Esso rispose, gloriandosi di esser persecutor de' ribelli di Cristo; ma poichè ama la giustizia, e talvolta queste accuse sono date per passioni private o per voglia di nuocere, desidera gli siano porte notizie più precise intorno a questo affare, e allora penserà al rimedio, senza ch'essi prendansi molestia. Altrove[469] abbiamo lettera del nunzio, che richiede al duca Cornelio Sozzini, per mandarlo all'Inquisizione di Roma.

Al qual punto si riferiscono pure le lettere seguenti al granduca;

«Ill. et Ecc. Padrone mio,

«Io non resto nè resterò di continuo de procurare con ogni destra opera, anche nelle proprie case de sospetti, per ritrovare la imboscata delli eretici, de quali potria forsi essere ora molta la segretezza, che continuasse nelli animi di qualche persona il credere che egli sieno in alcune loro male opinioni antiche, dipoi già lassate. Per il che odo dallo Inquisitore che alcuni sono andati da esso a dimandare et ottenutone il perdono, massime dopo la cattura di M. Achille Benvoglienti e de un M. Aonio (Paleario), molto tempo fa preso in Roma, che fu già qui pedante in casa de' Belanti, e seminava tal peste con chiunque praticava, et in fra altri di questa città era un M. Mino Celsi, che pochi dì fa se ne è partito e vistosi a Bologna, e si bene si crede per molti debiti che in vero si trova, e ne ha lassato ricordo a la moglie, con dirli de più che perciò si è allargato, da qualche altro si fa giudizio che possa essersi partito per la presa e pratica del sopradetto M. Aonio, e che forsi possi passare a Ginevra: però se ritrarrò dove egli si posi o altro de li sopradetti, ne farò subito consapevole v. e. ill. alla quale con debita reverenza m'inchino».

«Di Siena l'ultimo de luglio 69.

«Di V. E. Ill. divotissimo servitore

Federigo delli Conti Monteaguto[470].


«Serenissimo Padrone mio,

«Ho fatto, secondo il solito, pubblicare in Balia li nuovi Capitani di Giustizia di questo Stato, conforme al comandatomi da v. a., quale supplico si degni farmi dar cenno se io debbo lasciar abjurar in giorno festivo nella catedrale di questa città M. Achille Benvoglienti, come di già si intende aver abjurato in Roma, di dove pochi dì fa è tornato secondo l'ordine del Santo Offizio della Inquisizione, che se bene lo inquisitore qui questa mattina ch'è ritornato da Fiorenza, me ne mostra lettere e commessione di detto Offizio, e mi dice averne avuto licenza da v. a., mi è parso nondimeno a consentirlene, per più sicurità, aspettarne il comandamento di quella, si come ancora io desidero intorno alla ultima risoluzione nella causa delli uomini della Badia a Isola con li monaci di Santo Eugenio, quali, con tutto che pregati da me e fatti pregar instantemente dalli avvocati e procuratori loro, però solo in mio nome, non si sono possuti indurre, nè mi meraviglio essendo frati e bene stanti, ad alcuna concordia, e fanno gran diligenza per ottener l'esecutione delle sentenze, le quali si sarieno forsi possute concedere da me secondo il tenor dell'ultimo rescritto da v. a. ma per desiderio di non errare mi scuserà se novamente ne ricerchi il cenno di quella, alla quale pregando felicità e contento con ogni umiltà le faccio riverenza.