Nel 1713 Clemente XI rimproverava il gonfaloniere e gli anziani lucchesi perchè avean emanato un ordine contrario alla ecclesiastica giurisdizione e all'autorità della santa Inquisizione, imponendo stessero a quanto avea prescritto Paolo V col breve 13 ottobre 1606.
Tra i fuggiti indicammo Simone Simoni. Nacque non a Lucca, ma a Vagli nella Garfagnana, attese alla medicina, e abbracciate le opinioni calviniche, si stanziò a Ginevra verso il 1565, e carezzato come sogliono i fuorusciti, ebbe incarico d'insegnar pubblicamente. Però, al pari d'altri italiani, trascese presto in concetti, che il Beza denunziò come antitrinitarj, e i teologi di colà anatemizzarono; lo perchè fu due volte imprigionato. Riuscito a fuggire, ritirossi ad Eidelberga, ivi pure nominato professore, ove il 20 dicembre del 1568 lesse sopra l'assioma peripatetico Ex nihilo nihil fit: dal qual canone partendo, sosteneva che anche il Verbo era fatto. Il Beza gli scrisse rimproveri di siffatte e d'altre proposizioni in questa e nell'opera sull'essenza di Dio, ove ripudiava la Trinità; e si diceva credesse nel cielo padre, nella terra madre, e nella forma, cioè nel senso e intelligenza del cielo. In conseguenza dovette andarsene anche da Eidelberga. Postosi a Lipsia professore di filosofia, vi ebbe moglie e la protezione dell'elettore Augusto, che lo nominò suo medico e riformatore dell'Università, ma poco dopo il congedò anch'esso, fosse per le opinioni, o per le solite invidie, per cui molti lo combatteano, e nominatamente Jacobo Schegkio. Ridottosi a Praga, da un gesuita lasciossi convertir al cattolicismo, nel 1581 fece solenne abjura, e promettea scriver a difesa del vero; allora stette alla Corte di Ferdinando II, quindi a quella di Stefano Battori in Polonia e di re Sigismondo. Ma gli emuli non gli cessavano guerra, e nel 1588 Marcello Squarcialupo stampò a Cracovia Simonis Simonii lucensis, primum romani, tum calvinici, deinde lutherani, denuo romani, semper autem athei, summa religio; dov'è appajato all'Aretino; aver insegnato che generatori delle cose sono il cielo e la terra; che il calor del cielo è quel che ogni cosa intende, prevede, dispone, e n'adduce in pruova un simbolo da lui stampato a Vilna.
Vantavasi d'avere sillogismi, i quali imbarazzerebbero fin san Paolo; eppure i Protestanti lo contano come quello che, dopo Melantone, restaurò la scienza fra essi; altri lo credono calunniato dai nemici, ai quali allude nel suo libro, Scope con le quali si scopano gli escrementi delle calunnie, delle bugie, degli errori, 1589. Scrisse molte opere di medicina, fra le quali una confutazione dell'avvocato Nicolao Buccella chirurgo italiano, anabattista in Polonia, del quale non abbiam altra notizia se non che aveva impugnato i precedenti scritti del Simoni.
Fra i discendenti dei Lucchesi profughi si illustrarono Federico Burlamacchi e il famoso legista Gian Giacomo; Gian Lodovico Calandrini; Giacomo, Bartolomeo e Francesco Graziano Micheli; Gian Lodovico Saladini. Dai Turrettini provennero molti uomini rinomati, Benedetto, Francesco, Michele, Samuele, e principalmente Giovanni Alfonso, che viaggiando per Europa, si fece ammirare come uno de' luminari della Chiesa riformata, e procurò conciliare le dissidenti. Della famiglia Minutoli, ornata d'insigni personaggi, massime di prelati e giureconsulti, era Vincenzo figlio di Paolino e di Laura Cenami, che fermatosi a Ginevra nel 1594, e professatane la religione, sposò Susanna figlia di Michele Burlamacchi, e di Clara Calandrini, donde venne la linea tanto benemerita. Colla quale fioriscono ancora a Ginevra i Turrettini e i Passavanti[497].
Dei Diodati, oltre Carlo e Alessandro, Giovanni acquistò fama popolare in grazia della versione della Bibbia, la quale è lodata e conculcata più del vero, perchè opera di eterodosso. Quanto al valor letterario, io non vi trovo quella purezza, per cui la Crusca volle or ora annoverarla fra i testi di lingua. Ha merito di chiarezza, ma per ottenerla aggiunse articoli, preposizioni, parole, segnandole in corsivo. Ciò lo rende spesso interprete e parafrasta, anzichè traduttore, nel che alcune volte riesce felicemente, altre no; tanto più perchè mancava di estesa coltura orientale, e perchè volle trarre la Bibbia a sensi eterodossi[498]. Alla prima edizione del 1607 pose brevissime note, che poi crebbe assai in quella del 1641; ove talora espone le ragioni delle sue interpretazioni, o le diverse. La più parte son buone; molte volte diverge dal letterale in sensi mistici e ad intenzioni calviniste.
Come riazione a queste diserzioni lucchesi, accenneremo che nel 1588 un soldato, perdendo al giuoco, si pose a bestemmiare, ed avventò i dadi contro un'effigie della Madonna. In quell'atto gli si ruppe il braccio, di che tutti a gridare al miracolo; e subito cominciar concorso alla devota effigie, a cui ducencinquanta processioni vennero in mezz'anno, e tanti donativi, che si potè fabbricare la Madonna de' miracoli.
[DISCORSO XXXVIII.]
ANTITRINITARJ. I SOCCINI. IL BIANDRATA.
Qui non doveano limitarsi i dissensi; e i nostri, non solo contribuirono ad estendere altrove la Riforma, ma ne dedussero più rigorose conseguenze, e alla dottrina antropologica, fondo di tutte le eresie d'Occidente, surrogarono la cristologica quale in Oriente; al deismo epicureo il deismo razionale.
Lutero, sovvertendo gli ordini e i riti cattolici, e rompendo la tradizione, aveva mantenuto molti dogmi e la gerarchia e il canone dell'autorità, pur rendendola servile al potere temporale, giacchè, ripudiata la scomunica, sol colla spada potea mantenere quell'unità di fede che egli veniva a spezzare; non fece dunque che diroccare l'ecclesiastica gerarchia, a segno che più volte si sperò una riconciliazione. Calvino da quest'inerte uffizialità avventossi alla critica, negando addirittura la Chiesa nel senso mistico, e facendola sparire in faccia all'individuo, per modo che s'affondasse un abisso fra la divinità e i supplicanti: ma neppur egli negò tutti i dogmi e la divinità del Cristo, e ancora la Bibbia come rivelazione pareva il porto contro i dubbj dell'intelletto e le tempeste del cuore. Furono italiani che compirono la doppia dissoluzione della disciplina e della gerarchia, col repudiare le fondamentali verità; e in nome dell'illimitata autorità della ragione impugnando l'idea stessa, l'ontologia cristiana, sostituendovi il nominalismo e il sensismo, mascherato di razionalità, e solo temperato da quei rudimenti o simulacri ideali, che i dotti Gentili aveano salvato dal naufragio delle verità primitive. Nè credansi gente di stola e di tonaca: ma giureconsulti e medici, che nella Bibbia non trovando espresso il dogma della Trinità, lo impugnarono, a guisa degli antichi Ariani negando la divinità di Cristo, la consustanzialità del Verbo, ed altre invenzioni (diceano) de' sofisti greci. Qual bisogno avea Dio di far tanti circuiti per salvarci? un atto della sua volontà, e i nostri peccati erano rimessi. Quanto all'istruirci, bastavano le dottrine e gli esempj d'un uomo pieno di Spirito Santo, senza che fosse Dio. Il Cristo è colui che sublimò l'umanità al più elevato sviluppo religioso.
Forse ne dubitavano l'Ochino ed altri Riformati, e probabilmente la Società di Vicenza, della quale discorreremo. A questa apparteneva Giovan Valentino Gentile, figlio del medico Matteo Gentile da Cosenza, che per seguire le idee nuove era spatriato. Valentino professò a Ginevra, e in un libro dedicato al re di Polonia diceva: «Trinità è parola che non leggerete mai nella Santa Scrittura o ne' simboli cattolici, nè quelle parole affatto umane di ομουσιον, persona, essenza, ipostasi. V'è un Dio uno e solo: egli solo è αυτοθεος, che nel Cristo suo figlio infonde la propria divinità; Cristo è la sua immagine: è il simbolo della gloria del Padre; è Dio ma non per se stesso: così lo Spirito Santo, che è la potenza divina messa in azione. Padre, Figlio, Spirito Santo son distinti di persona e di essenza e di grado. Calvino adora una quaternità invece d'una trinità, perocchè insegna che, rimossa l'ipostasi, rimane sempre la divinità, e che ciascuna persona è veramente Dio; onde son quattro dei»[499].