Se qualche mio contemporaneo si ravvisa in questi originali, la colpa non è dello specchio.
Cresciuti i rigori in Toscana, il Torrentino tipografo migrò ne' paesi del duca di Savoja, e stampò le storie di Giovanni Sleidan, probabilmente tradotte dal Domenichi; e i Giunti a Venezia, ove la maggior libertà lasciava prosperare la tipografia. Alla stamperia dei Giunti lavorò Francesco Giuntini fiorentino (1522-90) carmelitano, che scrisse d'astrologia, poi apostatò in Francia, indi ravvedutosi, fece pubblica abjura in Santa Croce di Lione. Quivi stette correttore di stampe, e con una banca guadagnò sessantamila scudi, di cui tremila lasciò ai Giunti; ma sepolto sotto le ruine della propria biblioteca, di tal somma non si rinvenne traccia. Forse il testamento medesimo era una celia, perocchè sappiamo ch'egli fu testa balzana e libertino. Lo perchè il Possevino non crede guarì alla sua ritrattazione, benchè allo Speculum astrologiæ abbia anteposta una lettera diretta ai vescovi e agl'inquisitori, protestando, Ego revoco et tamquam a me nunquam dictum volo ciò che avea scritto contro la Chiesa[449].
Antonio Bruccióli fiorentino, autore di dialoghi sulla filosofia pagana stampati a Venezia li 1537, durando ancora la repubblica fiorentina aveva cominciato a sparlare dei monaci: a che tante religioni e tanti vestimenti? tutti dovrebbero ridursi sotto una regola sola; e non impacciarsi d'affari mondani, ove non recano che guasto, come è avvenuto di frà Girolamo; altre volte morendo lasciavasi di che abbellire e fortificare la città, ora unicamente ai frati, di modo che trionfano e poltreggiano, invece di lavorare come san Paolo. «Egli era tanto costante e ostinato in questa cosa de' preti e de' frati, che, per molto che ne fosse avvertito, e ripreso da più suoi amici, mai non fu ordine ch'egli rimanere se ne volesse, dicendo, Chi dice il vero non dice male» (Varchi). Stabilitosi il dominio dei Medici, e svelenendosi egli anche contro di questi, fu tenuto prigione, come partecipe della congiura contro il cardinal Giulio: poi avutone perdono, fu di nuovo imputato d'eresia, onde si salvò a Venezia con due fratelli stampatori, pei quali pubblicò diverse versioni dal greco e dal latino, e la Bibbia tradotta in lingua toscana (1532). Questa dedicò al re di Francia, e pretende averla vulgarizzata sull'originale, ma facilmente un si convince ch'egli conoscea ben poco d'ebraico, e averla fatta sopra il latino di Sante Pagnini. Inoltre fu trovata riboccante d'eresie; delle quali sovrabbonda anche il prolisso commento che ne stese in sette tomi[450]. Ha un bel confortarlo Pietro Aretino a non badare al chiaccherar de' frati: quell'opera sua non merita che disprezzo. Nel Governo dell'ottimo principe si lagna d'esser caduto in disgrazia del suo principe. E per verità gli avrebbe meritato tutt'altro il suo libro sulla Toscana, la Francia e l'Impero che sta manuscritto nella Magliabecchiana, ove suggerisce centotto modi d'impinguare l'erario, i quali riduconsi a centotto modi di rubare. Inoltre noi trovammo ch'è faceva da spia al duca, riferendogli i fatti de' fuorusciti[451]. Non sembra disertasse dalla Chiesa cattolica; pure fu notato dal Concilio di Trento fra i condannati di prima classe, cioè restandone proibite tutte le opere.
Più tardi il cronista Settimani, al giugno 1626 rammenta Antonio Albizzi, che in Firenze istituì l'accademia degli Alterati e fu anche console dell'Accademia Fiorentina: mentre serviva al cardinale d'Austria in Germania prese affetto alle dottrine nuove, e con un amico venne in Italia onde metter sesto agli affari suoi, per poi andare ove liberamente professarle. Ma scoperti, l'amico fu côlto e dato al Sant'Uffizio; l'Albizzi fuggì, e tornò ad Innspruk, poi a Kempen in Svevia; e quando appunto il Sant'Uffizio, mediante cedoloni affissi in quei dintorni, gli iterava la citazione, morì.
Esso cronista Settimanni di tempo in tempo rammemora alcuni puniti per eretici. «Addì 27 giugno 1660 in Santa Croce, fu posto sopra elevato palco Marcello Basini di Pietralunga, d'anni 60, e furongli lette molte eresie e enormità commesse, in presenza forse di 12 mila persone. Egli stette sempre ritto in piedi con un cartello al petto e candela gialla accesa in mano. Sul palco erano da sedici teologi col padre inquisitore, dal quale fu condannato per cinque anni alle galere.
«1671, 6 dicembre fu eretto un palco nella chiesa di Santa Croce, sul quale fu esposto alla vista di tutti, per lo spazio che durò la messa cantata, un giovane con candela gialla in mano e con cartello nel petto che diceva: Per bestemmiatore ereticale».
Un Tosinghi da Anversa fa sapere a Ceccotto Tosinghi d'essersi tolto l'abito monastico, e sposato con una badessa giovane e nobile[452].
Non men attento stava Cosimo alle cose di Francia, e mandò denari e uomini a combattervi la guerra di religione, intorno alla quale preziose notizie son a raccogliere dai carteggi de' suoi residenti; come vi trovammo lettere di Pio V, spiranti uno zelo smoderato; e sulla guerra di Fiandra e gli Ugonotti un carteggio continuato di Chiappino Vitello col principe don Francesco[453]. Anche gli avvisi dell'ambasciador di Toscana alla Corte cesarea riferivansi sopratutto alle dissensioni religiose.
In Firenze di solito metteansi inquisitori più cauti, oltre che alla prudenza erano indotti dalla presenza de' principi. Nelle altre città invece erano a continui contrasti coi ministri, de' quali intaccavano la giurisdizione, e a Siena e a Pisa inesorabilmente perseguivano chi uscisse in proposizioni ambigue, nè tampoco perdonando a leggerezza di studenti. A Pisa erano consultori del Sant'Uffizio quattro teologi, quattro legisti, quattro canonisti, quattro metafisici. In una lettera di Francesco Spino a Pietro Vettori del novembre 1545 è detto che Simone Porzio nell'Università di Pisa lesse sopra le meteore d'Aristotele, e come finì, molti gridarono Dell'anima, dell'anima, onde di mala voglia trattò quest'argomento, e fallì l'aspettazione. C'è poi una lettera di Paolo Giovio, 20 maggio 1551 a questo Porzio, ove fa un'allusione che si riferirebbe al soggetto nostro, ma che non ben capisco. «Preti riformati si sono scandalizzati, per non dire ammottinati del titolo del vostro libro De mente humana, dicendo che non vuol dire altro in effetto che De libero animæ arbitrio: per il che è restato arenato, e poco mancò che non abbi dato attraverso come le galee del duca Orazio»[454]. Nel 1567 gli studenti di Pisa appiccarono l'effigie di un santo; fattone processo, l'Inquisizione ebbe ad annunziare che un prete côrso spargeva dottrine ereticali, volendo che agli ecclesiastici si desse moglie, e il costoro celibato derivare non dallo Spirito Santo ma dal diavolo[455].
Serbandoci a dir a parte di Siena, anche in altre città di Toscana difondeasi lo spirito anticattolico, e nel 1564 l'Inquisizione di Roma ammoniva il vescovo di Volterra sopra un'accademia erettasi nella piccola città di San Geminiano da dilettanti di poesia, i quali sostenevano che la volontà può esser forzata dall'amore; gente del resto ignara delle dottrine teologiche[456]. In questa città, nel 1484 e 85 avea predicato il Savonarola con gran frutto. Nella vicina città di Colle vedremo tener contagiosa abitazione il Paleario. Il vescovo di Cortona nel 1569 informava il granduca essersi divulgato nella sua città che era proibito tener croci ed immagini, lo perchè molti le ascondevano o distruggevano, e chiedeva i modi di riparare a siffatto delirio[457]. Nel 1567 il prevosto di Lari, in occasione del Corpus Domini recò in processione l'ostensorio senza l'ostia sacra. Peggio fecero i preti e cherici del Duomo di Pisa, nella messa valendosi d'orina invece del vino; del che abbiam il processo, come altri contro violatori dei conventi[458].