[13.] Bulceus, hist. Universitatis Parisiensis, t. VI. Anche più tardi l'insigne Melchior Cano cercava far proibire quel libro.

[14.] Il trigramma IHS, che si imprime sugli azimi sacrosanti, ha questa particolarità d'esser formata dalle lettere greche I, H e della latina S. Nelle monete di Giovanni Zemisce, che prima lo pose senza l'immagine imperiale, è segnato I C: in quelle di Giustiniano Rinotmeta IHS XC: in quelle di Romano IV, IhS XRS, già mescolatavi la S latina. L'immagine del Crocifisso fu aggiunta da papa Onorio III nel 1222.

Vedi Fr. Vettori, De vetustate et forma monogrammatis nominis Jesu. Roma 1747. Ratmayer, De oblatis quæ hostiæ vocari solent. Amsterdam 1757. Quaranta, Di un sileno in bronzo ecc. nel rendiconto della R. Accademia di Archeologia di Napoli, 1864, p. 191.

Non fu dunque invenzione di sant'Ignazio o de' Gesuiti: e già a' suoi tempi san Bernardino da Siena lo fece imprimer sopra tabelle, ed esporre alla venerazione; e il popolo vi pose tanto affetto, che per esso distruggeva le carte da giuoco. Le solite contrarietà incontrò questa nuova devozione; il santo fu tacciato d'eresia e di connivenza coi Fraticelli, allora diffusi; fu citato ai tribunali ecclesiastici, onde papa Martino V lo chiamò a Roma, ma compresane la santità, lodò quella devozione. Ripetute le accuse sotto Eugenio IV, n'ebbe nuove lodi.

San Bernardino introdusse anche di segnare con quel monogramma le case, onde preservarle dalla peste, ed è ricordata la solennità con cui lo fece porre sulla facciata di Santa Croce a Firenze nel 1437.

Di ciò si sovvenne taluno quando il cholera minacciava Modena nel 1836, e insinuò d'imitarlo. In fatti, con una premura pari allo spavento, tutte le case si videro segnate del devoto monogramma, e alcune lo perpetuarono in pietra. Venuti i sovvertimenti del 1859, volendosi in ogni modo denigrare le condizioni di quella pia città, si spacciò che quasi tutta essa apparteneva ai Gesuiti: così vero, che l'emblema di questi vedeasi su tante case!

[15.] On n'a qu'à publier hardiment tout ce qu'on voudra contre les Jésuites, on peut s'assurer qu'on en persuadera une infinité de gens. Bayle, in Lojola.

[16.] La teoria di san Tommaso, che deriva il potere pubblico dal popolo, cioè dal comune perfetto, fu sostenuta testè dal padre Ventura Del potere politico cristiano.

[17.] Si volle trovar molte somiglianze fra sant'Ignazio e Nicolò Paccanari. Questo conciapelli di Trento andò soldato a Roma, dove udita una predica, si diè tutto a vita penitente, e ritiratosi alla Madonna di Loreto, ivi stese regole pei compagni che Dio gli desse: opera che parve prodigiosa, essendo egli affatto illetterato. Presto trovò compagni, che si dissero della Fede di Gesù: ma formatasi allora la repubblica romana, e cominciata, come sempre, dalle persecuzioni (1798), furono chiusi in Castel Sant'Angelo, poi sbanditi. Il Paccanari, che intitolavasi «superior generale della società della Fede di Gesù», si rifuggì a Vienna, dove gli si unirono varj Gesuiti, essendo quell'Ordine considerato come un risorgimento della Compagnia di Gesù; passò quindi in Ungheria, assistito principalmente dall'arciduchessa Marianna d'Austria. All'elezione di Pio VII venne a Roma con essa, che gli comprò casa, ove introdusse l'educazione de' giovani coi metodi gesuitici; mentre altre s'aprivano a Padova, a Spoleto, nel Vallese, in Francia, in Germania. Dipinti come Gesuiti, furono espulsi dalla Francia: poi quando, nel 1814, Pio VII ripristinò la Compagnia di Gesù, ecclissavansi affatto i Paccanaristi, che parte entrarono in quella. Si crede che il Paccanari, insuperbito del prosperar del suo Ordine, nel quale appariva una scienza ed esemplarità che egli non aveva, finisse male, ma non si sa dove nè come.

[18.] Luigi Capponi, residente in Francia per la Toscana, nel 1551 scriveva al Pagni, segretario del duca: «Ragionasi di fare un patriarca del regno, sopra giurisdizione spirituale: ed è già più giorni, si è ordinato non venghino più espedizioni benefiziali da Rema». Négociations diplomatiques, vol. III, pag. 283.