«Quelli che gli domandano cose ch'egli non può fare, come sforzare la volontà umana, o saper cose future dipendenti dal nostro libero arbitrio;
«Quelli che in questi atti diabolici si servono di cose sacre, come sacramenti, o forma e materia loro, e cose sacramentali e benedette, e di parole della divina scrittura;
«Quelli che mettono sopra altari, dove s'ha da celebrare, fave, carta vergine, calamita o altre cose, acciocchè sopra essi si celebri empiamente la santa messa;
«Quelli che scrivono o dicono orazioni non approvate, anzi riprovate dalla Santa Chiesa, per farsi amare d'amore disonesto, come sono l'orazione di san Daniele, di Santa Maria, di sant'Elena; o che portano addosso caratteri, circoli, triangoli ecc. per essere sicuri dell'armi de' nemici, e per non confessare il vero ne' tormenti, o che tengono scritture di negromanzia, e fanno incanti, ed esercitano astrologia giudiziaria nelle azioni pendenti dalla libera volontà:
«Quelli che fanno (come si dice) martelli, e mettono al fuoco pignattini per dar passione e per impedire l'atto matrimoniale;
«Quelli che gittano le fave, si misurano il braccio con spanne, fanno andare attorno i sedazzi[362], levano la pedica, guardano o si fanno guardare sulle mani per sapere cose future o passate, ed altri simili sortilegi»[363].
Sarebbe troppo bel privilegio dell'errore se non trovasse contraddittori; e ne trovò, per quanto generale, la credenza ne' notturni congressi. Samuele De Cassini tolse a provare che il demonio non trasporta effettivamente queste donne, e solo in esse produce un'estasi, per la quale credono volare o trovarsi fra la moltitudine; ma Giovanni Dadone domenicano sostenne che il volo talora avvenga realmente[364]; e con lui opinano frà Bartolomeo Spina maestro del sacro palazzo[365], frà Silvestro Priero suddetto, e Paolo Grillandi legista fiorentino che dapprima le aveva negate[366], e fino Gianfrancesco Pico della Mirandola[367]. Frà Leandro degli Alberti, vulgarizzando un costui libro, racconta: «Essendosi scoperto l'anno passato qui quel tanto malvagio, scellerato e malefico giuoco della donna, dove è rinnegato, bestemmiato, e beffato Iddio, e ancor conculcata con i piedi la croce santa, dolce refrigerio dei fedeli cristiani e sicuro stendardo, e dove ancor vi sono fatte altre biasimevoli opere contro della nostra santissima fede; il perchè essendo stato integramente investigato e ponderatamente conosciuto, e ancor proceduto giuridicamente dal savio e providente censore ed inquisitore degli eretici, furono da lui consegnati al giudice molti di questi maladetti uomini, i quali, secondo il comandamento delle leggi, fece porre sopra d'un grandissimo monte di legne, e bruciarli in punizione delle loro scelleraggini ed anco in esempio degli altri. Or così di giorno in giorno procedendosi per estirpare e svellere questi cespugli di pungenti spine di mezzo delle buone e odorifere erbe de' fedeli cristiani, cominciarono molti con ingiuriose parole a dire non esser giusta cosa che questi uomini fossero così crudelmente uccisi, conciossiachè non avevano fatto cosa per la quale dovessino ricevere simile guiderdone; ma ciò che dicevano di detto giuoco, lo dicevano o per sciocchezza e mancamento di cervello, ovvero per paura degli aspri martirj. E non pareva verisimile che fossero fatti dagli uomini tanti vituperj all'ostia consacrata, nè alla croce di Cristo, e alla nostra santissima fede. E questo facilmente potevasi confermare, perchè molti di loro prima avendolo detto, di poi costantemente lo negavano. Per questi biasimevoli ragionamenti di giorno in giorno crescevano nel popolo simili mormorii, la qual cosa intendendo lo illustre principe signor Gianfrancesco, uomo certamente non manco cristiano che dotto e letterato, deliberò di voler intenderne molto integramente, e con sottili investigazioni conoscere così il fondamento come tutte le altre minime cose che erano formate sopra di esso, prima intervenendovi e ritrovandosi alle esaminazioni di quelli avanti dell'inquisitore, poi interrogandoli da sè a sè, parte per parte di detto scellerato giuoco, e degli abominevoli riti e profani costumi e scomunicati modi e maledette operazioni che ivi continuamente si fanno, e non solamente da uno di quelli, ma da gran numero; e ritrovandoli accordarsi nelle cose di maggior importanza, cioè sommersi in tanti sozzi vizj, siccome vero servo di Gesù Cristo, acciò che ciascuno si deva ben guardare dalle fraudi dell'antico nostro nemico, ed ancora per poterlo meglio in ogni luogo perseguitare, si pose a scrivere di questa rea, scellerata e perversa scuola del demonio...».
Gianfrancesco introduce la strega a dialogar con uno che non vi crede (Apistio), e che affaccia objezioni di buon senso a tutte le confessioni di quella, mentre il giudice (Dicasto) adopera le formole giuridiche per provare che non sono illusioni, e sostenere la verità delle deposizioni di lei intorno al trasporto reale delle persone, ai sozzi banchetti, alle nefande nozze, all'abuso del sacrosanto pane. Da altri processi egli raccolse d'un prete Benedetto, innamorato del diavolo in carne col nome d'Armellina, i cui piaceri esso preferiva a qualunque altro, e con costei discorreva fin per le piazze, sembrando mentecatto agii altri che non la vedeano; per amor di lei non battezzava i bambini, non consacrava le ostie, e all'elevazione le alzava capovolte, così eludendo i sacramenti. D'altri ancora egli sa, talmente presi d'un demonio in forma di donna, che voleano abbandonar piuttosto la vita; finchè quella gran fiamma ne era cacciata coll'altra fiamma d'una catasta di legna. E questi fatti sono tanto comuni che confessano andare alla tregenda oltre due migliaja di persone.
La strega del Pico conviene d'aver mandato la gragnuola sui campi di suoi malevoli, uccisone il bestiame, succhiato il sangue di sotto le ugne de' bambini, finchè morivano se essa medesima non vi prestasse rimedj, insegnatile dal demonio. L'incredulo insiste principalmente sul perchè dal demonio non domandasse denari; ed essa risponde averne anche avuti, ma che scomparvero, e l'attrattiva maggiore consistere sempre ne' piaceri del senso. Il demonio permetteale tutti gli atti di cristiana, ma mentre assisteva ai divini uffizj dovesse sottovoce protestare come a menzogne, stralunare gli occhi, far atti di scherno, e trattasi di bocca la particola, conservarla per le profanità della tregenda.
Paolo Grillando inquisì una donna che, mentre era riportata a casa dal diavolo amante, udì sonar l'ave della mattina, ond'esso fuggì lasciandola sul terreno, ove fu trovata ignuda. Un marito spiò sua moglie tanto, che s'accorse dell'ungersi e dello scomparire, e a rinforzo di bastonate obbligatala a confessare, volle menasse lui pure alla tregenda: ivi sedutosi a mensa, tutto trovava insipido, onde chiese del sale, inusato ai loro banchetti. Avutone dopo lunga istanza, esclamò: «Lodato Dio che finalmente il sale è venuto»; e bastò quell'esclamazione perchè tutto andasse in dileguo, ed egli rimase colà ignaro del luogo, finchè la mattina da pastori sopravenuti seppe ch'era presso Benevento, a cento miglia dalla patria sua. Dove tornato, fece processar la moglie e condannare[368].