sappiam noi se quest'arte non si conoscesse anche allora? Certo negli incantesimi entravano quelle che ancora chiamansi erbe delle streghe o magiche, e son generalmente solanacee e narcotiche: e il Porta e il Cardano indicano l'oppio, il giusquiamo, la belladonna, la datura, lo stramonio, il laudano, la mandragora. Inzavardati che si fossero con estratti di tal qualità, nella comatica estasi vedeano diavoli, tregende, altre immagini, abituali ne' discorsi e nelle fantasie d'allora: figuravansi trasportati, e soffrire, e godere realmente. Anche dissipato il sogno, poteano rimaner persuasi fosse stato reale, attesa la credenza comune; tanto che il ripeteano, e ne convincevano se stessi; e il confessavano quando o l'astuzia d'un processante o lo spavento della tortura ne turbasse la mente.
Il Bodino, giureconsulto di prima schiera, il cui libro de Republica anticipava i concetti del Montesquieu, fece una Dæmonomania dove annovera i delitti de' maghi, cioè: 1º rinegano Dio, 2º lo bestemmiano, 3º adorano il diavolo, 4º gli dedicano i figliuoli, 5º glieli sacrificano, 6º li consacrano al demonio fin dall'alvo materno; 7º promettono allettar al suo servizio quanti più potranno; 8º giurano nel nome del diavolo e se ne gloriano, 9º commettono incesti e nefandità, 10º uccidono, cuociono, mangiano persone, 11º e principalmente cadaveri, massime d'impiccati, 12º fan morire mediante veleni o sortilegi, 13º fan perire le bestie, 14º e così le frutte e i cereali, 15º si copulano carnalmente col diavolo.