Anche il cardinale Osio, scrivendo a Nicola Cristoforo Radziwil intorno alle infinite sette pullulanti in Polonia, soggiunge: Fortasse non ignoras in dubium nunc revocari (quod etiam apud et ethnicos facere capitale fuit) num sit Deus qui rerum humanarum aliqua cura tangatur. Ausus est hanc quæstionem tractare B. Ochinus, unus omnium impurissimus hæreticus, qui simul et inimicum et defensorem agit: qui plurimis etiam blasphemiis scatentes de sancta Trinitate dialogos edidit, quos patri tuo dicare veritus non est. Vides igitur ad quod extremæ barathrum impietatis ventum sit postea quam ab unitatis cathedra discessum est (da Colonia 1584).
E nuova confusione vi portò Fausto Soccino, passato in Polonia nel 1579, perocchè dalle carte dello zio aveva tratto fuori un altro simbolo che differiva in punti essenziali dagli Unitarj polacchi. Secondo i numerosi suoi scritti, bene aveano meritato Lutero e Calvino, ma non abbastanza, giacchè era mestieri sbrattar la fede da ogni dogma che trascenda la ragione. La Bibbia è d'origine divina, e voglionsi prendere in senso letterale i passi che si riferiscono a Cristo; il quale a Dio, unico d'essenza come di persone, è inferiore soltanto nella maestà e potenza, che esso acquistò colla morte, coll'obbedienza e colla risurrezione. Concepito per opera dello Spirito Santo, e perciò detto Figliuol di Dio, prima di assumere il ministero di maestro degli uomini fu rapito al trono di Dio, ove ricevette gl'insegnamenti, perciò tanto sublimi. In premio della sua obbedienza fu, dopo morte, elevato alla dignità divina, con dominio sopra tutte le cose terrene e celesti. A lui possiamo ricorrere dunque con fiducia, e dobbiamo adorarlo come Dio. Con ciò opponevasi agli Unitarj transilvani; e in fatto nel catechismo di Racow fu scritto: «Non è degno del nome di cristiano chi non rende a Gesù Cristo onori divini».
Ad ogni modo costituivasi un Dio subalterno, al quale in un dato tempo il Dio supremo cedette il governo del mondo[514]. Cristo non è più il verbo incarnato, Dio rivelato agli uomini, per condurli sulla strada del cielo, la ragion metafisica del mondo, l'inesausta sorgente della virtù; egli non opera direttamente sull'uomo, il quale si conduce colle proprie forze. L'uomo fu mortale prima della caduta; altrimenti Cristo, abolendo il peccato l'avrebbe sottratto alla morte; non si trasmette colpa originale. L'uomo è di libero arbitrio, tanto che l'onniscienza divina non abbraccia le azioni umane; e la dottrina del predestino sovverte ogni fede. La giustificazione non è più che un atto giuridico, pel quale non è dichiarato giusto perchè tali il rendano le opere sue, fatte in obbedienza de' divini precetti; Cristo non soddisfece pei peccati degli uomini, poichè Dio gli avea perdonati anche prima di lui: la sua Grazia non esiste, altrimenti pericolerebbe la moralità; il battesimo d'acqua è meramente atto allusivo all'iniziazione; è cerimonia come la Cena. Lo Spirito Santo è la forza ed efficacia dell'Altissimo. L'uomo arriva a discerner il male e il bene da sè, e dall'istruzione trae l'idea di Dio e delle cose divine. Dicesi immagine di Dio in quanto signoreggia le bestie; — concetto il più basso che mai siasi dato alla somiglianza fra Dio e la più nobile creatura[515], e che non ispiega come l'uomo, appena Iddio gli si manifesta, immediatamente sia capace di comprenderne l'esistenza. E sempre in Soccino l'idea religiosa è secondaria e d'acquisto, primeggiando l'idea morale a cui essa dee servire; a tal punto che de' libri sacri non sì riterrà nulla che contraddica alla nostra intelligenza[516].
Il Soccino fu dunque il vero e risoluto eresiarca, poichè non rispettò limiti nel proclamare i diritti della ragione: Lutero e gli altri aveano secolarizzato la religione, egli secolarizzò Dio; e se anche non osò apertamente sbandire il soprasensibile, negò tutti i dogmi, insegnò a scredere, fu il padre del razionalismo, che è l'eresia de' tempi nostri.
Fausto Soccino insegnava anche errori sociali, ed esagerando la dottrina della mansuetudine evangelica e del perdono, negava non solo la legittimità della guerra, ma quella pure di qualsiasi magistratura che potesse recare a una coazione qualunque. Chi denunziasse un'ingiustizia o una violenza fattagli, commetteva un atto di vendetta, repugnante alla pratica generosa della morale cristiana: perocchè Cristo nel sermone sul monte avea detto: «Sapete che fu scritto, occhio per occhio, dente per dente. Io vi dico, Non resistete al male; e se alcuno vi batte la guancia destra, presentategli anche l'altra».
Questa dottrina fu sostenuta da' suoi discepoli, portandola a negar il diritto penale, e principalmente la morte. S'appoggiavano essi a un celebre passo di Lattanzio, che proscrive e la guerra e la denunzia dei delitti[517] e Ostorod, teologo de' più reputati in quella setta, appoggiandosi al Nuovo Testamento, proclamò che il magistrato cristiano pecca mandando al supplizio i malfattori. Schmalz vi aggiunse questo riflesso, che l'uccisione del colpevole può produrre la perdita della sua anima: Weigel diffuse quest'insegnamento in popolari istruzioni; e tutti i dottori di quella setta impugnarono la legittimità della pena di morte: Cristo perdonò all'adultera e rimproverò san Pietro che aveva adoperato la spada; e san Paolo disse che armi de' Cristiani devon essere solo le spirituali, non la spada e la forca[518].
Oltre i teologhi cattolici, queste massime furono impugnate da Benedetto Carpzovio, giureconsulto lodato di Wittemberg (1595-1666), che nella Practica Criminalis pone il castigo come necessario a preservare la società, e confutando i Socciniani, allega i tanti passi della Bibbia ove la pena estrema è comandata o inflitta da santi personaggi. Nulla di ciò ritrova nel Nuovo Testamento, ma poichè vi si ordina di obbedire alle potestà, basta l'esser la pena di morte ordinata da tante leggi umane[519].
Isabella dei Medici e suo fratello granduca aveano sempre impedito che i beni di Fausto Soccino fossero staggiti dall'Inquisizione, col solo patto non mettesse il nome a' suoi libri, che in fatto uscirono anonimi, o coll'anagramma di Felix Turpio Urbevetanus. Andrea Wissovatius, suo nipote, ne pubblicò le opere nella Bibliotheca fratrum polonorum, 1636, 6 volumi in-fol. Del 27 eransi stampate a Cracovia Prælectiones theologicæ Fausti Soccini senensis.
Gravi contraddizioni suscitarono a Fausto le sue dottrine. Protetto da alcuni signori, sposò Agnese, di buona casa, che poi perdette nell'87. I suoi avversarj eccitarono contro di esso il popolo di Varsavia, che lo trascinò per le vie; a gran fatica salvato, ritirossi in un oscuro villaggio, ove morì il 3 marzo 1604, e gli fu posto per epitaffio,
Tota licet Babylon destruxit tecta Lutherus,
Calvinus muros, sed fundamenta Soccinus.